2.3.3 — Videogiochi e creatività
I videogiochi sono il laboratorio cognitivo più sottovalutato del pianeta. Non è un caso che il fondatore di DeepMind, Demis Hassabis — premio Nobel per la chimica 2024 grazie ad AlphaFold — sia un ex campione mondiale di scacchi junior e un game designer. I videogiochi insegnano a simulare, a perdere, a iterare (🕹️ ff.132.2 I benefici dei videogiochi). Lezioni sugli agenti AI emergono persino da Claude che gioca a Pokemon[1] — i giochi come banco di prova per il comportamento autonomo. Genie 3 di DeepMind genera mondi interattivi 3D da un singolo prompt testuale — non più videogiocare in un mondo creato da altri, ma creare il proprio mondo giocandoci (📐 ff.132.3 Misurare e modellare il mondo). Fortnite non è solo un gioco: è una piattaforma sociale, un concerto, un negozio. Il videogioco è il medium definitivo perché integra tutti gli altri.
Il legame tra videogiochi e intelligenza artificiale affonda le radici in una partita leggendaria. Nel 1996 Garry Kasparov, campione del mondo di scacchi, venne sconfitto da Deep Blue. Le sue parole, dopo la partita, suonano profetiche: “ho potuto annusare un nuovo tipo di intelligenza, un tipo di intelligenza molto strano, inefficiente e inflessibile”. Strano e inflessibile: nel 1996 il computer era una forza bruta che macinava milioni di posizioni al secondo, senza eleganza né intuizione. Poi, venticinque anni dopo, i network neurali artificiali hanno mostrato una flessibilità ben maggiore. AlphaGo ha battuto il campione del mondo di Go, Ke Jie, compiendo una mossa — la celebre “mossa 37” — che non seguiva meccanicamente la prassi di millenni di teoria del gioco: era una mossa creativa. La differenza tra Deep Blue e AlphaGo è la stessa differenza tra un calcolatore e un pensatore: il primo vince per esaustione, il secondo per intuizione statistica. E la storia non si è fermata: AlphaZero, allenato senza partite umane — giocando esclusivamente contro se stesso, da zero — ha battuto AlphaGo. L’AI che impara dagli umani è stata superata dall’AI che impara da sé. Demis Hassabis, fondatore di DeepMind e premio Nobel per la chimica, ha costruito su questa traiettoria la sua intera carriera: dagli scacchi alle proteine, dal gioco alla scienza (♟️ ff.18.4 Chess(i) artistici: il re degli scacchi).
Google, l'azienda più potente del mondo digitale, è vulnerabile per la prima volta in 25 anni. Il 50% del suo fatturato proviene dalla ricerca testuale — un format che ChatGPT, Perplexity e gli AI assistants stanno erodendo. Ma Google non è solo Search: è DeepMind (Nobel), TPU v7, Gemini 3, Waymo, YouTube. La domanda non è se Google sopravviverà, ma quale Google sopravviverà (🔍 ff.28.3 Google Maps riduce le emissioni). Andy Grove, sopravvissuto ai campi di sterminio, salvò Intel dalla competizione giapponese nel 1985 con un pivot strategico dai chip di memoria ai processori. “La paranoia fomentata dalla gioventù tra guerra e nazismo ha salvato Intel,” scrive in Only the Paranoid Survive. Time lo elesse Man of the Year nel 1997 (🔯 ff.126.1 Da campi di sterminio a Intel).
“La tecnologia è la risorsa definitiva. Con abbastanza tecnologia, possiamo sostenere 50 miliardi di persone su questo pianeta.”
— Marc Andreessen, The Techno-Optimist Manifesto
Il campo di battaglia più caldo della tech è il silicio stesso. La guerra dei chip tra USA e Cina ha trasformato TSMC (Taiwan) nell'azienda più strategica del pianeta: produce il 92% dei chip sotto i 7 nanometri[2]. Un blocco di Taiwan fermerebbe l'industria globale. Huawei ha lanciato il Mate 60 Pro con un chip a 7nm fatto in casa, sorprendendo l'intelligence americana (🥶 ff.82.3 Guerra fredda). CATL, il colosso cinese delle batterie, ha speso 2,6 miliardi di dollari in R&D[3], triplicando l'investimento del principale concorrente non cinese — consolidando una leadership che nel capitolo Natura ricorre come fattore chiave della transizione energetica (⛏️ ff.42.1 Minerali preziosi?). Il quantum computing aggiunge un'altra dimensione: Sycamore-70 di Google ha dimostrato la supremazia quantistica risolvendo in 200 secondi un calcolo che richiederebbe 10.000 anni a un supercomputer classico (🐱 ff.69.1 Dal gatto di Schrödinger ai qu-bit). Il caso più eloquente è Shenzhen: una città che quarant'anni fa non esisteva e oggi produce droni, auto volanti e infrastrutture di rete a una velocità che rende la pianificazione occidentale quasi ornamentale (🏮 ff.125.3 Cina: il prossimo impero mondiale?).
Tesla non è solo auto: con tre GWh di capacità — il venticinque per cento del totale mondiale — controlla una porzione significativa del potenziale di immagazzinamento di energia elettrica del pianeta. L’obiettivo dichiarato è raggiungere millecinquecento GWh entro il 2030, un balzo di cinquecento volte. Per arrivarci servirà molto litio, che poi andrà smaltito: l’anno scorso, 17,6 GWh di batterie elettriche sono giunte a fine vita. In quindici anni, quel volume sarà dieci volte tanto — l’equivalente di circa duecento piscine olimpiche, considerando soltanto i veicoli elettrici (🔋 ff.5.2 Duracell? No, Tesla).
Se le biciclette elettriche rappresentano la prossima frontiera della mobilità urbana, VanMoof ne è la Tesla su due ruote. Il modello V prometteva di raggiungere i cinquanta chilometri orari a un prezzo di tremilacinquecento euro: una proposta che univa design olandese e ambizione tecnologica, collocandosi nel punto esatto in cui il trasporto individuale incontra l’elettrificazione diffusa (😎 ff.5.4 La Tesla delle biciclette).
Tesla incarna tutte le contraddizioni dell'era tecnologica. L'azienda ha accelerato la transizione elettrica più di qualsiasi politica governativa, ma la sua valutazione è più una scommessa su Musk che un riflesso dei fondamentali. Tesla ha registrato il peggior calo trimestrale delle vendite in 10 anni[4], eppure il titolo è scambiato a 180 volte gli utili[5]. Nel 2024, BYD l'ha superata per vendite globali di veicoli elettrici. L'arte, infine, non è immune alla rivoluzione. DALL-E, apparso nel 2022, ha generato un'esplosione creativa: il numero di opere digitali pubblicate è cresciuto del 300%[6]. L'AI non ha sostituito gli artisti — li ha democratizzati (👨🏫 ff.30.1 DALL-E: una breve introduzione).
E mentre l’AI democratizza la creazione, il mercato degli oggetti originali contrattacca con la firma. Alabama Booksmith, piccola libreria di Birmingham, ha costruito un modello di business che Amazon non può replicare: vende esclusivamente libri autografati dall’autore — allo stesso prezzo di copertina delle copie standard. I clienti vanno in coda per ordinare a distanza: non pagano la firma, pagano il fatto che la firma non sia riproducibile. È il contraltare perfetto della generazione automatica: quando il prodotto standard diventa infinito e gratuito, il premio di scarsità si sposta sull’unicità del gesto umano. Il colosso dell’automazione, nato proprio per sostituire le librerie, si è dimenticato del lato umano della transazione. Lo stesso pattern si vede nei media: Substack ha superato il traffico di importanti redazioni storiche[7] — non perché scriva meglio, ma perché il lettore vuole sapere chi sta scrivendo, non solo cosa. La voce individuale torna al centro dopo trent’anni di piattaforme aggregatrici. Nell’economia dell’abbondanza generativa, l’autore firmato è il nuovo bene di lusso: non si compra il testo, si compra l’umanità inequivocabile dietro al testo (🖊️ ff.148.5 Ci metto una firma).
Dalle immagini ai video il passo è stato breve. Matt Wolfe ha mostrato come lo styling generativo si estenda ai video[8]: quel “continuous dreaming” dell’intelligenza artificiale a cui siamo ormai abituati è, ogni volta, un vero trip mentale. Unreal Engine 5 di Epic Games[9] — gli sviluppatori di Fortnite — crea paesaggi e avatar virtuali in tempo zero, riducendo sensibilmente tempi e costi di sviluppo. La convergenza tra AI generativa e motori di gioco sta creando una pipeline dove il confine tra cinema, videogioco e simulazione scompare (🍄 ff.63.2 Video allucinogeni).
E quando l’AI esce dallo schermo piatto per costruire profondità, il risultato è altrettanto sorprendente. Da una serie di fotografie e delle posizioni della telecamera, ADOP — Approximate Differentiable One-Pixel Point Rendering[10] — l’intelligenza artificiale ricrea un rendering fotorealistico 3D della scena. Non più modellazione manuale vertice per vertice: bastano scatti da angolazioni diverse e il modello ricostruisce il mondo tridimensionale. Non è fortissimo? (📷 ff.2.4 Rendering 3D da fotografie).
ChatGPT, con le sue capacità emergenti — non previste dai creatori — ci insegna qualcosa di profondo: l'intelligenza nasce dalla struttura, non dal materiale. I Transformer, l'architettura alla base di tutti i modelli attuali, sono un articolo di 8 pagine scritto da 8 ricercatori di Google nel 2017: “Attention Is All You Need” (🧠 ff.83.3 Linguaggio e pensiero). Otto persone, un'idea, e il mondo non è più lo stesso. Il futuro non appartiene a chi possiede la macchina, ma a chi sa parlarle. E a volte è il corpo stesso a insegnartelo: caduto in bici con la clavicola rotta, trenta giorni di stop forzato, ChatGPT ha trasformato il dolore in creatività — sketch cubisti, emoji post-trauma, un nuovo modo di ridere dell'infortunio (🦴 ff.124.1 Dalì sciogli clavicole). Non potendo usare la tastiera, la newsletter successiva è stata dettata interamente all'AI, che l'ha redatta, corretta e resa pubblicabile. Come per i pazienti Neuralink, la mente parla senza il corpo: l'interfaccia smette di essere un lusso e diventa una protesi cognitiva necessaria (✍️ ff.124.2 Longa manus).
TSMC produce il 92% dei chip sotto i 7 nanometri; un blocco di Taiwan fermerebbe l'industria globale. I Transformer, l'architettura alla base di tutti i modelli AI attuali, sono un articolo di 8 pagine scritto da 8 ricercatori di Google nel 2017. L'intelligenza nasce dalla struttura, non dal materiale: otto persone, un'idea, e il mondo non è più lo stesso.
Chi davvero rischia di scomparire, però, non è l'artista: è il gatekeeper. Google oggi si trova in una posizione simile a quella di IBM negli anni Novanta o di Nokia nel 2007: il 50% del suo business — Google Search, da 200 miliardi l'anno — è sotto attacco simultaneo. Apple valuta di sostituirlo come motore di ricerca predefinito su Safari, nonostante Google paghi 20 miliardi di dollari l'anno per quel privilegio. La risposta di Mountain View è stata il Google I/O 2025, dove il gigante ha mostrato tutte le carte in una volta: Veo 3, modello text-to-video con qualità che sfida Hollywood; traduzioni audio simultanee in Google Meet[11] che abbattono la barriera linguistica in tempo reale; smart-glasses Android XR potenziati da Gemini[12] che sovrappongono informazioni contestuali al campo visivo; e Google Beam, televisori che creano avatar 3D[13] per videochiamate che sembrano ologrammi. Non è la fine di Google — è la sua mutazione: da motore di ricerca a sistema operativo dell'attenzione. Ma la transizione ha un costo: il 50% dei ricavi API di Anthropic — concorrente diretto — proviene già da strumenti di coding come GitHub Copilot e Cursor, per un totale di 14 miliardi di dollari[14]. Il campo di battaglia non è più la barra di ricerca: è l'interfaccia tra intenzione umana e azione digitale (🐦 ff.126.2 Non è la fine di Google).
Google, d’altronde, non è solo Search. Sundar Pichai, CEO dell’azienda, elenca i vantaggi competitivi rispetto a OpenAI, Anthropic, Meta e Perplexity: prodotti diffusi nella popolazione (Gmail, YouTube, Cloud); chip personalizzati con le Tensor Processing Units (TPUs), ora alla settima generazione con Ironwood e oltre 40 exaflops; e soprattutto X, la Moonshot Factory di Alphabet, fucina di ricerche sulla guida autonoma (Waymo), computer quantistici e biologia (🔍 ff.28.1 Intelligenza artificiale per la fusione nucleare). Il riconoscimento più raro: Demis Hassabis ha vinto il Nobel per la Chimica 2024[15] grazie ad AlphaFold (🧬 ff.4.1 La struttura delle proteine). Insomma, Google non è solo search: è un conglomerato che controlla infrastruttura cloud, chip, video, biologia computazionale e guida autonoma. La domanda non è se sopravviverà, ma quale delle sue lune diventerà il prossimo sole (❌ ff.126.3 La luna di Google: X).
A chiudere il cerchio della verosimiglianza, c'è chi si chiede se l'idrogeologia di Skyrim sia corretta, cercando la sorgente dell'acqua dei suoi fiumi. Il videogioco cessa così di essere cornice e diventa oggetto scientifico: se il motore fisico di un open-world riproduce in modo coerente il ciclo di un bacino idrografico, il territorio simulato diventa analizzabile con gli stessi strumenti di un territorio reale. Tutto scorre prende quota dentro la grafica: la prossima generazione di mappe non sarà più texture, ma sistema dinamico “Tutto scorre” anche Skyrim[16]. (🛶 ff.132.4 “Tutto scorre” anche Skyrim).
Al CES 2023 tre oggetti hanno raccontato tre direzioni diverse del consumer tech. Lenovo ha presentato lo Yoga 9i, un laptop con due schermi a 2.300 dollari di lancio — la produttività come esperienza a doppia superficie. BMW ha mostrato Dee, carrozzeria che cambia colore come un camaleonte tramite E-Ink: l'auto diventa interfaccia. Samsung ha lanciato la carta biometrica S3B512C, che integra un sensore di impronte digitali e sostituisce la password con il dito, riportando il corpo dentro la sicurezza digitale trent'anni dopo averlo espulso con la chiave alfanumerica. I gadget tech più fortissimi[17] (👍 ff.47.5 I gadget tech «più fortissimi»).
Non c'è Natale senza pubblicità a tema, e per un regista dirigere quella di John Lewis — l'equivalente inglese della Rinascente — vale come un Oscar. Nel 2023 l'albero perfetto dello spot è una pianta carnivora: l'archetipo rassicurante del Natale incontra un simbolo biologicamente aggressivo e il cortocircuito funziona esattamente per questo. L'advertising stagionale resta l'unico formato mainstream che può permettersi il rischio poetico, proprio perché gioca in sospensione commerciale condivisa. Pubblicità e piante carnivore[18] (📺 ff.79.3 Pubblicità e piante carnivore).