1.3.3 — L'armadio sostenibile

Dalla tavola passiamo all'armadio. L’impatto del fast fashion sul clima è enorme: i tessuti sintetici sono una delle fonti principali di microplastiche, e ogni lavaggio di indumenti sintetici rilascia microfibre di plastica nell’acqua. I tessuti riciclati, la moda on-demand, e il second-hand promettono di ridurre gli scarti.

Le microplastiche, però, non restano nell’acqua: sono già state trovate nel sangue umano e nella placenta. Nel maggio 2024 un gruppo dell’Università del New Mexico, fra gli autori Matthew Campen e Xiaozhong Yu, ha pubblicato su Toxicological Sciences la misura delle microplastiche nei testicoli di cani e di uomini[5]. I 47 testicoli canini venivano dalle sterilizzazioni di routine negli ambulatori veterinari di Albuquerque; i 23 umani dall’ufficio del medico legale, prelevati nel 2016 da uomini fra i 16 e gli 88 anni. Gli autori hanno cercato dodici polimeri, con la pirolisi e la spettrometria di massa, e hanno trovato microplastiche in tutti i campioni: in media 122,6 microgrammi per grammo di tessuto nei cani e 328,4 negli uomini, quasi il triplo. In entrambe le specie il polimero più comune è il polietilene, poco più di un terzo del totale.

MICROPLASTICHE NEI TESSUTI — MEDIA (µg PER GRAMMO) cani · 47 testicoli da 2,4 a 485,8 122,6 placenta altro studio, 2024 126,8 uomini · 23 testicoli da 161,2 a 695,9 328,4 70 campioni su 70 con microplastiche (12 polimeri) polietilene il più comune 36,4% cani · 35,2% uomini Campioni piccoli; gli uomini in genere non erano morti di morte naturale. Nei cani, PVC e PET si associano a testicoli più leggeri: associazioni senza nesso causale dimostrato, dicono gli autori.
📊 note 580 — Quanta plastica c’è, in media, in un grammo di testicolo di cane e di uomo, e quanta in un grammo di placenta. Fonte: Chelin Jamie Hu e altri, Toxicological Sciences, 15 maggio 2024; il dato sulla placenta è di Garcia e altri (2024), citato nello stesso articolo.

Le placente analizzate in uno studio precedente ne contenevano in media 126,8: nei testicoli la concentrazione è circa tre volte più alta. Gli autori si aspettavano che crescesse con l’età, e non è andata così: sopra i 55 anni i valori erano più bassi, e l’ipotesi è che il ricambio continuo degli spermatozoi faccia da via d’uscita. I cani servono da sentinelle, perché incontrano inquinanti simili ai nostri e anche in loro il numero e la motilità degli spermatozoi calano. Quelli portati agli ambulatori pubblici avevano più microplastiche di quelli delle cliniche private, forse per differenze socioeconomiche. E solo nei cani si è potuto guardare alla funzione: concentrazioni più alte di PVC e PET vanno insieme a testicoli più leggeri in rapporto al peso corporeo, quelle di policarbonato e ABS a meno spermatozoi. Negli uomini il conteggio scende da decenni, e c’è già chi vende kit fai-da-te da 195 dollari per congelare il proprio sperma (🪁 ff.26.4 Startups per la fertilità maschile).

Le cautele le scrivono gli autori stessi. Quarantasette cani sono pochi; gli uomini in genere non erano morti di morte naturale e non rappresentano la popolazione; il metodo è ancora da affinare, e una parte delle nanoparticelle si perde durante l’ultracentrifugazione. Le associazioni trovate non dimostrano un nesso causale, e resta possibile che la plastica nei testicoli non ne cambi il funzionamento. Da dove arrivi, lo studio non lo dice: ambiente, dieta e stile di vita restano un intreccio da sbrogliare. Che nessuno ne sia al riparo lo racconta Bryan Johnson, che con sauna, trasfusioni di plasma e via gli oggetti di plastica ha ridotto del 90% le particelle nel sangue, mentre il suo sperma resta contaminato (💀 ff.130.4 La danza macabra). Quello che resta in mano a ciascuno passa dall’armadio: tenere i vestiti più a lungo e tornare dal sarto, gesto molto meno affascinante di un capo nuovo nell’era dell’usa e getta (🏛️ ff.110.1 Tutte le strade portano alle buche di Roma).

L’usa e getta ha anche una coda: i resi. Per la maggior parte dei prodotti restituiti, spiega Hitendra Chaturvedi, economista della logistica all’Arizona State University, mandarli in discarica costa meno che rivenderli, e così l’80% dei prodotti resi finisce nella spazzatura[6]: negli Stati Uniti fino a 9,5 miliardi di libbre, circa 4,3 miliardi di chili. Qualche rivenditore prova con l’intelligenza artificiale, e Amazon dichiara che un servizio per risolvere i problemi dei prodotti ha evitato 7,5 milioni di resi, e che a Londra ha aperto un secondo negozio «second chance» per rivendere la merce restituita.

C’è un filo sottile che unisce il microbioma, la moda e il tocco della natura. Kathy Willis lamenta il peso dato alla vista: a fronte di 1500 studi sugli effetti psicologici del «vedere la natura», solo 40 si chiedono se abbia senso toccarla. Un gruppo di ricercatori giapponesi ha osservato che toccare una quercia, rispetto a marmo e metallo, ha effetti calmanti, e ha confrontato anche il contatto con foglie stampate e foglie vere (🪵 ff.138.3 Toccare legno o ferro?). La natura cambia anche il microbioma: sostituire la ghiaia con il bosco negli asili nido svedesi ha aumentato in 28 giorni la biodiversità nei bambini, riducendo i marcatori di infiammazione (🥌 ff.138.4 Roomba o piante ornamentali?). E c’è l’olfatto: il bagno nel bosco, lo shinrin-yoku, rilassa anche per l’α-pinene rilasciato dalle conifere e presente nella cannabis, e bastano tre notti in un hotel che diffonde fragranze di cipresso per aumentare la componente ad alta frequenza dell’HRV, un segnale di rilassamento (🚬 ff.138.5 Sto lontano dallo stress…).

Ma quando parliamo di “natura”, di cosa parliamo davvero? Paolo Cognetti, ne Le otto montagne, fa dire al suo montanaro Bruno: “Siete voi di città che la chiamate Natura. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia.” Camminare nel verde aiuta contro la depressione e la medicina giapponese annovera fra le cure lo shinrin-yoku, ma per Bruno il bosco è fatto di «cose che uno può indicare con il dito» (💚 ff.51.1 L’affabulazione per il verde). Wayne Dyer, analizzando la filosofia taoista, riporta l’analogia dell’acqua: fa una cosa sola, cade per gravitĂ  e cerca il basso, eppure senza volerlo disseta, irriga, produce energia idroelettrica. Il wu-wei invita a fluire allo stesso modo, senza imposizione dell’ego nĂ© forzature, come bambini che non si sono ancora adattati alle aspettative sociali (☯ ff.108.3 Essere acqua). Anche a tavola contano gli altri: in compagnia possiamo arrivare a mangiare dal venticinque al cinquanta per cento in più rispetto a quando siamo soli (🪑 ff.22.2 Aggiungi un posto (e qualche kcal) a tavola).

Ma il tavolo condiviso nasconde una domanda più profonda: chi siamo quando ci sediamo? Hermann Hesse, nel Lupo della steppa, riflette sulla dualitĂ  dell’anima e sul percorso verso la pace interiore. Una via piĂą piccola la propone il cantastorie Matthew Dicks: invece di spendere due ore davanti alla TV, fruendo di contenuti che vanno direttamente nel dimenticatoio, propone un “compito a casa”: fermarsi 5 minuti al giorno per riflettere sulla giornata e isolare un istante significativo. Dicks sostiene che questo metodo — inizialmente introdotto per trovare nuove storie da raccontare — sia una vera e propria macchina del tempo: identifica la novità quotidiana e dilata la percezione del tempo (📝 ff.65.3 Il compito a casa per la vita).

La transizione ecologica ha un cartellino del prezzo che fa girare la testa: McKinsey stima circa nove trilioni di dollari all'anno per raggiungere gli obiettivi COP26 — un decimo del PIL globale e dieci volte quanto raccolto in questa direzione nel 2021. Il “green premium” — il sovrapprezzo per produrre senza carbonio — resta al cinquanta per cento per il cemento e al venticinque per l’acciaio, due materiali che valgono il 10% delle emissioni globali (💰 ff.16.1 Tanti trillioni di dollari).

C’è poi un investimento più piccolo, nel motore cellulare di ciascuno. Iñigo San Millán, allenatore di Tadej Pogačar e ricercatore al confine tra metabolismo e oncologia, ha riesaminato l’effetto Warburg, ipotizzando che lo stesso lattato che un ciclista deve metabolizzare per vincere il Tour de France potrebbe favorire sviluppo e diffusione del cancro. Dopo due mesi di stop i mitocondri degli atleti perdono metà della capacità di consumare lattato; immaginate che cosa succede in una popolazione ferma a 4.000-5.000 passi al giorno (🥇 ff.53.2 Sportivi professionisti in nostro aiuto).

E poi c’è il tocco: il contatto è vita. La pelle ha due tipi di neuroni, veloci per rispondere a stimoli come il dolore, lenti per trasmettere la gentilezza di una carezza. A differenza degli oggetti inanimati, un essere umano lo stringiamo tutti allo stesso modo, a 5 centimetri al secondo, la velocità che stimola i neuroni lenti. Rangan Chatterjee nota che durante l’infanzia il contatto della madre aiuta a regolare lo stress, perché dopo un abbraccio il cortisolo cala; la risposta è tanto innata che, in mancanza di alternative, va bene anche massaggiarsi da soli (🩵 ff.97.3 Caressa e carezze contro lo stress).

L’armadio più strano è quello generato dall’AI. Per il ponte dei morti futuro fortissimo aveva chiesto a GPT qualche idea per vestirsi ad Halloween[1]: il fantasma della bresaola della Valtellina, a detta di Michele, non è uscito male (🎃 ff.106.1 Vestiti dall’AI).

Il regalo può passare anche dalla mano. Fra le idee dell’ultimo minuto, futuro fortissimo segnalava My Window di David Hockney, edito da Taschen[2]: raccoglie 120 disegni fatti con iPhone e iPad e le osservazioni dalla finestra della sua casa nello Yorkshire. Le Wild Cards di Canopy & Stars[3], ideate con un’ecologa umana, vogliono riconnettere con la natura a colpi di briscola; Janie Korn[4] crea candele con le fattezze dei propri cari (🎁 ff.43.3 Idee regalo artistiche all’ultimo).

Il regalo sostenibile chiede anche un Natale diverso. Su The Atlantic Arthur C. Brooks propone una festa meno edonistica[7]: uno studio del 2007 trovava fra i sentimenti più comuni delle feste la cordialità, l’abbandono, i riti e il piacere dello shopping, ma anche lo sconforto, fatto di fastidio, delusione, tristezza e noia; il rifiuto degli eccessi, scrive, può nascere dal desiderio di distacco e di pace che il Natale dovrebbe portare. Fra i regali che vanno in quella direzione c’è The Paper di Christoph Niemann[8], un libretto illustrato senza parole, 194 pagine rilegate in tela, omaggio al piacere di leggere giornali e riviste.

Fonti esterne citate in 1.3.3

8 fonti.

  1. Vestiti dall'AI — fortissimo.substack.com ↩
  2. David Hockney — My Window: 120 disegni con iPhone e iPad dalla finestra della casa nello Yorkshire (Taschen), in ff.43.3 — fortissimo.substack.com ↩
  3. Wild Cards di Canopy & Stars — carte sviluppate con un'ecologa umana per riconnettere alla natura — canopyandstars.co.uk ↩
  4. Janie Korn — candele personalizzate scolpite a forma di persone, animali, oggetti cari — janiekorn.com ↩
  5. Chelin Jamie Hu, Matthew J. Campen, Xiaozhong Yu e altri, Microplastic presence in dog and human testis and its potential association with sperm count and weights of testis and epididymis, Toxicological Sciences: microplastiche in tutti i 47 testicoli di cane e i 23 umani, in media 122,6 e 328,4 µg/g (15 maggio 2024) — pmc.ncbi.nlm.nih.gov ↩
  6. Semafor, What happens to the gifts you return: l’80% dei prodotti resi finisce nella spazzatura (23 dicembre 2023) — semafor.com ↩
  7. Arthur C. Brooks, A Seasonal Guide to Better Well-Being, The Atlantic, 21 dicembre 2023 — theatlantic.com ↩
  8. Christoph Niemann, The Paper, Abstractometer Press, 2023 — shop.christophniemann.com ↩