3.3.2 — Solitudine e demografia

Prima della solitudine c’è la folla. La crescita esponenziale dell’ultimo secolo è difficile da digerire: la popolazione mondiale è aumentata soprattutto grazie a una minore mortalità infantile. Un dato vertiginoso: di tutti gli esseri umani esistiti negli ultimi 200.000 anni, il 7% è in vita oggi. Il tasso di crescita annuo ha raggiunto il picco nell’anno di Woodstock, poi ha rallentato mano a mano che le società hanno acquisito benessere, avanzamento tecnologico e istruzione — le fasi della cosiddetta transizione demografica. Il passaggio dalla fase di espansione a quella di contrazione non è graduale: è un interruttore che scatta quando il costo di un figlio supera il beneficio percepito (📈 ff.13.1 Una crescita infinita?).

Non tutti i paesi hanno imboccato la discesa. La Nigeria è uno dei più popolosi al mondo e resta nel pieno della transizione demografica: la media di figli per donna si attesta a 5,25, un dato lontanissimo dall’1,30 italiano o dall’1,84 francese. Meno della metà. Negli ultimi cinquant’anni la media mondiale è calata drasticamente, da 5 a 2,44 figli per donna, ma la Nigeria procede a un ritmo tutto suo. Lagos, la sua capitale, è la città con il tasso di crescita più veloce al mondo — una megalopoli che cresce in tempo reale, anticipando pressioni infrastrutturali, energetiche e sociali che il resto del pianeta affronterà in ordine sparso. Se la transizione demografica è un interruttore, la Nigeria non l’ha ancora sfiorato (🇳🇬 ff.13.2 La Nigeria esploderà?).

La solitudine è l'altra pandemia. Vivek Murthy, Surgeon General degli Stati Uniti, nel 2023 ha dichiarato la solitudine un'emergenza sanitaria pubblica: l'isolamento sociale ha lo stesso impatto sulla mortalità di fumare 15 sigarette al giorno. In Giappone, il fenomeno degli hikikomori — giovani che si ritirano dalla vita sociale per mesi o anni — coinvolge 1,5 milioni di persone. In Corea del Sud, il tasso di fertilità è sceso a 0,72 figli per donna — il più basso al mondo, e biologicamente insostenibile (🤝 ff.97.1 L'epidemia silenziosa). In Italia, la situazione demografica non è molto diversa: 1,2 figli per donna, la popolazione in calo dal 2015. Le cause sono economiche (costo dell'abitazione, precariato), culturali (individualismo, posticipazione delle scelte di vita) e biologiche (fertilità che cala dopo i 35 anni) (👶 ff.29.1 Non figliamo più) (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?). Il matrimonio, d’altronde, resta una delle istituzioni più rigide in un mondo che personalizza tutto. Il 50% dei matrimoni finisce in divorzio[1] (almeno negli Stati Uniti), eppure quasi tutti credono che il proprio possa fallire con una probabilità dell’1%. In Nudge, Thaler e Sunstein propongono di privatizzare il matrimonio: sposarsi dovrebbe assomigliare all’iscrizione a un’associazione sportiva, con regole chiare e rinegoziabili. Siamo talmente abituati ad avere newsfeed personalizzati che la rigidità di certi riti tradizionali sta stretta (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?). Il Giappone, in questo senso, è il laboratorio del nostro futuro. Bolla finanziaria e immobiliare negli anni Novanta, fenomeno degli hikikomori, crisi demografica strutturale: ogni traiettoria che le democrazie occidentali stanno iniziando a percorrere, Tokyo l'ha già percorsa un ventennio prima. I numeri sono inequivocabili: nel 2023 la fascia 0-14 anni rappresenta appena l'11,5% della popolazione; entro il 2050 gli over-80 raggiungeranno il 15,6%, mentre la popolazione attiva (15-64 anni) scenderà dal 58,5% al 51,4%. Non è una crisi giapponese: è un'anteprima europea. L'Italia è a un decennio di distanza sulla stessa curva. E se il Giappone ha risposto con robot assistenziali e treni puntualissimi, l'Europa non ha ancora capito se il problema sia economico, culturale o esistenziale. Probabilmente è tutti e tre (🔮 ff.74.1 Il nostro futuro?). Il quadro è più profondo di una curva demografica: è la crisi di un intero sistema valoriale. Il percorso predefinito dei boomer — studia, lavora, compra casa, sposa, riproduciti — si sgretola pezzo per pezzo. I matrimoni calano costantemente, e persino contando il rimbalzo post-pandemico delle nozze il trend resta inequivocabile. A Taiwan il numero di animali domestici ha superato quello dei bambini: non è un aneddoto folcloristico, è un indicatore strutturale. La famiglia tradizionale non è scomparsa, ma ha perso il monopolio narrativo: non è più il punto d'arrivo obbligato, è una delle opzioni in un menu che si allarga ogni anno. Questi temi — natalità, struttura familiare, significato del “costruire qualcosa insieme” — sono futuro per definizione, perché determinano la forma della società che erediteremo tra vent'anni (👵🏻 ff.77.1 La famiglia tradizionale è passato?).

Una proposta radicale arriva da Grimes, ex-fidanzata di Elon Musk e madre del bambino dal nome più unico che raro — X Æ A-Xii. Ha proposto una MaternityDAO: una Decentralized Autonomous Organization[2] per dare credito alle mamme di tutto il mondo. Il ragionamento: il capitalismo non riconosce la maternità con il giusto valore. Un figlio cresciuto bene — istruito, sano, sportivo — sarà per la società una fonte di progresso inestimabile. I bonus bebè sono poco efficaci nel catturare le dinamiche di crescita reale. Fare figli è un conto; crescerli cittadini modello è un altro. Una MaternityDAO potrebbe misurare l’impatto positivo con strumenti quantitativi e premiare le madri proporzionalmente. Ovviamente il confine tra utopia e distopia è labile: classificare la crescita di un figlio può virare facilmente in sistemi poco democratici come la “classifica sociale” cinese. Ma è importante pensare a come migliorare il welfare con le nuove possibilità della tecnologia (💰 ff.29.3 La fidanzata di Elon Musk propone di pagare le mamme).

In Corea del Sud il tasso di fertilità è sceso a 0,72 figli per donna — il più basso al mondo. A Taiwan il numero di animali domestici ha superato quello dei bambini. La famiglia tradizionale non è scomparsa, ma ha perso il monopolio narrativo: non è più il punto d’arrivo obbligato, è una delle opzioni in un menu che si allarga ogni anno.

I numeri confermano l'accelerazione della frattura. Il percorso predefinito dei boomer non funziona più: i matrimoni calano, l'età della prima casa si alza, e l'AI offre compagnia senza frizione — un surrogato infinitamente paziente, disponibile, privo di giudizio. Andrew Yang propone una risposta radicale: un'economia “Star Trek” fondata su wellness bucks, crediti comunitari e valute multiple progettate per incentivare la fioritura umana[3] invece del consumo. Se i punti Amex costano zero ma cambiano il comportamento al 100%, perché non applicare lo stesso principio al volontariato e alla salute? La domanda non è utopica — è ingegneristica.

I numeri sulla solitudine non sono una novità del XXI secolo: sono l’accelerazione di una curva iniziata un secolo fa. Un’animazione di Flowing Data che mappa la percentuale di single, sposati e divorziati per età[4] dal 1900 a oggi rivela il trend con una brutalità grafica: ogni decennio, la curva dei non-sposati sotto i 30 anni sale, e quella dei divorziati intorno ai 50 si allarga. Relazioni più corte, meno stabili, più tardive. In parallelo, l’accettazione della poligamia è passata dal 7% al 20% in vent’anni nei sondaggi Gallup. Meno matrimoni, più flessibilità relazionale, più solitudine strutturale: il Giappone di oggi è il trailer dell’Europa di domani. La questione non è se le relazioni stiano cambiando, ma se stiamo costruendo qualcosa al posto di ciò che stiamo smontando. Un feed infinito di volti su Tinder non sostituisce la stabilità emotiva di un progetto condiviso; lo simula, e la simulazione logora più della solitudine stessa (🌬️ ff.23.1 Le relazioni negli ultimi 100 anni).

La crisi demografica ha un corollario carnale che i sociologi raccontano con pudore. Secondo un sondaggio del General Social Survey, il 27% della popolazione americana sotto i 30 anni è vergine, e una persona su tre tra 18 e 44 anni non ha fatto sesso nell’ultimo anno (dato 2018, poi peggiorato col COVID). Il trend è monotonico: la frequenza dell’attività sessuale nella fascia 18-44 è calata costantemente dal 2000 al 2018. Prima della fertilità c’è l’incontro; prima dell’incontro c’è il corpo. Se il matrimonio calava per flessibilità ideologica (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?), la contrazione sessuale va oltre l’ideologia: è un pattern comportamentale che si autoalimenta. Meno pratica, più ansia; più ansia, meno pratica. Il paradosso è che viviamo nell’era più digitalizzata e più pornograficamente accessibile della storia: la saturazione dell’offerta sembra coincidere col crollo della domanda reale (🧹 ff.23.3 Non si s***a più).

E Tinder, teoricamente la soluzione, è parte del problema. Il blog Worst-Online-Dater ha analizzato i like sui dating app in modo matematico: l’indice di Gini di Tinder è peggiore di quello del Venezuela. In teoria, aumentando l’attrattività la probabilità di match dovrebbe crescere linearmente; nei fatti, l’85% dei like va all’1% dei maschi “alpha” — una versione estrema della legge di Pareto. Gli algoritmi di matchmaking non ottimizzano la formazione di coppie stabili: ottimizzano l’engagement della piattaforma, che premia la scarsità percepita. Il feed infinito di volti di Tinder non è una democratizzazione del dating: è la sua finanziarizzazione, con pochi vincitori e una coda lunghissima di perdenti digitalmente invisibili. Se Kierkegaard chiamava dramma l’angoscia della scelta, gli algoritmi l’hanno trasformata in distribuzione Pareto: il dramma è oggi una questione di percentile (🔥 ff.23.4 La “parete” di Tinder).

La politica offre una lettura semplicistica di questa complessità. Giorgia Meloni sostiene che la crisi demografica sia legata al crollo dei valori famigliari tradizionali[5]. Eppure, un sondaggio europeo sui valori famigliari (EVS) ha provato a verificare questa correlazione con i tassi di fertilità — e ha trovato l’opposto[6]: i paesi con valori famigliari più “tradizionali” hanno tassi di fertilità più bassi, non più alti. I dati Eurostat sulla fertilità dal 1960 al 2021[7] confermano il paradosso. La crisi demografica non si risolve con appelli retorici alla tradizione, ma con infrastrutture — asili, congedi, flessibilità lavorativa. I valori non fanno figli; i servizi sì (⛪ ff.77.2 Una questione di valori?).

La donna in carriera non ha tempo per i figli? Non è scontato rispondere, tanto che nel 2023 il quesito è valso il Premio Nobel per l’Economia a Claudia Goldin di Harvard. Il calo della fertilità non sembra essere legato solo all’aumento delle donne che lavorano. A inizio Novecento, è vero, quasi nessuna donna lavorava fuori casa. Ma nell’Ottocento il 60% delle donne era nei campi coi mariti. Dopo il parto, le nuove generazioni di mamme sempre più frequentemente tornano al lavoro e ricoprono posizioni più alte. La correlazione tra emancipazione e denatalità non è lineare: è a U. Le società più arretrate e quelle più avanzate hanno tassi di fertilità più alti delle società a metà strada. La vera trappola demografica non è l’emancipazione, ma l’incompiutezza delle politiche che dovrebbero accompagnarla (🛠️ ff.77.4 O di emancipazione?).

La questione demografica non è solo europea: è planetaria, e ha un portavoce inatteso. Elon Musk, nell’ottica di popolare Marte, è preoccupatissimo perché non si procrea. Senza figli, non c’è futuro — né sulla Terra né su Marte. Serve prima una base demografica stabile con le giuste percentuali di giovani in grado di sostenere l’economia. I numeri confermano l’allarme: la media globale di fertilità per donna è scesa da 4,5 figli a circa 2,4 negli ultimi 60 anni[8]. Le proiezioni per il 2100 non sono rosee: Cina e India sotto il miliardo di abitanti, il Giappone dimezzato. Perché sta succedendo? Una giornalista del Washington Post, la cantante Grimes e un libro sui prossimi 500 anni convergono su una risposta multipla: costi economici crescenti, individualismo strutturale e una società che offre infinite alternative alla genitorialità. Come racconta la nota che ha ispirato Popolazioni e polluzioni (📈 ff.13.1 Una crescita infinita?), il passaggio dalla fase espansiva a quella contrattiva non è graduale ma binario: scatta quando il costo percepito di un figlio supera il beneficio. E quel momento, per metà del pianeta, è già arrivato — con conseguenze che si intrecciano alle disuguaglianze economiche (💵 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze; 👶 ff.29.1 Non figliamo più).

E chi i figli li fa, paga un conto che nessun PIL registra. Alissa Rosenberg, giornalista del Washington Post, ha monitorato tutte le 1.700 sessioni di allattamento[9] nei primi 6 mesi. Se ogni allattamento e fase di accudimento fossero conteggiati con lo stipendio minimo americano, includendo le spese di sostentamento, il costo totale ammonterebbe a 13.000 dollari in 6 mesi. Anche Vitalik Buterin, padre di Ethereum, si è espresso sulle asimmetrie di salario tra maschi e femmine conseguenti al parto: il divario salariale di genere è in realtà una penalizzazione per la cura dei figli[10]. Se quei 13.000 dollari fossero conteggiati, le disparità economiche tra uomini e donne sarebbero probabilmente minori. In un mondo che quantifica tutto, la maternità resta il lavoro più costoso e meno retribuito (👩‍💻 ff.29.2 Essere mamme è un lavoro!).

“Vivere le domande. Forse, così facendo, un giorno lontano, senza che neanche te ne accorga, vivrai nelle risposte.”
— Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

E forse la variabile che manca nei conti sulla solitudine demografica non è il numero di relazioni, ma il loro metodo. Greg McKeown, MBA di Stanford e vescovo mormone[11], in un'intervista con Tim Ferriss, rovescia la domanda sugli obiettivi dell'anno: non più traguardi, ma persone. McKeown tiene un diario rigorosamente cartaceo con i nomi dei suoi contatti più intimi, e costruisce azioni e propositi partendo da loro. È un ribaltone di priorità che, in una società iper-individualistica, rimette le relazioni al posto di “to-do list” e KPI personali. (1️⃣ ff.89.1 Un podcast da ascoltare).

Fonti esterne citate in 3.3.2

11 fonti.

  1. Il 50% dei matrimoni finisce in divorziowf-lawyers.com
  2. Social Credit System — la classifica sociale cinese (Wikipedia)en.wikipedia.org
  3. Socializzano il 50% in meno rispetto a vent'anni fayoutu.be
  4. Flowing Data che mappa la percentuale di single, sposati e divorziati per etànews.gallup.com
  5. Giorgia Meloni sostiene che la crisi demografica sia legata al crollo dei valori famigliari tradizionaliyoutube.com
  6. Un sondaggio europeo sui valori famigliari (EVS) ha provato a verificare questa correlazione con i tassi di…worksinprogress.news
  7. I dati Eurostat sulla fertilità dal 1960 al 2021ec.europa.eu
  8. Our World in Data — tasso di fertilità globale: da 4,5 a 2,4 figli per donna in 60 anniourworldindata.org
  9. 1.700 sessioni di allattamento in 6 mesi — Alissa Rosenberg, Washington Postwashingtonpost.com
  10. Il divario salariale di genere è in realtà una penalizzazione per la cura dei figli (Vox)vox.com
  11. Greg McKeown, MBA di Stanford e vescovo mormonefortissimo.substack.com