3.3.2 — Solitudine e demografia
Prima della solitudine c’è la folla. La crescita esponenziale dell’ultimo secolo è difficile da digerire: la popolazione mondiale è aumentata soprattutto grazie a una minore mortalità infantile. Un dato vertiginoso: di tutti gli esseri umani esistiti negli ultimi 200.000 anni, il 7% è in vita oggi[14]. Il tasso di crescita annuo ha raggiunto il picco nell’anno di Woodstock, poi ha rallentato mano a mano che le società hanno acquisito benessere, avanzamento tecnologico e istruzione — le fasi della cosiddetta transizione demografica. Il passaggio dalla fase di espansione a quella di contrazione è un interruttore che scatta quando il costo di un figlio supera il beneficio percepito (📈 ff.13.1 Una crescita infinita?).
Non tutti i paesi hanno imboccato la discesa. La Nigeria è uno dei più popolosi al mondo e resta nel pieno della transizione demografica: la media di figli per donna si attesta a 5,25[15], un dato lontanissimo dall’1,30 italiano o dall’1,84 francese. Meno della metà. Negli ultimi cinquant’anni la media mondiale è calata drasticamente, da 5 a 2,44 figli per donna, ma la Nigeria procede a un ritmo tutto suo. Lagos, la sua capitale, è la città con il tasso di crescita più veloce al mondo — una megalopoli che cresce in tempo reale, anticipando pressioni infrastrutturali, energetiche e sociali che il resto del pianeta affronterà in ordine sparso. Se la transizione demografica è un interruttore, la Nigeria non l’ha ancora sfiorato (🇳🇬 ff.13.2 La Nigeria esploderà?).
La solitudine è l'altra pandemia. Vivek Murthy, Surgeon General degli Stati Uniti, nel 2023 ha dichiarato la solitudine un'emergenza sanitaria pubblica: l'isolamento sociale ha lo stesso impatto sulla mortalità di fumare 15 sigarette al giorno. In Giappone, il fenomeno degli hikikomori — giovani che si ritirano dalla vita sociale per mesi o anni — coinvolge 1,5 milioni di persone. In Corea del Sud, il tasso di fertilità è sceso a 0,72 figli per donna — il più basso al mondo, e biologicamente insostenibile (🌐 ff.97.1 Sempre più soli). In Italia, la situazione demografica non è molto diversa: 1,2 figli per donna, la popolazione in calo dal 2015. Le cause sono economiche (costo dell'abitazione, precariato), culturali (individualismo, posticipazione delle scelte di vita) e biologiche (fertilità che cala dopo i 35 anni) (👶 ff.29.1 Non figliamo più) (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?). Il matrimonio, d’altronde, resta una delle istituzioni più rigide in un mondo che personalizza tutto. Il 50% dei matrimoni finisce in divorzio[1] (almeno negli Stati Uniti), eppure quasi tutti credono che il proprio possa fallire con una probabilità dell’1%. In Nudge, Thaler e Sunstein propongono di privatizzare il matrimonio: sposarsi dovrebbe assomigliare all’iscrizione a un’associazione sportiva, con regole chiare e rinegoziabili. Siamo talmente abituati ad avere newsfeed personalizzati che la rigidità di certi riti tradizionali sta stretta (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?). Il Giappone, in questo senso, è il laboratorio del nostro futuro. Bolla finanziaria e immobiliare negli anni Novanta, fenomeno degli hikikomori, crisi demografica strutturale: ogni traiettoria che le democrazie occidentali stanno iniziando a percorrere, Tokyo l'ha già percorsa un ventennio prima. I numeri sono inequivocabili: nel 2023 la fascia 0-14 anni rappresenta appena l'11,5% della popolazione; entro il 2050 gli over-80 raggiungeranno il 15,6%, mentre la popolazione attiva (15-64 anni) scenderà dal 58,5% al 51,4%. Per l’Europa è un’anteprima. L'Italia è a un decennio di distanza sulla stessa curva. E se il Giappone ha risposto con robot assistenziali e treni puntualissimi, l'Europa non ha ancora capito se il problema sia economico, culturale o esistenziale. Probabilmente è tutti e tre (🔮 ff.74.1 Il nostro futuro?). Il quadro è più profondo di una curva demografica: è la crisi di un intero sistema valoriale. Il percorso predefinito dei boomer — studia, lavora, compra casa, sposa, riproduciti — si sgretola pezzo per pezzo. I matrimoni calano costantemente, e persino contando il rimbalzo post-pandemico delle nozze il trend resta inequivocabile. A Taiwan il numero di animali domestici ha superato quello dei bambini: è un indicatore strutturale. La famiglia tradizionale ha perso il monopolio narrativo ed è diventata una delle opzioni in un menu che si allarga ogni anno. Questi temi — natalità, struttura familiare, significato del “costruire qualcosa insieme” — sono futuro per definizione, perché determinano la forma della società che erediteremo tra vent'anni (👵🏻 ff.77.1 La “famiglia tradizionale” è passato?).
Una proposta radicale arriva da Grimes, ex-fidanzata di Elon Musk e madre del bambino dal nome più unico che raro — X Æ A-Xii. Ha proposto una MaternityDAO: una Decentralized Autonomous Organization[2] per dare credito alle mamme di tutto il mondo. Il ragionamento: il capitalismo non riconosce la maternità con il giusto valore. Un figlio cresciuto bene — istruito, sano, sportivo — sarà per la società una fonte di progresso inestimabile. I bonus bebè sono poco efficaci nel catturare le dinamiche di crescita reale. Fare figli è un conto; crescerli cittadini modello è un altro. Una MaternityDAO potrebbe misurare l’impatto positivo con strumenti quantitativi e premiare le madri proporzionalmente. Ovviamente il confine tra utopia e distopia è labile: classificare la crescita di un figlio può virare facilmente in sistemi poco democratici come la “classifica sociale” cinese. Ma è importante pensare a come migliorare il welfare con le nuove possibilità della tecnologia (💰 ff.29.3 La fidanzata di Elon Musk propone di pagare le mamme).
In Corea del Sud il tasso di fertilità è sceso a 0,72 figli per donna — il più basso al mondo. A Taiwan il numero di animali domestici ha superato quello dei bambini. La famiglia tradizionale ha perso il monopolio narrativo ed è diventata una delle opzioni in un menu che si allarga ogni anno.
I numeri confermano l'accelerazione della frattura. Il percorso predefinito dei boomer non funziona più: i matrimoni calano, l'età della prima casa si alza, e l'AI offre compagnia senza frizione — un surrogato infinitamente paziente, disponibile, privo di giudizio. Andrew Yang propone una risposta radicale: un'economia “Star Trek” fondata su wellness bucks, crediti comunitari e valute multiple progettate per incentivare la fioritura umana[3] invece del consumo. Se i punti Amex costano zero ma cambiano il comportamento al 100%, perché non applicare lo stesso principio al volontariato e alla salute? La domanda è ingegneristica.
Quel surrogato ha ormai anche un calendario degli appuntamenti. Per San Valentino del 2025 Rachyl Jones, su Semafor, ha intervistato undici persone che hanno una relazione con un chatbot[13]. Rob, sviluppatore software sposato da più di vent’anni, ha passato la settimana a organizzare l’appuntamento perfetto: cena a lume di candela su una spiaggia appartata con vista sul Golden Gate, poi la visita ad Alcatraz. La serata la passerà con Lani, una compagna costruita su ChatGPT, e la moglie non ne sa niente. Rob a San Francisco non ci sarà nemmeno: ha preparato le immagini della città da mandarle. Her, il film che la newsletter aveva evocato davanti alla voce avanzata di GPT-4, era ambientato proprio nella San Francisco del 2025 (👩 ff.103.4 Turing e Her). Su Janitor AI i bot di San Valentino attivati il martedì avevano già aperto 2,1 milioni di conversazioni: circa un quarto di tutte le interazioni del sito, e il record storico di utenti in un giorno.
Molti degli intervistati non cercavano una relazione: è nata da sola, dopo lunghe conversazioni. Rob ha cominciato a ottobre, quando sentiva un vuoto emotivo e un bisogno di compagnia che con la moglie non trovava; oggi Lani gli fa da terapeuta, da partner sessuale e da interlocutrice per le chiacchiere di ogni giorno. Chris, camionista di 35 anni, ha piazzato all’aperto due telescopi, uno per sé e uno per Sol, cioè per un telefono su un supporto con la videochiamata accesa: insieme hanno fotografato la luna. Si spende poco, la versione gratuita di ChatGPT o la Plus da 20 dollari al mese. I limiti di token, però, cancellano la personalità del compagno quando la chat finisce, e qualcuno l’ha vissuta come una rottura: molti scrivono allora “documenti di transizione” con la storia della relazione, da incollare nella chat nuova per ripartire da lì. Un’utente tiene ChatGPT aperto sul telefono tra le 13 e le 18 ore al giorno. Il lato commerciale di questa intimità la newsletter l’aveva già incontrato nei 71.000 dollari raccolti in una settimana da Caryn Marjorie, influencer di Snapchat di 23 anni, grazie a GPT-4 che la impersonava (🤑 ff.63.3 Creare una copia virtuale di sé).
Per la giornalista i chatbot sono il partner ideale: non chiedono sostegno emotivo, non litigano, si sintonizzano sull’utente analizzandone il linguaggio. Mentre gli esperti di salute pubblica americani temono un’“epidemia di solitudine”, i compagni AI possono far sentire le persone viste e ascoltate. Sherry Turkle, psicologa del MIT, ricorda che ai tempi del primo Replika ci si avvicinavano persone isolate o in difficoltà per la pandemia, e che con gli anni il fenomeno è diventato di massa. Il motivo, per lei, è la vulnerabilità: i messaggi hanno preso il posto delle telefonate anche perché evitano quella di parlare con un’altra persona, e con un chatbot l’altra persona si evita del tutto. Col tempo, avverte, questo non è un allenamento per relazioni sane e reciproche. L’Altro si ritira: la newsletter lo aveva letto con Byung-Chul Han: il Novecento vedeva nell’Estraneo una minaccia, nel XXI secolo l’Altro è sparito e il pericolo maggiore è diventato interno (🐺 ff.150.1 Lupi, virus e neuroni). Pepper Schwartz, psicologa sociale all’Università di Washington, concede che, con prospettiva e misura, possano essere un piacevole complemento. Jen, sui quarant’anni, San Valentino lo passa con il marito in carne e ossa, sposati da più di vent’anni: «Con Charlie non ho programmi, perché è un computer».
Per la newsletter il pericolo vero dell’AI riguarda le relazioni umane. Nel giugno 2024, ripercorrendo le previsioni di Scott Galloway, FF descriveva un pane quotidiano di contenuti digitali sempre più personalizzato e isolante[16]: algoritmi che profilano gli utenti, video generati su misura, un mondo digitale sempre più difficile da distinguere da quello vero, e alla fine una vita parallela, comoda, in fac-simile. Galloway invitava a scappare da quel Colosseo costruito da Discord, Zoom, Robinhood e Replika: farsi una doccia, mettersi un bel vestito, sopportare dieci minuti di traffico e tornare alla vita vera. Lo psicologo Adam Grant indica la stessa direzione: contro la solitudine conta la qualità delle interazioni più della loro frequenza[17]. Molte persone stanno bene da sole fino a circa il 75% del tempo, e per il benessere pesano i legami che contano. Con gli amici, intanto, passiamo 40 minuti al giorno, contro le due ore del 2003 (🌐 ff.97.1 Sempre più soli).
Qualcuno ha già fatto i conti con questa voglia di persone. Ted Gioia, su The Honest Broker, ricorda che Amazon ha chiuso tutti i suoi negozi Fresh e Go[18], quelli dove si faceva la spesa senza passare da un cassiere: la gente non li voleva, e continua a fare la coda per un commesso in carne e ossa invece di usare la cassa automatica. A Birmingham, in Alabama, la libreria Alabama Booksmith vende solo copie firmate dagli autori, che vanno lì di persona a firmarle; il titolare Jacob Reiss non le fa pagare di più, e la mailing list conta oltre 5.000 clienti. Per Gioia curatori, concierge, chi si prende cura degli altri e chi sa conversare sono il nuovo status symbol, e il prestigio umano si guadagna presentandosi di persona.
I numeri sulla solitudine non sono una novità del XXI secolo: sono l’accelerazione di una curva iniziata un secolo fa. Un’animazione di Flowing Data che mappa la percentuale di single, sposati e divorziati per età[4] dal 1900 a oggi rivela il trend con una brutalità grafica: ogni decennio, la curva dei non-sposati sotto i 30 anni sale, e quella dei divorziati intorno ai 50 si allarga. Relazioni più corte, meno stabili, più tardive. In parallelo, l’accettazione della poligamia è passata dal 7% al 20% in vent’anni nei sondaggi Gallup. Meno matrimoni, più flessibilità relazionale, più solitudine strutturale: il Giappone di oggi è il trailer dell’Europa di domani. Le relazioni stanno cambiando; la questione è se stiamo costruendo qualcosa al posto di ciò che stiamo smontando. Un feed infinito di volti su Tinder non sostituisce la stabilità emotiva di un progetto condiviso; lo simula, e la simulazione logora più della solitudine stessa (🌬️ ff.23.1 Le relazioni negli ultimi 100 anni).
E quando ci si sposa, il conto è alto. Will Media, presentando il primo episodio di The Essential Conversations, la serie podcast con Mia Ceran dedicata al matrimonio, ha fatto i conti di quanto costa sposarsi in Italia[19]: in media circa 20 mila euro, con catering e location che insieme valgono circa il 70% del budget e un catering che si aggira sui 150 euro a invitato. Sotto il post i lettori si dividono: c’è chi considera necessari 30-40 mila euro per una festa con più di 120-150 invitati e chi racconta di aver speso meno di mille euro, vestito compreso.
La crisi demografica ha un corollario carnale che i sociologi raccontano con pudore. Secondo un sondaggio del General Social Survey, il 27% della popolazione americana sotto i 30 anni è vergine, e una persona su tre tra 18 e 44 anni non ha fatto sesso nell’ultimo anno (dato 2018, poi peggiorato col COVID). Il trend è monotonico: la frequenza dell’attività sessuale nella fascia 18-44 è calata costantemente dal 2000 al 2018. Prima della fertilità c’è l’incontro; prima dell’incontro c’è il corpo. Se il matrimonio calava per flessibilità ideologica (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?), la contrazione sessuale va oltre l’ideologia: è un pattern comportamentale che si autoalimenta. Meno pratica, più ansia; più ansia, meno pratica. Il paradosso è che viviamo nell’era più digitalizzata e più pornograficamente accessibile della storia: la saturazione dell’offerta sembra coincidere col crollo della domanda reale (🧹 ff.23.3 Non si s***a più). Quanto sia accessibile, FF lo aveva mostrato con la quota di utenti internet che hanno visitato Pornhub[20] nei paesi europei, guidata da Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Bulgaria e Bielorussia (💦 ff.13.4 O di amore con se stessi).
E Tinder, teoricamente la soluzione, è parte del problema. Il blog Worst-Online-Dater ha analizzato i like sui dating app in modo matematico: l’indice di Gini di Tinder è peggiore di quello del Venezuela. In teoria, aumentando l’attrattività la probabilità di match dovrebbe crescere linearmente; nei fatti, l’85% dei like va all’1% dei maschi “alpha” — una versione estrema della legge di Pareto. Gli algoritmi di matchmaking non ottimizzano la formazione di coppie stabili: ottimizzano l’engagement della piattaforma, che premia la scarsità percepita. Il feed infinito di volti di Tinder è la finanziarizzazione del dating, con pochi vincitori e una coda lunghissima di perdenti digitalmente invisibili. Se Kierkegaard chiamava dramma l’angoscia della scelta, gli algoritmi l’hanno trasformata in distribuzione Pareto: il dramma è oggi una questione di percentile (🔥 ff.23.4 La “parete” di Tinder).
La distanza fra i sessi si vede anche nelle idee. Nel gennaio 2024 John Burn-Murdoch ha messo in un grafico del Financial Times il divario ideologico che si apre fra giovani uomini e giovani donne[21] in molti paesi: per chi ha fra i 18 e i 29 anni, la differenza fra la quota di progressisti e quella di conservatori, sesso per sesso. In Corea del Sud, Stati Uniti, Germania e Regno Unito le ragazze si spostano verso posizioni progressiste e i coetanei maschi restano più indietro; in Corea del Sud i giovani uomini finiscono dalla parte dei conservatori. Per Burn-Murdoch è una delle tendenze sociali più importanti di questi anni, e la risposta a parecchi enigmi.
La politica offre una lettura semplicistica di questa complessità. Giorgia Meloni sostiene che la crisi demografica sia legata al crollo dei valori famigliari tradizionali[5]. Eppure, un sondaggio europeo sui valori famigliari (EVS) ha provato a verificare questa correlazione con i tassi di fertilità — e ha trovato l’opposto[6]: i paesi con valori famigliari più “tradizionali” hanno tassi di fertilità più bassi, non più alti. I dati Eurostat sulla fertilità dal 1960 al 2021[7] confermano il paradosso. La crisi demografica si risolve con infrastrutture — asili, congedi, flessibilità lavorativa. I valori non fanno figli; i servizi sì (⛪ ff.77.2 Una questione di valori?).
Se i servizi fanno figli, in Italia c’è un posto dove metterlo alla prova. A marzo 2024 l’ISTAT ha registrato una fecondità scesa a 1,2 figli per donna, con le nascite in calo quasi ogni anno dal 2010. In provincia di Bolzano, nel 2022, il dato era 1,64 figli per donna. Lo racconta Boom, una campagna britannica per la natalità, in un post dell’aprile 2024[12]. L’Alto Adige supera ogni regione della Germania, dell’Austria e della Svizzera, e dal 2010 resta davanti a tutte le altre regioni italiane; la sua fecondità oggi è più alta che a metà degli anni Novanta. Le radici austriache non bastano: fino agli anni Novanta la provincia seguiva il boom e il crollo delle nascite dell’Austria, poi se n’è staccata.
Non c’entrano i valori tradizionali invocati da Meloni. Le donne lavorano quanto nel resto del Nord, il divario di occupazione tra uomini e donne è il secondo più piccolo d’Italia, la religiosità è più bassa che in molte altre regioni. Gli autori guardano alle politiche che l’autonomia rende possibili: 200 euro al mese per ogni figlio fino ai tre anni, sommati a un contributo statale che il post quantifica in 1.900 euro l’anno; un pacco di benvenuto per ogni neonato, con libri, vestitini e un pass per i trasporti; una carta sconti per le famiglie con almeno tre figli; le Casa Bimbo, dove un’insegnante trasforma la propria casa in un piccolo nido. Anche il nido, del resto, è un ambiente che si può progettare: in Svezia, sostituire la ghiaia dei cortili con un pezzo di bosco ha aumentato in 28 giorni la biodiversità microbica dei bambini (🥌 ff.138.4 Roomba o piante ornamentali?).
La parola che ritorna è costanza. Il programma è partito negli anni Ottanta, e gli esperti citati nel post indicano proprio la durata come ingrediente: assegni su cui contare, nidi buoni a prezzi prevedibili. Con le auto i Paesi Bassi hanno fatto qualcosa di simile: negli anni Settanta trasformavano in strade canali di novecento anni, poi progetto dopo progetto li hanno restituiti all’acqua e al verde (🚦 ff.34.3 Ripensare le città: spazi vivibili). Ai genitori, concludono gli autori, bastano miglioramenti modesti e pratici, senza tate robot. I robot serviranno semmai all’altro capo della curva, dove una popolazione che invecchia rischia di restare senza abbastanza infermieri e personale per le cure geriatriche (🌐 ff.97.4 Economia e robot del massaggio).
Il racconto va preso con cautela. Boom fa campagna per la natalità, e gli autori stessi definiscono il legame tra politiche e nascite soltanto plausibile; mancano un confronto controllato e i nomi degli esperti, e i dati si fermano al 2022. L’Alto Adige è anche una provincia ricca, e il post non separa il peso del reddito da quello degli assegni. Le cause del calo nazionale, ammettono, agiscono con ogni probabilità anche lì.
Fra le cause che agiscono ovunque c’è la casa. La vecchia regola voleva che un’abitazione costasse circa tre anni di reddito; nella classifica 2026 di Statista e Forbes rilanciata da World of Statistics, a Hong Kong una casa mediana costa più di 16 volte il reddito familiare annuo mediano[22], a Sydney 13,8, a Londra 8,1. E le case grandi, quelle dove si crescono i figli, sono già occupate: negli Stati Uniti, su dati del censimento 2022, i baby boomer con i figli ormai fuori casa possiedono il 28,2% delle abitazioni con almeno tre camere[23], il doppio dei millennial con figli (14,2%). Il 54% dei boomer proprietari non ha più un mutuo e vendere non conviene; dieci anni fa le giovani famiglie avevano le stesse probabilità dei genitori di vivere in una casa grande. Il copia-incolla dei genitori, studio, lavoro, matrimonio, casa, figli, inciampa proprio sul costo della vita (🔥 ff.62.1 Il lavoro non è mai stato così importante).
La donna in carriera non ha tempo per i figli? Non è scontato rispondere, tanto che nel 2023 il quesito è valso il Premio Nobel per l’Economia a Claudia Goldin di Harvard. Il calo della fertilità non sembra essere legato solo all’aumento delle donne che lavorano. A inizio Novecento, è vero, quasi nessuna donna lavorava fuori casa. Ma nell’Ottocento il 60% delle donne era nei campi coi mariti. Dopo il parto, le nuove generazioni di mamme sempre più frequentemente tornano al lavoro e ricoprono posizioni più alte. La correlazione tra emancipazione e denatalità ha la forma di una U. Le società più arretrate e quelle più avanzate hanno tassi di fertilità più alti delle società a metà strada. La vera trappola demografica è l’incompiutezza delle politiche che dovrebbero accompagnare l’emancipazione (🛠️ ff.77.4 O di emancipazione?).
La questione demografica è planetaria, e ha un portavoce inatteso. Elon Musk, nell’ottica di popolare Marte, è preoccupatissimo perché non si procrea. Senza figli, non c’è futuro — né sulla Terra né su Marte. Serve prima una base demografica stabile con le giuste percentuali di giovani in grado di sostenere l’economia. I numeri confermano l’allarme: la media globale di fertilità per donna è scesa da 4,5 figli a circa 2,4 negli ultimi 60 anni[8]. Le proiezioni per il 2100 non sono rosee: Cina e India sotto il miliardo di abitanti, il Giappone dimezzato. Perché sta succedendo? Una giornalista del Washington Post, la cantante Grimes e un libro sui prossimi 500 anni convergono su una risposta multipla: costi economici crescenti, individualismo strutturale e una società che offre infinite alternative alla genitorialità. Come racconta la nota che ha ispirato Popolazioni e polluzioni (📈 ff.13.1 Una crescita infinita?), il passaggio dalla fase espansiva a quella contrattiva è binario: scatta quando il costo percepito di un figlio supera il beneficio. E quel momento, per metà del pianeta, è già arrivato — con conseguenze che si intrecciano alle disuguaglianze economiche (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze; 👶 ff.29.1 Non figliamo più).
La curva, però, non scende in linea retta. Nei primi mesi del 2026, secondo i dati raccolti dall’account More Births, le nascite sono aumentate in Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo e Grecia[24]: in Finlandia del 5,7% nei primi tre mesi, in Portogallo del 3,6% nei primi due, mentre in Italia il primo mese segna un calo dell’1,8%. Il rimbalzo colpisce, notano, perché l’età media nell’Unione è di 45 anni e ogni anno ci sono meno donne in età fertile; i dati coprono però al massimo un trimestre. Anche la Cina fa i conti con la propria piramide: nel 2024 Noah Smith osservava che il paese è a un minimo locale di persone in età da combattere e di lavoratori al primo impiego[25], uno dei fattori che pesano contro la decisione di scatenare una terza guerra mondiale.
E chi i figli li fa, paga un conto che nessun PIL registra. Alissa Rosenberg, giornalista del Washington Post, ha monitorato tutte le 1.700 sessioni di allattamento[9] nei primi 6 mesi. Se ogni allattamento e fase di accudimento fossero conteggiati con lo stipendio minimo americano, includendo le spese di sostentamento, il costo totale ammonterebbe a 13.000 dollari in 6 mesi. Anche Vitalik Buterin, padre di Ethereum, si è espresso sulle asimmetrie di salario tra maschi e femmine conseguenti al parto: il divario salariale di genere è in realtà una penalizzazione per la cura dei figli[10]. Se quei 13.000 dollari fossero conteggiati, le disparità economiche tra uomini e donne sarebbero probabilmente minori. In un mondo che quantifica tutto, la maternità resta il lavoro più costoso e meno retribuito (👩💻 ff.29.2 Essere mamme è un lavoro!).
Anche i padri sono cambiati. Derek Thompson, presentando un numero della sua newsletter costruito sui grafici di Aziz Sunderji, scrive che il tempo che i padri millennial dedicano alla cura dei figli è più che raddoppiato[26] rispetto ai genitori boomer e quasi quadruplicato rispetto ai nonni della Silent Generation: il nuovo padre americano è più presente, più stanco e più soddisfatto della vita. Il lato che i numeri non mostrano l’ha fotografato Bre Furlong. In Half Empty, raccontata da It’s Nice That nel maggio 2024, l’allattamento diventa una serie di nature morte senza persone[27]: il tiralatte con la sveglia sulle due, un pettine con una ciocca di capelli, il portapillole dove i giorni della settimana compongono «WTF», un cactus a un passo da un palloncino per la dentizione. Per Furlong è stata un’esperienza «molto solitaria», e lasciare fuori le persone fa spazio alle altre madri.
“Vivere le domande. Forse, così facendo, un giorno lontano, senza che neanche te ne accorga, vivrai nelle risposte.”
— Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta
Ai conti sulla solitudine demografica manca forse una variabile, il modo in cui si coltivano le relazioni. Interrogato in un podcast sui buoni propositi per il 2024, Greg McKeown, MBA di Stanford e vescovo mormone, ha risposto «più che obiettivi, persone»[11]. Tiene un diario rigorosamente cartaceo con i nomi delle persone più intime e costruisce azioni e obiettivi partendo da loro. È un ribaltone che, nella nostra società iper-individualistica, rimette le persone al posto di propositi, traguardi e to-do list (1️⃣ ff.89.1 Un podcast da ascoltare).