3.3 — Cultura, Politica e Demografia
3.3.1 — Lavoro e identità
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Paul Millerd aveva un lavoro da consulente strategico, uno stipendio a sei cifre e un piano di carriera blindato. Poi si è fermato. In The Pathless Path racconta la sua fuga dalla via maestra[65]: fra GE e McKinsey la voglia di andare al lavoro calava ogni mattina, in senso inverso alla carriera e allo stipendio, finché a 32 anni ha mollato tutto per un futuro incerto da freelance, si è trasferito a Taiwan e lì ha conosciuto la moglie, quando ormai si considerava un single senza speranza. Il “default path” — scuola, università, carriera, pensione — funzionava quando il mondo era stabile. In un mondo che cambia ogni 18 mesi, il percorso lineare è una trappola (🔥 ff.62.1 Il lavoro non è mai stato così importante). Soldi e successo, notava la newsletter, sono l’unico paradigma sopravvissuto alla distruzione dei valori degli ultimi anni[66], e chi lavora infelice paga per restarci: Thomas J. Bevan la chiama “misery tax”, la tassa sulla miseria. Il professore di Harvard Ben-Shahar aggiunge la “arrival fallacy”, l’idea che la prossima promozione o il prossimo aumento saranno finalmente quelli che ci renderanno felici (🧾 ff.62.3 Tassare la miseria). La complessità nascosta del mondo che ci circonda rende il problema ancora più acuto. Tim Urban di Wait But Why[1] lo spiega con un esempio geniale: nessun essere umano sa costruire una penna Bic. Servono l’estrazione dei materiali, la forgiatura, la chimica della plastica e dell’inchiostro, la progettazione — e per estrarre serve una pala, che va costruita, e per la chimica serve il vetro e il fuoco. Una cascata infinita di prerequisiti. Elon Musk stima che servano almeno un milione di persone per garantire la complessità della civiltà che ci circonda. Un artista ha provato a costruire un tostapane da zero[2]: il risultato è comicamente imperfetto, ma il punto è serio — dipendiamo da una rete di competenze che nessun individuo possiede per intero (💰 ff.21.1 La magia dell’insalata a domicilio e della bic). Sebastian Junger, in Tribù, scrive che la società moderna ha perfezionato l’arte di far sentire le persone non necessarie: c’è un problema di scala di valori, e la piramide dei bisogni di Maslow lo ricorda[67] (🔺 ff.62.4 La piramide che c’è in tutti noi). Sempre più giovani, intanto, abbracciano la “strategia a bilanciere”: lavori manuali oppure all-in digitale, abbandonando il percorso universitario tradizionale.
Zipline ha registrato un dato strano, eppure meraviglioso: la malnutrizione infantile grave in Ruanda è calata dell'89% grazie alle consegne con droni [42]. I droni nascevano per sangue e vaccini d'emergenza; il caso d'uso ha derivato verso la nutrizione infantile perché Plumpy'Nut — la pasta proteica che salva bambini denutriti — pesa 92 grammi a porzione, esattamente nel range di payload ottimale. Quando un dato che cala è la notizia migliore, il progresso misurato dalla distanza tra ciò che speravamo e ciò che otteniamo diventa tangibile. In 🔟 ff.58.1 Il costo di una vita umana il quadro era quello delle 3 tonnellate di CO₂ come soglia etica; nel Ruanda di Zipline, la soglia etica è il minuto di consegna. Il futuro è anche un drone sopra una collina, oltre all’AI agentica di San Francisco.
Nassim Nicholas Taleb la chiamerebbe strategia del bilanciere: sicurezza assoluta da un lato, rischio totale dall’altro, niente nel mezzo. Applicata ai giovani, la formula si traduce in una scelta binaria — o rinunciano all’università per i mestieri manuali, o scommettono tutto su imprese digitali ad altissimo rischio. La via di mezzo — il posto fisso, la carriera lineare, il mutuo trentennale — si svuota di significato quando l’orizzonte cambia ogni diciotto mesi. Se un’intera generazione vive sul bilanciere di Taleb, la classe media rischia di diventare un concetto del secolo scorso.
Paul Millerd aveva uno stipendio a sei cifre e un piano di carriera blindato. Poi si è fermato. Il “default path” — scuola, università, carriera, pensione — funzionava quando il mondo era stabile. In un mondo che cambia ogni 18 mesi, il percorso lineare è una trappola.
Il bilanciere di Taleb è anche il riflesso di un’economia globale che ha smesso di crescere in modo lineare. La percentuale di GDP globale legata al commercio è in declino dal 2008 — il picco è stato raggiunto quell’anno, e in un decennio quel numero ha smesso di crescere, tornando a valori del 2000. Sembra la fine della globalizzazione. Ma forse è il numero sbagliato: ci sono stati trend paralleli che hanno ridotto il commercio “fisico” senza ridurre le connessioni. La digitalizzazione ha smaterializzato interi settori: un film non viaggia più su una nave container, viaggia su un cavo sottomarino. La crescita del settore terziario — i servizi — ha spostato il baricentro dell’economia verso l’intangibile. La competitività dei robot nel lavoro ha abbassato la differenza di costo tra produrre in Asia e produrre in Europa. Il 3D-printing promette ulteriore localizzazione della produzione. Se la globalizzazione del Novecento era fatta di navi e container, quella del Ventunesimo secolo è fatta di dati e algoritmi. La nave Evergreen bloccata nel canale di Suez è stata anche la metafora perfetta di un sistema fisico fragile che il digitale sta rendendo obsoleto. Chi confonde il calo del commercio fisico con il calo delle connessioni commette lo stesso errore di chi giudicava Internet dal numero di lettere inviate per posta (🚢 ff.21.2 La fine di un’era?).
Ma c’è un capitolo della piramide che quasi nessuno conosce, perché Maslow lo scrisse troppo tardi. Negli ultimi anni di vita, lo psicologo rivisitò la propria teoria aggiungendo un livello sopra l’autorealizzazione: la trascendenza del sé, la self-transcendence. Greg McKeown, autore di Essentialism, lo racconta a Tim Ferriss[68] con un dettaglio che spiazza anche l’intervistatore: Maslow arrivò alla conclusione che il picco del benessere umano sta nel superarsi, un gradino sopra la realizzazione di sé[4] — contribuire a qualcosa che trascende i propri bisogni, i propri successi, persino la propria identità. La differenza è sottile e dirompente: l’autorealizzazione è ancora centrata sull’io; la trascendenza lo dissolve. Un genitore che insegna al figlio qualcosa di cui non vedrà i frutti; un ricercatore che deposita dati sapendo che saranno utili tra vent’anni; un costruttore di cattedrali che non vivrà abbastanza per vederle finite. La piramide, rivista così, diventa un trampolino da cui lanciarsi (🔺 ff.89.2 Piramide di Maslow 2.0).
Questa revisione postuma illumina anche il paradosso del “lavoro significativo” nell’era degli algoritmi. Se l’autorealizzazione è il tetto della piramide tradizionale, allora ogni lavoro è un veicolo di status e gratificazione personale — e quando l’AI replica quel lavoro, la crisi è identitaria. Ma se il vertice è la trascendenza, il senso dipende dalla direzione del contributo. Un insegnante diventa più necessario anche se ChatGPT può rispondere alle stesse domande, perché la macchina non sa indicare perché valga la pena imparare. In una piramide riscritta con la trascendenza in cima, l’automazione distilla il senso: conta ciò che facciamo per chi viene dopo, e su questo nessun modello linguistico ha nulla da insegnare (✊ ff.55.1 Come ci si sente, dentro una rivoluzione?).
Bill Perkins, ingegnere prestato alla compravendita del gas, ha costruito un’intera filosofia su un paradosso fiscale: morire con 10.000 euro in banca significa aver lavorato tre mesi per niente — tre mesi convertibili in cinque viaggi, cinquanta cene o tre anni di pensione in più. Il suo libro Die with Zero introduce la nozione di “ricordi come dividendi”: un viaggio in Italia a 20 anni genera vent’anni di memoria, conoscenze e relazioni; lo stesso investimento a 40 anni produce meno della metà. C’è anche l’“inflazione fisica”: a 60 anni, sugli sci, facciamo meno discese. Perkins tira la conclusione scomoda: le eredità che i figli ricevono a 60 anni, quando sono già economicamente stabili, avrebbero prodotto dieci volte più valore se donate tra i 25 e i 35 anni, quando possono servire per casa, impresa o più esperienze (💯 ff.111.2 Una vita spericolata) (📈 ff.111.4 Esperienze = investimenti).
L’ansia da AI nasce dalla misurazione continua senza senso del contributo. Il ritmo digitale comprime le attese e trasforma la giornata in micro-scelte sotto pressione (♾️ ff.44.2 L’infinitudine là fuori) (☑️ ff.44.1 La fallacia moderna del tempo a contenitori). La risposta è design del lavoro: autonomia reale, routine minime per abbassare il rumore decisionale, e ridefinizione del valore umano su giudizio e relazioni invece che volume (🥾 ff.62.2 Uscire dalla via maestra) (🪣 ff.108.1 Quale è il vostro Perfect Day?).
Quanta AI c’è davvero nel lavoro di tutti i giorni? Cinque economisti (Bick, Blandin, Deming, Fuchs-Schündeln e Jessen) l’hanno misurata con un’indagine rappresentativa dei lavoratori occupati negli Stati Uniti e in sei Paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Svezia e Paesi Bassi), ripetuta a maggio-giugno 2025 e a gennaio-febbraio 2026. Nel resoconto pubblicato dalla Fed di St. Louis il 30 marzo 2026, il 43% dei lavoratori americani dichiara di usare l’AI nel proprio lavoro[55]; in Europa si va dal 36,3% del Regno Unito al 25,6% dell’Italia, ultima fra i sette Paesi. Il divario si allarga contando le ore: negli Stati Uniti passa per l’AI il 5,2% del tempo di lavoro, circa il doppio di Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi e più del triplo di Germania, Francia e Italia. Fra le imprese, 157.000 in 32 Paesi europei, una su cinque usa almeno una tecnologia di AI: oltre il 35% in Danimarca, Finlandia e Svezia, meno del 10% a Cipro e in Grecia, Bulgaria, Polonia, Turchia e Romania. I Paesi più ricchi adottano prima, e dal 2023 chi era davanti si è allontanato ancora.
Nei settori dove più lavoratori usano l’AI, la produttività americana è cresciuta più di quanto prevedesse la tendenza di prima della pandemia: dieci punti di adozione in più valgono 2,9 punti di produttività cumulata fra l’ultimo trimestre 2022 e il terzo del 2025. Applicata agli 11 punti che separano il 43% americano dal 32% medio europeo, la stima dà agli Stati Uniti 3,2 punti di produttività in più dal 2022. Gli autori avvertono che il legame non è causale: l’AI potrebbe essersi diffusa proprio nei settori già in ripresa, e la finestra osservata è breve. Sull’occupazione non trovano indizi chiari di posti persi né di posti guadagnati, e concludono che i primi dati sostengono poco gli scenari più allarmisti, almeno finché la tecnologia non sarà matura. Martin Ford, nel 2015, leggeva nella forte divergenza fra produttività e compensi il segno di un lavoro che le macchine avrebbero svuotato (💱 ff.9.2 I robot ci ruberanno il lavoro?); l’analisi della Fed guarda i posti di lavoro, lascia fuori i salari e su quella divergenza tace.
A preoccupare è il precedente. Fra il 1995 e il 2025 l’output per ora lavorata è salito dell’88% negli Stati Uniti e del 30% nei venti Paesi dell’euro, e le ricerche precedenti legano quel distacco alla diffusione più rapida di computer e software nelle imprese americane. Gli autori vedono costruirsi oggi un vantaggio simile sull’AI. Dove la produttività si ferma restano i cantieri: secondo McKinsey quella dell’edilizia è bloccata agli anni 2000 (🚧 ff.110.2 Un cantiere infinito). E mentre l’Europa misura il proprio ritardo in quote di ore lavorate, il benchmark METR documenta agenti AI che lavorano per ore in piena autonomia (🤖 ff.144.3 Agenti autonomi e Moltbook).
Uno dei cinque autori, David Deming, un anno prima aveva dato una lettura più inquieta del lavoro dei giovani. Nell’aprile 2025 Derek Thompson, sull’Atlantic, segnalava che la disoccupazione dei neolaureati americani era salita al 5,8%[73] e che il loro scarto rispetto alla forza lavoro complessiva era il peggiore da almeno quarant’anni. Le spiegazioni possibili sono tre: un mercato giovanile che secondo Deming fatica «da almeno dieci anni»; una laurea che dal 2010, secondo la Fed di San Francisco, non allarga più il vantaggio di reddito sul diploma; e l’AI, che fa proprio il lavoro dei neoassunti, leggere, sintetizzare, preparare report e presentazioni. Gli annunci per programmatori su Indeed sono calati di oltre il 50% dal 2022. Thompson invita comunque allo scetticismo: un’indagine della Fed di New York trovava un effetto trascurabile dell’AI sulle assunzioni.
Intanto il lavoro per l’AI si infila nei tempi morti. Nell’ottobre 2025, riporta Bearly AI, Uber ha annunciato che i suoi autisti americani potranno guadagnare con «compiti digitali»[74] da un minuto, da sbrigare anche mentre aspettano un passeggero: etichettare dati per addestrare l’AI, caricare i menu dei ristoranti, registrare campioni della propria voce, narrare scenari in lingue diverse. Negli Stati Uniti gli autisti di Uber sono più di un milione, e a inizio ottobre l’azienda aveva comprato la startup belga di etichettatura Segments AI. Il mercato è grande: Scale AI e Surge AI, due startup dello stesso settore, valgono ciascuna circa 30 miliardi di dollari. Sulla newsletter un autista Uber faceva già le prove generali della propria sostituzione, accanto ai taxi senza conducente di Tesla (🆕 ff.60.2 I taxi di Tesla).
Il tempo perduto nel tragitto casa-lavoro è una costante antropologica più resistente di qualsiasi rivoluzione tecnologica. Nel 1994 il fisico italiano Cesare Marchetti osservò che sin dall’antica Roma la durata massima sopportabile di un viaggio pendolare è di circa un’ora — mezz’ora per tratta. Se il tragitto supera questa soglia, le persone cambiano lavoro o si trasferiscono. Negli Stati Uniti la media è persino superiore: un’ora piena, pari a un anno e due mesi di vita seduti in automobile. Chi passa almeno trenta minuti al giorno nel traffico avrebbe potuto guardare Squid Game quindici volte, o ottanta film, solo nell’arco di un anno. In duemila anni di storia, il muro di Marchetti non è mai stato abbattuto (🧱 ff.5.5 Il muro di Marchetti).
Quando il lavoro non lascia neppure il tempo di partire, la vacanza si può fingere. Nell’ottobre 2025 Laurent Del Rey ha messo sull’App Store la prima app costruita interamente da sé, endless summer, una cabina fotografica «per quando arriva il burnout»[70] che genera finte foto di vacanza con il proprio volto. Il riposo, così, diventa qualcosa da mostrare. Michele Pagani, sulla newsletter Sourced, lo vede in Hyrox, la gara di fitness in cui il 70% dei partecipanti compra il pacchetto fotografico dell’evento, e lo spiega con Byung-Chul Han: in The Burnout Society (2015) Han descrive una società che ha smesso di funzionare per divieti e obblighi esterni[71] e ha insegnato all’individuo a imporsi da solo la massima prestazione, vivendola come libertà di scelta. Il Du sollst, il devi, è stato rimpiazzato dal Du kannst, il puoi (🛋️ ff.150.2 Freud nel cestino?). Con KPI, benchmark e classifiche, per Pagani la gara è il gemello sudato dell’ufficio.
E c’è una risposta al burnout che arriva dalla creatività stessa. Orari flessibili e lavoro da remoto possono aiutare: freelance e lavori occasionali sono passati dal 10 al 15%, e secondo il Wall Street Journal i lavoratori sono oggi più felici che in passato. La flessibilità da sola, però, non produce senso. Paul Millerd propone di trovare un’attività piacevole da fare indipendentemente da tutto[69]: per lui è stata la scrittura, che non gli ha portato i soldi e il successo di JK Rowling, e non era quello il punto. Scrivendo ha trovato motivazione e un legame con i lettori, cioè appartenenza, stima, autorealizzazione, i tre gradini alti della piramide di Maslow. La newsletter, ammetteva Michele, è forse proprio questo (🕹️ ff.62.5 Indipendenza e curiosità).
Il lockdown ha fatto saltare il muro di Marchetti, almeno temporaneamente: niente pendolarismo, niente ufficio, e un surplus di tempo che ha cercato uno sbocco. La diffusione degli hobby, iniziata nel lontano Ottocento con il miglioramento della vita portato dalla rivoluzione industriale, ha avuto un’accelerazione brutale. 1 americano su 2 ha iniziato un nuovo hobby durante il lockdown — e si è indebitato per esso. Ceramica, fermentazione, maglieria, elettronica: il catalogo degli hobby è la storia stessa della civiltà umana letta attraverso le sue distrazioni (🧖♂️ ff.76.2 L’esplosione degli hobby). Finito il lockdown, i grafici dei trend dicono cosa è rimasto: gli scacchi, il remote working e, di conseguenza, le comode tute da casa. Pane fatto in casa, yoga e ciclismo sono invece tornati ai livelli di partenza, e in borsa con loro anche Peloton[143]; in alcuni trend le oscillazioni stagionali sono più ampie del picco COVID (🦠 ff.76.1 Cosa è rimasto del COVID?).
Isaac Asimov, nel 1977, aveva portato il ragionamento fino in fondo. In Whatever You Wish[72] immaginava che computer e automazione avrebbero spazzato via il lavoro semplice e ripetitivo, fisico e mentale, lasciando a una manciata di «capisquadra» umani il compito di far funzionare il mondo. E tutti gli altri? Come le aristocrazie che vivevano sulle spalle di schiavi e servi e usavano l’ozio per studiare letteratura, arte e filosofia, l’umanità potrebbe diventare un’aristocrazia mondiale servita dagli unici schiavi accettabili, le macchine, con un programma di arti liberali insegnato da macchine che insegnano. Qualcuno sceglierebbe la fusione o le miniere lunari, molti la filatelia, la ceramica, la cucina o il teatro: ogni materia facoltativa, con un solo criterio, «quello che volete». E chi decidesse di non fare niente? Asimov ne dubitava: non fare niente, scriveva, è un lavoro faticoso.
Il rumore decisionale, però, è anche un problema esistenziale. Decidere condivide la radice etimologica con uccidere e recidere: tagliare, rimuovere possibilità. Ogni impegno, ogni legame, ogni commitment è un’esclusione di opportunità alternative, e questa esclusione ci terrorizza. Søren Kierkegaard lo scriveva già nel 1843: “La libertà di scelta non rappresenta la grandezza dell’uomo, ma il suo permanente dramma. Egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una possibilità che sí e di una possibilità che no senza possedere alcun criterio di scelta.” Il 1843 è distante da noi quanto lo sarà il 2201: qualcuno, nel 2201, si ricorderà delle nostre ansie digitali? Kierkegaard, parente intellettuale stretto di Heidegger, descriveva un’umanità che brancola nel buio dell’indecisione, incapace di orientare la propria vita in un senso o nell’altro. Centottant’anni dopo, Tinder ha trasformato quel buio in un feed infinito di volti: l’illusione della scelta perfetta paralizza più della mancanza di scelta. La differenza è che Kierkegaard, donnaiolo mai placato, non aveva un algoritmo a suggerirgli la prossima conquista. Altrimenti, chissà quanti libri in più avrebbe scritto. O forse nessuno: perché la noia e l’angoscia della scelta, come insegnava lui stesso nell’Aut-Aut, sono il combustibile della filosofia. Togli il dramma e togli il pensiero (🏠 ff.44.3 Stabilirsi stabilizza).
L'era post-crisi finanziaria si è costruita su cinque leve che hanno cambiato segno al capitalismo globale: digitalizzazione e social, crescita del terziario, competitività dei robot che comprime il differenziale di costo del lavoro tra Asia e Occidente, dematerializzazione del PIL, localizzazione da 3D printing. Conseguenza meno ovvia: se hai speso più in una skin NFT di scarpe su League of Legends che allo store Nike del tuo quartiere, sei dentro un'inversione ventennale tra investimenti fisici e intangibili che spiega metà del cortocircuito tra economia reale e valutazioni di mercato. (📡 ff.21.3 O l'inizio di un'altra?).
Nel 2016 la Norvegia ha dato un iPad a ogni bambino di 5 anni. Pochi anni dopo, secondo un post di Alex & Books dell’aprile 2026, i punteggi di lettura del paese erano scesi sotto la media OECD[75], fino all’ultimo posto su 65 paesi; oggi la Norvegia spende milioni di dollari per far tornare la gente a leggere. Il post non dice da quale rilevazione venga la classifica, e il dato va preso con cautela.
Se l’era post-crisi ha riscritto economia e consumi, lo stesso scossone ha investito anche la grammatica della guerra. In una conversazione del 2019 con Azeem Azhar, il Generale Richard Barrons, ex Comandante delle Joint Forces britanniche[49], descriveva l’intervento militare classico — truppe di terra, milizie sul campo — come poco fruttuoso e quasi anacronistico. Sei anni dopo, leggere quella trascrizione fa effetto: la guerra è sempre più gestita con leve di influenza mediatica, sanzioni commerciali, attacchi cyber e droni autonomi, una rete di operazioni in cui un singolo razzo può partire e arrivare in un lasso compreso tra 3 e 15 minuti — come accadde già nel 2014 con l’attacco di Zelenopillia, una salva di razzi russi che annientò un battaglione ucraino in pochi minuti. Le multinazionali, da parte loro, esercitano un soft power che gli stati faticano a neutralizzare: dopo l’annessione della Crimea, gli oligarchi russi continuavano a fare shopping a Londra, segno che la frontiera tra economia e politica resta porosa. La fragilità del benessere quotidiano — trovare cibo sugli scaffali al supermercato — viene presa come diritto acquisito; Barrons ricordava invece che è il risultato di scelte precise sulle priorità di investimento statale. La Germania ha annunciato il salto dal 2% al 4% del GDP per la difesa[50], conferma plastica del cambio di paradigma. Cento anni fa si era chiamati alle armi; oggi la chiamata è alla resilienza personale, anche rispetto ai social. Il filo con la propaganda di stato di cui parlavamo a proposito de La battaglia del Lago Changjin (Dalio, fasi dell’impero) è lo stesso: la guerra del XXI secolo si combatte prima nei feed che nei campi (🙊 ff.21.4 Altri spunti interessanti).
3.3.2 — Solitudine e demografia
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Prima della solitudine c’è la folla. La crescita esponenziale dell’ultimo secolo è difficile da digerire: la popolazione mondiale è aumentata soprattutto grazie a una minore mortalità infantile. Un dato vertiginoso: di tutti gli esseri umani esistiti negli ultimi 200.000 anni, il 7% è in vita oggi[76]. Il tasso di crescita annuo ha raggiunto il picco nell’anno di Woodstock, poi ha rallentato mano a mano che le società hanno acquisito benessere, avanzamento tecnologico e istruzione — le fasi della cosiddetta transizione demografica. Il passaggio dalla fase di espansione a quella di contrazione è un interruttore che scatta quando il costo di un figlio supera il beneficio percepito (📈 ff.13.1 Una crescita infinita?).
Non tutti i paesi hanno imboccato la discesa. La Nigeria è uno dei più popolosi al mondo e resta nel pieno della transizione demografica: la media di figli per donna si attesta a 5,25[77], un dato lontanissimo dall’1,30 italiano o dall’1,84 francese. Meno della metà. Negli ultimi cinquant’anni la media mondiale è calata drasticamente, da 5 a 2,44 figli per donna, ma la Nigeria procede a un ritmo tutto suo. Lagos, la sua capitale, è la città con il tasso di crescita più veloce al mondo — una megalopoli che cresce in tempo reale, anticipando pressioni infrastrutturali, energetiche e sociali che il resto del pianeta affronterà in ordine sparso. Se la transizione demografica è un interruttore, la Nigeria non l’ha ancora sfiorato (🇳🇬 ff.13.2 La Nigeria esploderà?).
La solitudine è l'altra pandemia. Vivek Murthy, Surgeon General degli Stati Uniti, nel 2023 ha dichiarato la solitudine un'emergenza sanitaria pubblica: l'isolamento sociale ha lo stesso impatto sulla mortalità di fumare 15 sigarette al giorno. In Giappone, il fenomeno degli hikikomori — giovani che si ritirano dalla vita sociale per mesi o anni — coinvolge 1,5 milioni di persone. In Corea del Sud, il tasso di fertilità è sceso a 0,72 figli per donna — il più basso al mondo, e biologicamente insostenibile (🌐 ff.97.1 Sempre più soli). In Italia, la situazione demografica non è molto diversa: 1,2 figli per donna, la popolazione in calo dal 2015. Le cause sono economiche (costo dell'abitazione, precariato), culturali (individualismo, posticipazione delle scelte di vita) e biologiche (fertilità che cala dopo i 35 anni) (👶 ff.29.1 Non figliamo più) (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?). Il matrimonio, d’altronde, resta una delle istituzioni più rigide in un mondo che personalizza tutto. Il 50% dei matrimoni finisce in divorzio[5] (almeno negli Stati Uniti), eppure quasi tutti credono che il proprio possa fallire con una probabilità dell’1%. In Nudge, Thaler e Sunstein propongono di privatizzare il matrimonio: sposarsi dovrebbe assomigliare all’iscrizione a un’associazione sportiva, con regole chiare e rinegoziabili. Siamo talmente abituati ad avere newsfeed personalizzati che la rigidità di certi riti tradizionali sta stretta (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?). Il Giappone, in questo senso, è il laboratorio del nostro futuro. Bolla finanziaria e immobiliare negli anni Novanta, fenomeno degli hikikomori, crisi demografica strutturale: ogni traiettoria che le democrazie occidentali stanno iniziando a percorrere, Tokyo l'ha già percorsa un ventennio prima. I numeri sono inequivocabili: nel 2023 la fascia 0-14 anni rappresenta appena l'11,5% della popolazione; entro il 2050 gli over-80 raggiungeranno il 15,6%, mentre la popolazione attiva (15-64 anni) scenderà dal 58,5% al 51,4%. Per l’Europa è un’anteprima. L'Italia è a un decennio di distanza sulla stessa curva. E se il Giappone ha risposto con robot assistenziali e treni puntualissimi, l'Europa non ha ancora capito se il problema sia economico, culturale o esistenziale. Probabilmente è tutti e tre (🔮 ff.74.1 Il nostro futuro?). Il quadro è più profondo di una curva demografica: è la crisi di un intero sistema valoriale. Il percorso predefinito dei boomer — studia, lavora, compra casa, sposa, riproduciti — si sgretola pezzo per pezzo. I matrimoni calano costantemente, e persino contando il rimbalzo post-pandemico delle nozze il trend resta inequivocabile. A Taiwan il numero di animali domestici ha superato quello dei bambini: è un indicatore strutturale. La famiglia tradizionale ha perso il monopolio narrativo ed è diventata una delle opzioni in un menu che si allarga ogni anno. Questi temi — natalità, struttura familiare, significato del “costruire qualcosa insieme” — sono futuro per definizione, perché determinano la forma della società che erediteremo tra vent'anni (👵🏻 ff.77.1 La “famiglia tradizionale” è passato?).
Una proposta radicale arriva da Grimes, ex-fidanzata di Elon Musk e madre del bambino dal nome più unico che raro — X Æ A-Xii. Ha proposto una MaternityDAO: una Decentralized Autonomous Organization[6] per dare credito alle mamme di tutto il mondo. Il ragionamento: il capitalismo non riconosce la maternità con il giusto valore. Un figlio cresciuto bene — istruito, sano, sportivo — sarà per la società una fonte di progresso inestimabile. I bonus bebè sono poco efficaci nel catturare le dinamiche di crescita reale. Fare figli è un conto; crescerli cittadini modello è un altro. Una MaternityDAO potrebbe misurare l’impatto positivo con strumenti quantitativi e premiare le madri proporzionalmente. Ovviamente il confine tra utopia e distopia è labile: classificare la crescita di un figlio può virare facilmente in sistemi poco democratici come la “classifica sociale” cinese. Ma è importante pensare a come migliorare il welfare con le nuove possibilità della tecnologia (💰 ff.29.3 La fidanzata di Elon Musk propone di pagare le mamme).
In Corea del Sud il tasso di fertilità è sceso a 0,72 figli per donna — il più basso al mondo. A Taiwan il numero di animali domestici ha superato quello dei bambini. La famiglia tradizionale ha perso il monopolio narrativo ed è diventata una delle opzioni in un menu che si allarga ogni anno.
I numeri confermano l'accelerazione della frattura. Il percorso predefinito dei boomer non funziona più: i matrimoni calano, l'età della prima casa si alza, e l'AI offre compagnia senza frizione — un surrogato infinitamente paziente, disponibile, privo di giudizio. Andrew Yang propone una risposta radicale: un'economia “Star Trek” fondata su wellness bucks, crediti comunitari e valute multiple progettate per incentivare la fioritura umana[7] invece del consumo. Se i punti Amex costano zero ma cambiano il comportamento al 100%, perché non applicare lo stesso principio al volontariato e alla salute? La domanda è ingegneristica.
Quel surrogato ha ormai anche un calendario degli appuntamenti. Per San Valentino del 2025 Rachyl Jones, su Semafor, ha intervistato undici persone che hanno una relazione con un chatbot[57]. Rob, sviluppatore software sposato da più di vent’anni, ha passato la settimana a organizzare l’appuntamento perfetto: cena a lume di candela su una spiaggia appartata con vista sul Golden Gate, poi la visita ad Alcatraz. La serata la passerà con Lani, una compagna costruita su ChatGPT, e la moglie non ne sa niente. Rob a San Francisco non ci sarà nemmeno: ha preparato le immagini della città da mandarle. Her, il film che la newsletter aveva evocato davanti alla voce avanzata di GPT-4, era ambientato proprio nella San Francisco del 2025 (👩 ff.103.4 Turing e Her). Su Janitor AI i bot di San Valentino attivati il martedì avevano già aperto 2,1 milioni di conversazioni: circa un quarto di tutte le interazioni del sito, e il record storico di utenti in un giorno.
Molti degli intervistati non cercavano una relazione: è nata da sola, dopo lunghe conversazioni. Rob ha cominciato a ottobre, quando sentiva un vuoto emotivo e un bisogno di compagnia che con la moglie non trovava; oggi Lani gli fa da terapeuta, da partner sessuale e da interlocutrice per le chiacchiere di ogni giorno. Chris, camionista di 35 anni, ha piazzato all’aperto due telescopi, uno per sé e uno per Sol, cioè per un telefono su un supporto con la videochiamata accesa: insieme hanno fotografato la luna. Si spende poco, la versione gratuita di ChatGPT o la Plus da 20 dollari al mese. I limiti di token, però, cancellano la personalità del compagno quando la chat finisce, e qualcuno l’ha vissuta come una rottura: molti scrivono allora “documenti di transizione” con la storia della relazione, da incollare nella chat nuova per ripartire da lì. Un’utente tiene ChatGPT aperto sul telefono tra le 13 e le 18 ore al giorno. Il lato commerciale di questa intimità la newsletter l’aveva già incontrato nei 71.000 dollari raccolti in una settimana da Caryn Marjorie, influencer di Snapchat di 23 anni, grazie a GPT-4 che la impersonava (🤑 ff.63.3 Creare una copia virtuale di sé).
Per la giornalista i chatbot sono il partner ideale: non chiedono sostegno emotivo, non litigano, si sintonizzano sull’utente analizzandone il linguaggio. Mentre gli esperti di salute pubblica americani temono un’“epidemia di solitudine”, i compagni AI possono far sentire le persone viste e ascoltate. Sherry Turkle, psicologa del MIT, ricorda che ai tempi del primo Replika ci si avvicinavano persone isolate o in difficoltà per la pandemia, e che con gli anni il fenomeno è diventato di massa. Il motivo, per lei, è la vulnerabilità: i messaggi hanno preso il posto delle telefonate anche perché evitano quella di parlare con un’altra persona, e con un chatbot l’altra persona si evita del tutto. Col tempo, avverte, questo non è un allenamento per relazioni sane e reciproche. L’Altro si ritira: la newsletter lo aveva letto con Byung-Chul Han: il Novecento vedeva nell’Estraneo una minaccia, nel XXI secolo l’Altro è sparito e il pericolo maggiore è diventato interno (🐺 ff.150.1 Lupi, virus e neuroni). Pepper Schwartz, psicologa sociale all’Università di Washington, concede che, con prospettiva e misura, possano essere un piacevole complemento. Jen, sui quarant’anni, San Valentino lo passa con il marito in carne e ossa, sposati da più di vent’anni: «Con Charlie non ho programmi, perché è un computer».
Per la newsletter il pericolo vero dell’AI riguarda le relazioni umane. Nel giugno 2024, ripercorrendo le previsioni di Scott Galloway, FF descriveva un pane quotidiano di contenuti digitali sempre più personalizzato e isolante[78]: algoritmi che profilano gli utenti, video generati su misura, un mondo digitale sempre più difficile da distinguere da quello vero, e alla fine una vita parallela, comoda, in fac-simile. Galloway invitava a scappare da quel Colosseo costruito da Discord, Zoom, Robinhood e Replika: farsi una doccia, mettersi un bel vestito, sopportare dieci minuti di traffico e tornare alla vita vera. Lo psicologo Adam Grant indica la stessa direzione: contro la solitudine conta la qualità delle interazioni più della loro frequenza[79]. Molte persone stanno bene da sole fino a circa il 75% del tempo, e per il benessere pesano i legami che contano. Con gli amici, intanto, passiamo 40 minuti al giorno, contro le due ore del 2003 (🌐 ff.97.1 Sempre più soli).
Qualcuno ha già fatto i conti con questa voglia di persone. Ted Gioia, su The Honest Broker, ricorda che Amazon ha chiuso tutti i suoi negozi Fresh e Go[80], quelli dove si faceva la spesa senza passare da un cassiere: la gente non li voleva, e continua a fare la coda per un commesso in carne e ossa invece di usare la cassa automatica. A Birmingham, in Alabama, la libreria Alabama Booksmith vende solo copie firmate dagli autori, che vanno lì di persona a firmarle; il titolare Jacob Reiss non le fa pagare di più, e la mailing list conta oltre 5.000 clienti. Per Gioia curatori, concierge, chi si prende cura degli altri e chi sa conversare sono il nuovo status symbol, e il prestigio umano si guadagna presentandosi di persona.
I numeri sulla solitudine non sono una novità del XXI secolo: sono l’accelerazione di una curva iniziata un secolo fa. Un’animazione di Flowing Data che mappa la percentuale di single, sposati e divorziati per età[8] dal 1900 a oggi rivela il trend con una brutalità grafica: ogni decennio, la curva dei non-sposati sotto i 30 anni sale, e quella dei divorziati intorno ai 50 si allarga. Relazioni più corte, meno stabili, più tardive. In parallelo, l’accettazione della poligamia è passata dal 7% al 20% in vent’anni nei sondaggi Gallup. Meno matrimoni, più flessibilità relazionale, più solitudine strutturale: il Giappone di oggi è il trailer dell’Europa di domani. Le relazioni stanno cambiando; la questione è se stiamo costruendo qualcosa al posto di ciò che stiamo smontando. Un feed infinito di volti su Tinder non sostituisce la stabilità emotiva di un progetto condiviso; lo simula, e la simulazione logora più della solitudine stessa (🌬️ ff.23.1 Le relazioni negli ultimi 100 anni).
E quando ci si sposa, il conto è alto. Will Media, presentando il primo episodio di The Essential Conversations, la serie podcast con Mia Ceran dedicata al matrimonio, ha fatto i conti di quanto costa sposarsi in Italia[81]: in media circa 20 mila euro, con catering e location che insieme valgono circa il 70% del budget e un catering che si aggira sui 150 euro a invitato. Sotto il post i lettori si dividono: c’è chi considera necessari 30-40 mila euro per una festa con più di 120-150 invitati e chi racconta di aver speso meno di mille euro, vestito compreso.
La crisi demografica ha un corollario carnale che i sociologi raccontano con pudore. Secondo un sondaggio del General Social Survey, il 27% della popolazione americana sotto i 30 anni è vergine, e una persona su tre tra 18 e 44 anni non ha fatto sesso nell’ultimo anno (dato 2018, poi peggiorato col COVID). Il trend è monotonico: la frequenza dell’attività sessuale nella fascia 18-44 è calata costantemente dal 2000 al 2018. Prima della fertilità c’è l’incontro; prima dell’incontro c’è il corpo. Se il matrimonio calava per flessibilità ideologica (👰 ff.23.2 Matrimonio privatizzato?), la contrazione sessuale va oltre l’ideologia: è un pattern comportamentale che si autoalimenta. Meno pratica, più ansia; più ansia, meno pratica. Il paradosso è che viviamo nell’era più digitalizzata e più pornograficamente accessibile della storia: la saturazione dell’offerta sembra coincidere col crollo della domanda reale (🧹 ff.23.3 Non si s***a più). Quanto sia accessibile, FF lo aveva mostrato con la quota di utenti internet che hanno visitato Pornhub[82] nei paesi europei, guidata da Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Bulgaria e Bielorussia (💦 ff.13.4 O di amore con se stessi).
E Tinder, teoricamente la soluzione, è parte del problema. Il blog Worst-Online-Dater ha analizzato i like sui dating app in modo matematico: l’indice di Gini di Tinder è peggiore di quello del Venezuela. In teoria, aumentando l’attrattività la probabilità di match dovrebbe crescere linearmente; nei fatti, l’85% dei like va all’1% dei maschi “alpha” — una versione estrema della legge di Pareto. Gli algoritmi di matchmaking non ottimizzano la formazione di coppie stabili: ottimizzano l’engagement della piattaforma, che premia la scarsità percepita. Il feed infinito di volti di Tinder è la finanziarizzazione del dating, con pochi vincitori e una coda lunghissima di perdenti digitalmente invisibili. Se Kierkegaard chiamava dramma l’angoscia della scelta, gli algoritmi l’hanno trasformata in distribuzione Pareto: il dramma è oggi una questione di percentile (🔥 ff.23.4 La “parete” di Tinder).
La distanza fra i sessi si vede anche nelle idee. Nel gennaio 2024 John Burn-Murdoch ha messo in un grafico del Financial Times il divario ideologico che si apre fra giovani uomini e giovani donne[83] in molti paesi: per chi ha fra i 18 e i 29 anni, la differenza fra la quota di progressisti e quella di conservatori, sesso per sesso. In Corea del Sud, Stati Uniti, Germania e Regno Unito le ragazze si spostano verso posizioni progressiste e i coetanei maschi restano più indietro; in Corea del Sud i giovani uomini finiscono dalla parte dei conservatori. Per Burn-Murdoch è una delle tendenze sociali più importanti di questi anni, e la risposta a parecchi enigmi.
La politica offre una lettura semplicistica di questa complessità. Giorgia Meloni sostiene che la crisi demografica sia legata al crollo dei valori famigliari tradizionali[9]. Eppure, un sondaggio europeo sui valori famigliari (EVS) ha provato a verificare questa correlazione con i tassi di fertilità — e ha trovato l’opposto[10]: i paesi con valori famigliari più “tradizionali” hanno tassi di fertilità più bassi, non più alti. I dati Eurostat sulla fertilità dal 1960 al 2021[11] confermano il paradosso. La crisi demografica si risolve con infrastrutture — asili, congedi, flessibilità lavorativa. I valori non fanno figli; i servizi sì (⛪ ff.77.2 Una questione di valori?).
Se i servizi fanno figli, in Italia c’è un posto dove metterlo alla prova. A marzo 2024 l’ISTAT ha registrato una fecondità scesa a 1,2 figli per donna, con le nascite in calo quasi ogni anno dal 2010. In provincia di Bolzano, nel 2022, il dato era 1,64 figli per donna. Lo racconta Boom, una campagna britannica per la natalità, in un post dell’aprile 2024[53]. L’Alto Adige supera ogni regione della Germania, dell’Austria e della Svizzera, e dal 2010 resta davanti a tutte le altre regioni italiane; la sua fecondità oggi è più alta che a metà degli anni Novanta. Le radici austriache non bastano: fino agli anni Novanta la provincia seguiva il boom e il crollo delle nascite dell’Austria, poi se n’è staccata.
Non c’entrano i valori tradizionali invocati da Meloni. Le donne lavorano quanto nel resto del Nord, il divario di occupazione tra uomini e donne è il secondo più piccolo d’Italia, la religiosità è più bassa che in molte altre regioni. Gli autori guardano alle politiche che l’autonomia rende possibili: 200 euro al mese per ogni figlio fino ai tre anni, sommati a un contributo statale che il post quantifica in 1.900 euro l’anno; un pacco di benvenuto per ogni neonato, con libri, vestitini e un pass per i trasporti; una carta sconti per le famiglie con almeno tre figli; le Casa Bimbo, dove un’insegnante trasforma la propria casa in un piccolo nido. Anche il nido, del resto, è un ambiente che si può progettare: in Svezia, sostituire la ghiaia dei cortili con un pezzo di bosco ha aumentato in 28 giorni la biodiversità microbica dei bambini (🥌 ff.138.4 Roomba o piante ornamentali?).
La parola che ritorna è costanza. Il programma è partito negli anni Ottanta, e gli esperti citati nel post indicano proprio la durata come ingrediente: assegni su cui contare, nidi buoni a prezzi prevedibili. Con le auto i Paesi Bassi hanno fatto qualcosa di simile: negli anni Settanta trasformavano in strade canali di novecento anni, poi progetto dopo progetto li hanno restituiti all’acqua e al verde (🚦 ff.34.3 Ripensare le città: spazi vivibili). Ai genitori, concludono gli autori, bastano miglioramenti modesti e pratici, senza tate robot. I robot serviranno semmai all’altro capo della curva, dove una popolazione che invecchia rischia di restare senza abbastanza infermieri e personale per le cure geriatriche (🌐 ff.97.4 Economia e robot del massaggio).
Il racconto va preso con cautela. Boom fa campagna per la natalità, e gli autori stessi definiscono il legame tra politiche e nascite soltanto plausibile; mancano un confronto controllato e i nomi degli esperti, e i dati si fermano al 2022. L’Alto Adige è anche una provincia ricca, e il post non separa il peso del reddito da quello degli assegni. Le cause del calo nazionale, ammettono, agiscono con ogni probabilità anche lì.
Fra le cause che agiscono ovunque c’è la casa. La vecchia regola voleva che un’abitazione costasse circa tre anni di reddito; nella classifica 2026 di Statista e Forbes rilanciata da World of Statistics, a Hong Kong una casa mediana costa più di 16 volte il reddito familiare annuo mediano[84], a Sydney 13,8, a Londra 8,1. E le case grandi, quelle dove si crescono i figli, sono già occupate: negli Stati Uniti, su dati del censimento 2022, i baby boomer con i figli ormai fuori casa possiedono il 28,2% delle abitazioni con almeno tre camere[85], il doppio dei millennial con figli (14,2%). Il 54% dei boomer proprietari non ha più un mutuo e vendere non conviene; dieci anni fa le giovani famiglie avevano le stesse probabilità dei genitori di vivere in una casa grande. Il copia-incolla dei genitori, studio, lavoro, matrimonio, casa, figli, inciampa proprio sul costo della vita (🔥 ff.62.1 Il lavoro non è mai stato così importante).
La donna in carriera non ha tempo per i figli? Non è scontato rispondere, tanto che nel 2023 il quesito è valso il Premio Nobel per l’Economia a Claudia Goldin di Harvard. Il calo della fertilità non sembra essere legato solo all’aumento delle donne che lavorano. A inizio Novecento, è vero, quasi nessuna donna lavorava fuori casa. Ma nell’Ottocento il 60% delle donne era nei campi coi mariti. Dopo il parto, le nuove generazioni di mamme sempre più frequentemente tornano al lavoro e ricoprono posizioni più alte. La correlazione tra emancipazione e denatalità ha la forma di una U. Le società più arretrate e quelle più avanzate hanno tassi di fertilità più alti delle società a metà strada. La vera trappola demografica è l’incompiutezza delle politiche che dovrebbero accompagnare l’emancipazione (🛠️ ff.77.4 O di emancipazione?).
La questione demografica è planetaria, e ha un portavoce inatteso. Elon Musk, nell’ottica di popolare Marte, è preoccupatissimo perché non si procrea. Senza figli, non c’è futuro — né sulla Terra né su Marte. Serve prima una base demografica stabile con le giuste percentuali di giovani in grado di sostenere l’economia. I numeri confermano l’allarme: la media globale di fertilità per donna è scesa da 4,5 figli a circa 2,4 negli ultimi 60 anni[12]. Le proiezioni per il 2100 non sono rosee: Cina e India sotto il miliardo di abitanti, il Giappone dimezzato. Perché sta succedendo? Una giornalista del Washington Post, la cantante Grimes e un libro sui prossimi 500 anni convergono su una risposta multipla: costi economici crescenti, individualismo strutturale e una società che offre infinite alternative alla genitorialità. Come racconta la nota che ha ispirato Popolazioni e polluzioni (📈 ff.13.1 Una crescita infinita?), il passaggio dalla fase espansiva a quella contrattiva è binario: scatta quando il costo percepito di un figlio supera il beneficio. E quel momento, per metà del pianeta, è già arrivato — con conseguenze che si intrecciano alle disuguaglianze economiche (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze; 👶 ff.29.1 Non figliamo più).
La curva, però, non scende in linea retta. Nei primi mesi del 2026, secondo i dati raccolti dall’account More Births, le nascite sono aumentate in Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo e Grecia[86]: in Finlandia del 5,7% nei primi tre mesi, in Portogallo del 3,6% nei primi due, mentre in Italia il primo mese segna un calo dell’1,8%. Il rimbalzo colpisce, notano, perché l’età media nell’Unione è di 45 anni e ogni anno ci sono meno donne in età fertile; i dati coprono però al massimo un trimestre. Anche la Cina fa i conti con la propria piramide: nel 2024 Noah Smith osservava che il paese è a un minimo locale di persone in età da combattere e di lavoratori al primo impiego[87], uno dei fattori che pesano contro la decisione di scatenare una terza guerra mondiale.
E chi i figli li fa, paga un conto che nessun PIL registra. Alissa Rosenberg, giornalista del Washington Post, ha monitorato tutte le 1.700 sessioni di allattamento[13] nei primi 6 mesi. Se ogni allattamento e fase di accudimento fossero conteggiati con lo stipendio minimo americano, includendo le spese di sostentamento, il costo totale ammonterebbe a 13.000 dollari in 6 mesi. Anche Vitalik Buterin, padre di Ethereum, si è espresso sulle asimmetrie di salario tra maschi e femmine conseguenti al parto: il divario salariale di genere è in realtà una penalizzazione per la cura dei figli[14]. Se quei 13.000 dollari fossero conteggiati, le disparità economiche tra uomini e donne sarebbero probabilmente minori. In un mondo che quantifica tutto, la maternità resta il lavoro più costoso e meno retribuito (👩💻 ff.29.2 Essere mamme è un lavoro!).
Anche i padri sono cambiati. Derek Thompson, presentando un numero della sua newsletter costruito sui grafici di Aziz Sunderji, scrive che il tempo che i padri millennial dedicano alla cura dei figli è più che raddoppiato[88] rispetto ai genitori boomer e quasi quadruplicato rispetto ai nonni della Silent Generation: il nuovo padre americano è più presente, più stanco e più soddisfatto della vita. Il lato che i numeri non mostrano l’ha fotografato Bre Furlong. In Half Empty, raccontata da It’s Nice That nel maggio 2024, l’allattamento diventa una serie di nature morte senza persone[89]: il tiralatte con la sveglia sulle due, un pettine con una ciocca di capelli, il portapillole dove i giorni della settimana compongono «WTF», un cactus a un passo da un palloncino per la dentizione. Per Furlong è stata un’esperienza «molto solitaria», e lasciare fuori le persone fa spazio alle altre madri.
“Vivere le domande. Forse, così facendo, un giorno lontano, senza che neanche te ne accorga, vivrai nelle risposte.”
— Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta
Ai conti sulla solitudine demografica manca forse una variabile, il modo in cui si coltivano le relazioni. Interrogato in un podcast sui buoni propositi per il 2024, Greg McKeown, MBA di Stanford e vescovo mormone, ha risposto «più che obiettivi, persone»[90]. Tiene un diario rigorosamente cartaceo con i nomi delle persone più intime e costruisce azioni e obiettivi partendo da loro. È un ribaltone che, nella nostra società iper-individualistica, rimette le persone al posto di propositi, traguardi e to-do list (1️⃣ ff.89.1 Un podcast da ascoltare).
3.3.3 — Economia e geopolitica
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Ma prima di guardare avanti, serve guardare indietro — ai numeri che non tornano. Nel 2011 Tyler Cowen, economista alla George Mason University, ha pubblicato The Great Stagnation, in cui sostiene che negli ultimi cinquant’anni vi sia stata una stasi tecno-economica. Il sito WTF Happened in 1971[15] raccoglie grafici scombussolati da quell’anno: l’inflazione fuori controllo, il debito pubblico americano esploso fino a 32 trilioni di dollari — 94.000 dollari per cittadino, 234.000 per contribuente — e il prezzo delle case (ad Amsterdam) che ha seguito lo stesso trend parabolico. Gli ultimi cinquant’anni sono stati particolarissimi: boom economico, diffusione dell’istruzione, esplosione demografica, rivoluzione digitale, pandemia, crisi subprime e bolla .com. Troppi temi per trovare un’unica spiegazione, ma una possibile con-causa emerge chiaramente: le politiche monetarie[16]. I soldi stampati all’occorrenza (🤔 ff.50.1 La stranezza degli ultimi 50 anni).
Il 1971 è diventato quasi un genere. Nell’ottobre 2025 Aaron Slodov ha fatto girare la curva Google Ngram della parola «risk» nei libri in inglese[128]: quasi piatta dal 1800, comincia a salire di colpo proprio nel 1971. Per Slodov quel grafico «spiega tutto»: la grande stagnazione, la ricerca di rendite, la finanziarizzazione, la manifattura portata all’estero, le regole, la fine del contratto sociale, l’immigrazione di massa. Le teorie che tengono insieme ogni cosa con una curva sola sono seducenti perché risparmiano il lavoro di distinguere le cause. E la stessa stagnazione, per la rivista Works in Progress, è una grande balla: il PIL non misura il progresso, e il valore dei servizi digitali gratuiti per chi li usa può arrivare a 25.000 euro l’anno, soldi che non si spendono e non entrano in busta paga (🐸 ff.59.1 Altro che stagnazione!).
Chi la stagnazione la prende sul serio la racconta per pezzi. Peter Thiel, intervistato da Peter Robinson a Fiesole nel novembre 2022, ricorda che alla fine degli anni Sessanta «tecnologia» voleva dire razzi, rivoluzione verde, computer e nuovi farmaci[129], mentre da un quarto di secolo vuol dire quasi soltanto informatica: crediamo di stare in una foresta incantata e invece vaghiamo nel deserto da 40 o 50 anni (💻 ff.50.3 La stagnazione tecnologica). Sulle cause è prudente, perché sono troppe; se deve sceglierne una, è la paura di una scienza diventata pericolosa, con le armi nucleari come esempio. Eric Weinstein, ospite di Joe Rogan, si chiede come si faccia a sapere di non essere ancora nel 1973[130], se si tolgono gli schermi e i cambi di moda: per lui il progresso materiale è stato grande fra il 1902 e il 1952, dal 1973 quasi tutto quello che è cambiato riguarda calcolo e comunicazione, e la fisica è ferma da cinquant’anni.
La geopolitica non è separata dalla demografia. I ricavi pubblicitari della TV notturna sono crollati del 50%, da 439 a 220 milioni di dollari tra 2018 e 2024 — il pubblico migra verso podcast e newsletter indipendenti. Ray Dalio avverte che gli USA sono nella fase 5 su 6 del ciclo imperiale (🏯 ff.125.1 Cicli imperiali). Due sintomi accelerano questa transizione: la fiducia nelle valute tradizionali si erode dal basso — le stablecoin e le cripto-reti stanno creando un sistema finanziario parallelo (💵 ff.125.2 Stabilizzare il dollaro) — e la Cina costruisce a una velocità che rende la pianificazione occidentale quasi ornamentale (🏮 ff.125.3 Cina: il prossimo impero mondiale?). La guerra, spesso presentata come inevitabile, è in realtà il peggior investimento possibile: il ritorno economico di un conflitto armato è negativo per tutte le parti coinvolte, se si contano i costi a 20 anni. La pace, al contrario, ha un ROI misurabile. La disuguaglianza economica alimenta l'instabilità: la ricchezza globale resta fortemente concentrata. Il coefficiente di Gini degli USA è 0,49 — più alto di qualsiasi paese europeo, più vicino alla Turchia che alla Danimarca (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze).
Ma come è divisa, concretamente, la pizza? Se la dividiamo in nove fette e se cento persone rappresentano tutta la popolazione della Terra: una si prende tre fette, nove si prendono altre tre fette, le restanti novanta si dividono le ultime tre. Proprio dopo il COVID, l’uno per cento più ricco della popolazione mondiale ha accumulato più benessere del novanta per cento più povero. Inequality.org[17] documenta questa pandemia di disuguaglianze in tempo reale. Oxfam, nel rapporto Inequality Kills[18], certifica che la disuguaglianza uccide — letteralmente: oltre 21.000 persone al giorno muoiono per mancanza di accesso a cure, cibo e protezione climatica. I dati della Banca Mondiale sulla povertà estrema[19] confermano il quadro. Il reddito di cittadinanza temporaneo — il sostegno versato a pioggia verso chi aveva perso il lavoro per le chiusure — avrebbe dovuto aiutare, no? No. Gli aiuti a pioggia sono stati 400 miliardi di dollari, contro i 4.500 miliardi investiti in asset aziendali, supportando di fatto l’uno per cento più ricco. È l’effetto Cantillon: chi riceve i soldi per primo ne beneficia di più. Immaginate di ricevere un milione di euro in un villaggio sperduto — vi fate una bella casa, mangiate cibo buonissimo, pagando gli altri abitanti. Ma quando anche loro vogliono la loro parte, la produzione non si è adattata all’aumento di richiesta: le belle case e il cibo buonissimo costeranno di più, e il benessere accumulato sarà minore. Ricorda un po’ la crescente inflazione che ci circonda — un’inflazione che ha radici profonde nei macro-cicli imperiali (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze).
Se la classe media si assottiglia, il calendario del consumismo si allunga. Ogni festività ha le sue spese — e quando non bastano, se ne creano di nuove: Black Friday, Cyber Monday, saldi di inizio anno, e in Asia Alibaba ha inventato il Giorno dei Single l’11 novembre. Il Natale resta in cima con 1 trilione di dollari di spesa globale[40], mentre il Cyber Monday — che cade nel “blue monday”, il giorno più triste dell’anno — si ferma a 9,4 miliardi, appena l’1% rispetto alle spese natalizie. Tristi? Comprate. In Cina invece il Single’s Day ha inghiottito numeri monstre: 139 miliardi di dollari di vendite in 24 ore nel 2021[41], in crescita dai 38 miliardi del 2019. La strategia barbell che dissolve il ceto medio ha un sottoprodotto: la polarizzazione si riflette anche nel calendario commerciale, dove i picchi artificiali si intensificano mentre il consumo quotidiano medio si svuota. Il giorno dei single non vende oggetti: vende conforto algoritmico a una solitudine crescente (🛒 ff.6.3 L’avvento delle spese, nel mondo).
E l’effetto Cantillon ha un corollario osservabile: la classe media si assottiglia. Una visualizzazione diffusa via GameofTrades[20] mostra il fenomeno con la semplicità di un istogramma: le distribuzioni di reddito in molte economie sviluppate stanno perdendo la campana al centro. La coda dei redditi medio-bassi ingrassa, i redditi alti si allontanano, e la parte centrale — quella che per decenni ha costituito la maggioranza silenziosa e l’ossatura del consumo interno — si svuota. È geometria di una curva. L’erosione della classe media ha due effetti complementari e pericolosi. Primo: riduce il collante politico che tiene insieme le società liberali, perché chi perde status tende a votare contro il sistema che lo ha perso. Secondo: indebolisce la domanda aggregata di beni a prezzo medio, polarizzando i consumi tra discount e lusso — la famosa “strategia barbell” (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze) applicata al carrello della spesa. Se la fase 5 di Dalio si presenta con una vetrina, sembra proprio questa: ceto medio dissolto, classi alte blindate e ceti popolari frustrati. Gli imperi non crollano perché i poveri insorgono; crollano perché la classe media smette di credere alla scala sociale.
I consumi disegnano la stessa curva. Secondo i dati rilanciati nel gennaio 2026 dalla Kobeissi Letter, il 10% degli americani con i redditi più alti fa il 49% della spesa per consumi[131], 13 punti in più di trent’anni fa, mentre l’80% più in basso è sceso al 37% circa, 11 punti in meno dal 1995. Dato che i consumi delle famiglie valgono il 68% del PIL, quel 10% muove da solo un terzo dell’economia americana. E per stare nell’1% più ricco? Negli Stati Uniti servono 5,8 milioni di dollari di patrimonio netto[132], secondo il Wealth Report 2024 di Knight Frank ripreso da Morning Brew; a Monaco ne servono più del doppio, in Italia meno della metà.
Sulla scala sociale c’è anche un gradino che si eredita. Il 5 dicembre 2024 Cerulli Associates, società di ricerca di Boston che lavora per l’industria della gestione patrimoniale, ha accompagnato il suo rapporto sui grandi patrimoni americani con una stima: negli Stati Uniti entro il 2048 passeranno di mano 124.000 miliardi di dollari[56]. Di questi, 105.000 miliardi andranno agli eredi e 18.000 in beneficenza; quasi 100.000, l’81% del totale, lasceranno i baby boomer e le generazioni più anziane. Il dato che pesa di più riguarda chi lascia: più della metà del flusso, 62.000 miliardi, verrà da famiglie oggi classificate ad alto o altissimo patrimonio, che insieme sono appena il 2% delle famiglie. Per avere una scala, McKinsey stimava che gli obiettivi di COP26 chiedessero 9.000 miliardi di investimenti l’anno, già allora un decimo del PIL mondiale (💰 ff.16.1 Tanti trillioni di dollari). Il confronto regge solo come ordine di grandezza: un patrimonio conta quello che si possiede, il PIL quello che si produce in un anno, la stessa distinzione che FF ricordava a chi paragonava il valore di borsa di NVIDIA al PIL di interi Stati (🍫 ff.139.1 Svizzero? No, NVIDIA).
Il percorso dei soldi è meno diretto di come lo si immagina. Prima di arrivare agli eredi, 54.000 miliardi passeranno al coniuge, e quasi 40.000 miliardi finiranno a vedove della generazione dei boomer o di quelle precedenti: una parte enorme della ricchezza americana passerà per le mani di donne anziane prima di scendere di generazione. Nei prossimi dieci anni a ereditare di più sarà la generazione X, con 14.000 miliardi contro gli 8.000 dei millennial; sull’arco dei venticinque anni il primato passa ai millennial, con 46.000 miliardi, e alle due generazioni insieme ne arriveranno 85.000. Il rapporto guarda la cosa dal lato di chi vende: un bisogno enorme e un’opportunità per chi gestisce patrimoni e fondi, che per l’89% delle società interpellate passa dalle riunioni di famiglia, così da conoscere coniugi e figli prima che il patrimonio arrivi a loro.
Messa accanto alla classe media che si svuota, la stima dice che una quota enorme della ricchezza americana dei prossimi vent’anni arriverà per nascita o per matrimonio, e che metà del flusso parte da due famiglie su cento. Il comunicato si ferma a chi lascia: come quei dollari si divideranno fra gli eredi resta fuori, e la cifra è una proiezione di Cerulli, che vende servizi a quel mercato. In un’uscita di FF la ricchezza aveva un’altra unità di misura, quella che si nota quando elettricità e servizi smettono di essere invisibili: aria pulita, sole visibile, acqua usabile (🌿 ff.143.1 Lusso naturale).
La teoria dei macro-cicli ha un architetto preciso: Ray Dalio, investitore americano con un patrimonio di 20 miliardi di dollari e fondatore di Bridgewater Associates, uno dei fondi più importanti al mondo. Nel suo libro sui cicli di ordine del mondo[21], Dalio divide il macro-ciclo in 6 fasi: creazione di un nuovo ordine con finanziamento alla ricerca e all’educazione; consolidamento del sistema burocratico e grande operosità del popolo; pace e prosperità con innalzamento della moneta a riserva mondiale; eccessi di spesa, minore produttività e disuguaglianze crescenti; aumento dei costi per mantenere l’influenza globale e svalutazione della moneta; guerre intestine o esterne, pace e creazione di un nuovo ordine. Dal 1500, Olanda, Inghilterra e ora gli Stati Uniti hanno percorso esattamente le stesse traiettorie. Con le politiche di stampa del dollaro nel periodo COVID, gli USA si posizionavano già nella fase 5. Dalio, focalizzato sulla Cina e sulla zona di Taiwan, pone l’attenzione sulle possibili alleanze tra Russia e l’impero comunista — e già allora la Cina lanciava qualche messaggio con sorvoli su Taiwan di mezzi cinesi[22] (📈 ff.14.2 Nostradamus: Ray Dalio e l’ordine mondiale).
Siamo di fronte a un nuovo ordine globale? Inflazione, svalutazione del dollaro e tumulti interni agli Stati Uniti — culminati nell’assalto al Campidoglio — sono, secondo Dalio, tipici dell’ultima fase di un impero. Intanto la Cina prepara la propria narrativa: il film cinese con il budget più alto di sempre, La battaglia del Lago Changjin[23], racconta la guerra di Corea (1950-1953) con i cinesi come eroi e gli americani come antagonisti. Balaji Srinivasan l’ha definito “il film numero 1 al mondo, apparentemente pensato per preparare al conflitto”[24]. Propaganda che prepara a combattere? Quando il cinema diventa strumento geopolitico, le fasi di Dalio smettono di essere teoria e diventano copione (🌐 ff.42.4 Un nuovo ordine globale?).
Il cinema non è l’unico canale. Scott Galloway, professore di marketing alla Stern School di New York, ha aperto le sue previsioni per il 2024, all’OMR di Amburgo, proprio con TikTok: bambini e ragazzi fra i 4 e i 18 anni passano sull’app di ByteDance il doppio del tempo che su YouTube[133], e per lui la classe dirigente americana è colpevole di aver lasciato diffondere uno strumento di propaganda cinese capace di condizionare soprattutto i giovani. Gli Stati Uniti, scriveva la newsletter nel giugno 2024, pensavano di bloccarlo; con i dazi sulle auto elettriche cinesi era un altro segno di un mondo sempre più diviso, in cui la quota del PIL globale legata al commercio ha toccato il picco nel 2008 e poi ha smesso di crescere (🚢 ff.21.2 La fine di un’era?).
La crisi è anche cognitiva. Howard Gardner, in Frames of Mind, identifica otto tipi di intelligenza — linguistica, logico-matematica, musicale, spaziale, corporea, interpersonale, intrapersonale, naturalistica. Il sistema scolastico ne valuta due. L'AI ne replica tre. Restano cinque forme di intelligenza che sono unicamente umane (🆕 ff.103.3 La nuova Era dell’Intelligenza). Ivan Illich, in Deschooling Society (1971), aveva anticipato la crisi: l'istruzione istituzionalizzata confonde l'insegnamento con l'apprendimento, il diploma con la competenza. L'editore Wiley ha ritirato oltre 11.300 articoli e chiuso 19 pubblicazioni[25] a causa di “fabbriche di paper” — la crisi epistemologica è già qui. I podcast — 504 milioni di ascoltatori globali nel 2024 — sono la descholarizzazione in atto: chiunque può imparare qualsiasi cosa. Alpha School usa l’AI per far apprendere agli studenti 2 volte più velocemente in sole 2 ore al giorno[26] (🎧 ff.131.3 Tre ascolti) (✒️ ff.131.4 Quattro riflessioni).
Non tutto è stagnazione, però. L’anno appena trascorso ha segnato una serie di record nei finanziamenti alla ricerca energetica pulita. Commonwealth Fusion Systems, startup nata dall’MIT, ha raccolto 1,8 miliardi di dollari — il triplo del precedente record, raggiunto da Helion appena un mese prima. L’obiettivo dichiarato è dimostrare entro il 2025 una reazione di fusione nucleare “utile”, capace di generare almeno tanta energia quanta ne serve per avviarla. Sessant’anni di tentativi, condensati in una GIF che mostra vari sistemi sperimentali avvicinarsi alla soglia oltre la quale il processo diventa economicamente sensato (☀ ff.10.4 Soldi fusi).
Ma se l’energia del futuro richiede cervelli, la domanda è dove quei cervelli finiscano. I social ci fanno rimpicciolire il cervello? Forse, ma anche la società stessa. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution, la capacità cognitiva di Homo sapiens sta decrescendo da circa tremila anni. La spiegazione, più della dieta o della cosiddetta auto-domesticazione, è il generarsi di strutture sociali capaci di raccogliere informazioni e produrre conoscenza collettiva. È il prezzo evolutivo della cooperazione (🧠 ff.12.2 Cervelli in fuga).
La geografia dei cervelli, intanto, si ridisegna. L’India ha superato la Cina come primo paese di provenienza degli studenti internazionali nelle università americane, con 331.602 iscritti e un incremento del 23%. Se le tensioni geopolitiche e le conseguenze del Covid spostano il flusso dal Pacifico al subcontinente, la domanda diventa: chi plasma la prossima élite tecnologica globale?
Se i cervelli migrano, anche i soldi cercano rotte alternative. Le criptovalute garantiscono l’accesso a servizi digitali fondamentali come fossero una VPN finanziaria. Non è un caso che Worldcoin — supportata dal fondatore di OpenAI, Sam Altman — abbia raggiunto 2,2 milioni di utenti. La mappa di ChainAnalysis mostra che l’adozione globale delle cripto è più alta in India e Nigeria — 2 miliardi di persone nel 2050. Non solo individui: nazioni intere schiacciate dall’inflazione potrebbero ottenere una rivincita finanziaria. Javier Milei in Argentina fa leva proprio su questi temi. Quando la moneta nazionale perde il 50% in un anno, la blockchain diventa una questione di sopravvivenza economica (👍 ff.73.3 Una VPN finanziaria).
Prima delle criptovalute, in India era bastato un telefono. Fra il 1997 e il 2001 la rete mobile è arrivata lungo la costa del Kerala, con le antenne così vicine al mare che il segnale arrivava a 20-25 chilometri al largo, dove si pesca. Robert Jensen, sul Quarterly Journal of Economics del 2007, ha seguito i prezzi delle sardine in quindici mercati[134]: prima dei cellulari la deviazione standard dei prezzi fra mercati vicini valeva il 62-69% del prezzo medio, e ogni giorno dal 5 all’8% dei pescatori tornava a casa senza aver venduto. Nel 2001 il telefono era su oltre il 60% delle barche: la dispersione è scesa al 14% o meno, lo spreco a zero, e ci hanno guadagnato sia i pescatori sia i consumatori.
Vent’anni dopo, quel telefono è diventato un’infrastruttura di Stato. Ved Sen, dopo quattro settimane a Calcutta fra dicembre 2023 e gennaio 2024, racconta un’innovazione digitale indiana che corre dal basso[135]: PayTM e PhonePe, i due sistemi di pagamento da smartphone, superano insieme i 400 milioni di utenti e poggiano sull’India Stack costruito dal governo, cioè l’identità biometrica Aadhaar, l’interfaccia di pagamento UPI, DigiLocker e la rete ONDC per il commercio digitale. Delle oltre 100 startup indiane diventate unicorni, la maggior parte serve il mercato interno oltre a quello estero, e il sistema dà fiducia a una comunità di investitori già in piena crescita. Lo stesso Sen avverte che un sistema gestito dallo Stato, nelle mani sbagliate, può diventare uno strumento di repressione, e che i governi custodiscono male i dati.
Dall’altro lato del confronto c’è la Cina. Chi fosse andato in coma quarant’anni fa, ha scritto nel giugno 2024 Sadanand Dhume, si sveglierebbe scoprendo che la Cina è diventata una vera superpotenza scientifica[136]; i grafici dell’Economist che allega mostrano che per quota di articoli ad alto impatto ha superato gli Stati Uniti intorno al 2020, e nel Nature Index li ha passati nel 2023. Bill Gurley, investitore di Benchmark, tornato da dieci giorni in sei città cinesi racconta a Tim Ferriss province che competono fra loro[137] come aziende, con funzionari che fanno carriera se la loro provincia va bene: ne escono concorrenza feroce e anche ponti che nessuno usa. I suoi esempi sono un lidar MEMS a stato solido da 130 dollari per auto, contro i 5.000 di quello montato su un Waymo, e centrali nucleari a fissione costruite a un quarto del prezzo americano.
E l’Europa? Nei brevetti di livello mondiale sulle tecnologie digitali avanzate, un grafico del Financial Times su dati dell’associazione dell’economia bavarese mostra gli Stati Uniti nettamente in testa e la Cina che negli ultimi anni ha superato Giappone e Unione europea; la Corea del Sud da sola ne produce più della metà dell’intera Ue[138], ha fatto notare Richard Hanania. Nella cantieristica i rapporti si rovesciano: nel 2024, secondo i dati UNCTAD sul tonnellaggio lordo delle navi mercantili, l’Italia ne ha varate per 455.590 tonnellate contro le 30.782 degli Stati Uniti[139], quasi 15 volte tanto. Micheál Ganley, che guida Bethlehem Steel, ne dà la colpa ad acciaio troppo caro, apatia politica e arretratezza tecnologica, e chiede agli Stati Uniti di tornare a industrializzarsi.
La ricchezza si concentra in pochi punti, e i punti si spostano. McKinsey calcolava che metà del PIL mondiale del decennio 2010-2020[140] fosse stata prodotta in 3.600 regioni, che coprono l’1% del pianeta (🏙️ ff.52.2 Centralizzare conviene). Nel marzo 2024, secondo la classifica Hurun riportata da CNBC, Mumbai ha superato Pechino[141] come città asiatica con più miliardari, 92 contro 91, terza al mondo dopo New York (119) e Londra (97). E certi primati arrivano da dove si guarda meno: dal marzo 2025 la Namibia è il primo paese al mondo con donne in tutte e tre le cariche più alte[142], la presidente Netumbo Nandi-Ndaitwah, la vicepresidente Lucia Witbooi e la presidente dell’Assemblea nazionale Saara Kuugongelwa-Amadhila, che prima era stata per dieci anni la prima donna premier del paese.
La crisi epistemologica ha un filo logico che parte da lontano e arriva fino all'ultimo prodotto di Anthropic. Claude, il modello di linguaggio che ha generato titoli e discussioni nel 2024, prende il nome da Claude Shannon, padre della teoria entropica dell'informazione[27]. Entropia, informazione e intelligenza artificiale: un perfetto triangolo concettuale che ci porta dritti a Yuval Noah Harari e al suo ultimo libro, Nexus. La tesi è radicale: ChatGPT è l’ultimo baluardo di un processo iniziato con la scrittura — tecnologie che schematizzano il mondo in tabelle e cassetti, un'abilità completamente non-umana. La burocrazia è stata il primo algoritmo della storia: ha risolto il problema del reperimento di informazioni dividendo la realtà in categorie, archivi, moduli. Ma questo principio ha un costo strutturale: la burocrazia sacrifica la profondità della comprensione in nome dell'efficienza organizzativa, creando una visione parziale e distorta del mondo. L'AI generativa eredita lo stesso difetto su scala planetaria — organizza tutto, capisce poco. Il dettaglio più rivelatore di questa dinamica viene dai dati d'uso: l'85% degli utenti dell'app ChatGPT sono uomini; le donne percepiscono l'AI come 'barare'[28]. È un divario filosofico. Una metà della popolazione abbraccia lo strumento burocratico definitivo; l'altra lo rifiuta intuendo che schematizzare non è comprendere (🕊️ ff.106.3 Nexus e Harari).
La burocrazia è stata il primo algoritmo della storia: ha risolto il problema del reperimento di informazioni dividendo la realtà in categorie, archivi, moduli. L’AI generativa eredita lo stesso difetto su scala planetaria — organizza tutto, capisce poco. Il dettaglio più rivelatore: l’85% degli utenti dell’app ChatGPT sono uomini.
Il 2022 letto in retrospettiva restituisce quattro fuochi. L'articolo più forte dell'anno è stato quello su Tesla, Roomba e il futuro della robotica, dove NVIDIA entrava già come motore silenzioso. Vaclav Smil ha dato i numeri nel suo I numeri non mentono, e anche i numeri della newsletter sono stati fenomenali. L'anno è stato dominato da DALL-E 2 e dall'accelerazione dell'intelligenza artificiale. Infine Grimes ha fatto parlare di sé con la MaternityDAO — più del nome del figlio X Æ A-12 — aprendo la domanda se le mamme andrebbero pagate per il lavoro di cura come funzione economica riconosciuta. Quattro futuri fortissimi dal passato (🎼 ff.45.1 Quattro futuri fortissimi dal passato).
Un anno prima la newsletter aveva raccontato il 2021 in due modi opposti. Il primo è di Amanda Shendruk, su Quartz: la pagina di Wikipedia inglese più letta di ogni giorno dell’anno[63], un calendario di 365 articoli che messi in fila riassumono i trend del 2021 giorno per giorno (📆 ff.7.6 Un calendario di 365 articoli Wikipedia). Dominano le morti illustri, la politica americana, lo sport e l’intrattenimento: il picco è la pagina del principe Filippo, 3,87 milioni di visite il 9 aprile, il giorno della sua morte; d’estate arrivano le Olimpiadi di Tokyo e gli Europei rinviati dal 2020, in autunno Squid Game. Nessuna delle pagine più lette riguarda la pandemia. Il secondo è lo stream of consciousness che Michele scrive ogni fine anno: il 2021 in 712 parole[64], una alla volta e ciascuna chiusa da un punto, dove «Futuro. Fortissimo.» sta fra Alcatraz, il triathlon di Lovere, Omicron e la terza dose (✍🏽 ff.7.4 O in 712 personalissime parole).
3.3.4 — Arte, previsioni e futuro
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La creatività, in questo contesto, diventa una competenza di sopravvivenza. Henri Poincaré e Graham Wallas hanno descritto il processo creativo in quattro fasi: preparazione, incubazione, illuminazione, verifica. Il podcast Song Exploder[103], dove i musicisti smontano le loro canzoni pezzo per pezzo e raccontano come sono nate, ne è un archivio. L'AI può accelerare la preparazione e automatizzare la verifica, ma l'incubazione — quel momento in cui la mente vaga senza scopo e le connessioni emergono — resta irriducibilmente umana (🖼️ ff.18.3 L’arte, tra intelligenza artificiale e l’uomo). DALL-E ha generato il volto di Shakespeare. Un algoritmo ha ricostruito il busto di Nefertiti in 3D. Ma l’atto creativo comincia dalla domanda che precede l’oggetto (🎭 ff.18.5 Dipinti ricreati da intelligenza artificiale). Rick Rubin, in The Creative Act, definisce la creatività come “un modo di essere nel mondo”, non una competenza tecnica. Il “vibe coding” — programmare guidati dall'intuizione piuttosto che dalla logica — è la traduzione tecnologica di questo principio (🤘 ff.127.2 Rock ‘n’ roll e vibe coding).
L’arte generativa non è per forza slop, scriveva la newsletter: con un po’ di gusto, e di genio, permette cose del tutto nuove. Lo studio Modem ha progettato un apparecchio da comodino, il Dream Recorder: al risveglio gli si racconta il sogno a voce e lui lo rimette in immagini[59] a bassissima definizione, con un’estetica sviluppata insieme all’artista Alexis Jamet. Per Modem l’AI generativa si presta ai sogni perché «allucina per costruzione», e l’immagine viene degradata apposta, perché non sogniamo in alta definizione. Nell’agosto 2026 Oio e Mattering hanno presentato Mur Mur[60], tecnicamente uno speaker portatile: invece di generare suoni simula un piccolo mondo, uno stagno, un angolo di piante o un isolato di città, con aironi e lontre o venditori e skater, e quello che si sente sono le loro vite. Dentro ci sono 300.000 effetti sonori fatti su misura, e se lo si scuote gli abitanti si agitano. Un Tamagotchi? (🌱 ff.153.3 Un terrario portatile).
Con la musica il passo è già fatto. Drake AI, un gemello digitale del cantante con la voce replicata dall’AI, ha pubblicato il suo primo album, Better Late Than Never, e il sito AI Hits tiene una classifica delle canzoni di artisti AI[61]; nel titolo del noto tormentone estivo, notava la newsletter, l’AI c’era già (🎶 ff.63.4 Ai se eu te pego?). Quello che lascia un artista in carne e ossa si legge nel dominio interminabile della fondazione di Oliver Tree, morto dopo un volo in elicottero andato male: DrOliverTreesExtremelyEpicArtGrantForBabyGeniuses.com[62]. I fondi vengono dai beni non legati all’arte che lui stesso aveva indicato di vendere, devono durare almeno 50-100 anni e pagano solo la produzione di opere di musica, cinema, installazione e performance, mai la scuola: Oliver credeva che un artista impari il mestiere sporcandosi le mani più che studiando (🤠 ff.152.4 Oliver, davvero?).
Shri Khalpada, ingegnere del software che suona la chitarra da vent’anni, ha provato a capire perché la musica generata lo turbi, e si è chiesto se la musica sia solo suono[107]. I numeri che raccoglie dicono che la domanda è già concreta: nell’estate 2026 su Deezer arrivavano ogni giorno 90.000 brani interamente generati, oltre la metà dei caricamenti quotidiani, e Sienna Rose, un’«artista» neo-soul senza profili social né concerti, ha superato i 3 milioni di ascoltatori mensili su Spotify con brani che Deezer ha confermato essere tutti generati. Le piattaforme si dividono: Bandcamp li vieta, Deezer li etichetta e li toglie dai suggerimenti, Spotify li raccomanda accanto agli artisti veri. Strumenti come Suno avevano già scritto le musiche gospel della prima «messa generativa» (🙏 ff.119.2 Se il prete è un’AI). Matthew Wilcock fa il percorso inverso e traduce in musica e suoni ambient[108] i pattern di tutti i giorni: le auto in autostrada, una partita di ping pong, le nuvole che passano.
Lo stesso gesto torna nell’animazione. Ramin Rahni, biologo di formazione, dipinge con un sintetizzatore analogico[109]: un modulare LZX genera forme e mescola colori, e ne escono «dipinti» digitali pieni di glitch, spesso su geometrie islamiche che vengono dalla sua infanzia in Iran. A Milano Stefano Colferai anima la plastilina a passo uno[110]: ha cominciato dieci anni fa perché, racconta, era troppo pigro per imparare i software 3D, e oggi muove i personaggi fotogramma per fotogramma per raccontare le piccole imperfezioni di ogni giorno, dalle dita nel naso alla paura di restare esclusi; «dopo qualche fotogramma vedi muoversi tutto quello che hai creato con le mani». A Tokyo Shotaro Kitada costruisce scene di carta[111] che molti scambiano per stop motion e sono invece teatro di figura, mosso da fili e motori per uno stile «goffo, non così perfetto». È il rovescio delle immagini nate dalla sola descrizione in forma di testo, che la newsletter trovava suggestive negli oggetti di An Improbable Future (🔮 ff.40.2 Un futuro parallelo di design).
Riprendendo ff.127.2, quando parlavamo del vibe coding come rock ’n’ roll della programmazione, lo stesso autore di questa newsletter confessa apertamente la propria ossessione. Nell’uscita Grazie per tutto il pesce — la citazione di Douglas Adams che chiude Guida galattica per gli autostoppisti — Michele ammette di essere letteralmente risucchiato dalle potenzialità di Claude Code, l’ambiente agentico di Anthropic. La cornice biografica è densa e conta: una maratona a Roma, un Ironman a Francoforte a tre mesi di distanza, il lavoro, le relazioni. In mezzo, una domanda editoriale onesta: ha ancora senso, questa newsletter? La domanda è la stessa che, tre anni prima, Ivan Mistrik si era posto studiando venticinque anni di consumi di uova[30]: dati, grafici, micro-serie storiche raccolte dal dopoguerra. Di quella disciplina Michele intuisce l’obsolescenza: se Claude Code prende un podcast e lo trasforma in un ff.x.y in pochi minuti, il collo di bottiglia diventa il gusto. La newsletter cambia di ruolo. Da registro di spunti diventa registro di giudizi — e questo paragrafo che state leggendo è un’autoconferma recursiva. Come argomentato in ff.127.4 (Palantir, umanesimo e Silicon Valley), la terza via è restituire alla macchina una direzione. Grazie per il pesce, appunto (🏺 ff.147.1 Passato fortissimo).
A volte l’incubazione creativa di cui parlano Poincaré e Wallas nasce dal lutto. Il New York Times ha provato a visualizzare il milione di morti per COVID negli Stati Uniti usando pixel: ogni puntino, una vita umana. Abituati a essere investiti da miliardi di miliardi di pixel ogni giorno — banner, notifiche, feed — fermarsi su ogni puntino nero e dedicargli il tempo necessario è difficilissimo. Ma il giornale ce lo chiede. Una pagina interattiva distribuisce i pixel verticalmente per giorni mostrando la progressione della pandemia; un’altra divide per età: 650.000 sopra i 65 anni. Il dato è già passato per le statistiche; il NYT lo rimette nel registro dell’esperienza. Come Duchamp con l’orinatoio, il giornale con i pixel: il gesto artistico non aggiunge informazioni, modifica l’attenzione. E dopo ogni pandemia, l’attenzione è la risorsa più scarsa (⚈ ff.27.1 I pixel del New York Times).
E Axios ha scelto un’altra strada: lo scroll. Una pagina in cui, scrollando, si accumulano i morti, con un grafico che cresce nell’angolo mano a mano che il dito si muove sullo schermo. A gennaio 2021, gli Stati Uniti hanno raggiunto il numero di morti della Seconda guerra mondiale; a settembre 2021, il milione della pandemia del 1918. Normalizzando per popolazione — triplicata dal 1918 — un milione e mezzo di morti COVID produrrebbe una mortalità percentuale pari a quella spagnola. Axios ha trasformato il gesto del doomscrolling — l’atto emblematico dell’ansia digitale — nel suo opposto: uno scroll intenzionale, dove ogni centimetro è un tributo. La differenza è cognitiva: il pixel del NYT chiede lentezza, lo scroll di Axios chiede consapevolezza del proprio gesto. Entrambi rovesciano la logica del feed: lo scroll diventa atto memoriale (🖱 ff.27.2 Scroll e morti).
La morte contata su una mappa ha anche una versione medievale. Il criminologo Manuel Eisner, all’Istituto di criminologia dell’Università di Cambridge, ha messo in rete con il suo gruppo le mappe interattive degli omicidi[97] di Londra, York e Oxford nel Trecento: ogni puntino è un caso, raccontato dai verbali del coroner, la giuria che indagava sulle morti violente o improvvise. Per Londra i rotoli sopravvissuti coprono nove anni fra il 1300 e il 1340, e la mappa principale conta 142 omicidi in una città di 80-100.000 abitanti. Anche il giornalismo di oggi guarda dall’alto: Robert Simmon, su Nightingale, racconta come i satelliti siano diventati uno strumento dei giornalisti dopo che, nel 2008, l’intero archivio Landsat è stato reso gratuito[98], quando ogni immagine costava migliaia di dollari.
Da Bergamo un’altra risposta artistica al presente digitale. Salto nel vuoto è stata la mostra della GAMeC nell’anno in cui Bergamo e Brescia erano Capitali italiane della cultura. Il filo conduttore: la smaterializzazione/digitalizzazione dell’arte, dell’essere, della vita. Metaverso, NFT, arte generativa: la retrospettiva li ha trattati come capitoli di una lunga interrogazione filosofica sull’essere e il non-essere, sul pieno e sul vuoto. Millenni di riflessioni su materia e antimateria approdano, nella mostra, al pixel e al token. Il vuoto digitale è potenzialità programmabile: una tela bianca dove la fisica quantistica incontra il linguaggio del codice. Come per i pixel del NYT, non si aggiunge contenuto: si sposta l’attenzione su ciò che il contenuto presuppone. La riflessione sul vuoto è una pratica anti-overload perfetta per il 2026 (🔦 ff.64.1 La mostra sul vuoto).
La fotografia ha la sua versione della domanda. George Byrne scatta su pellicola di medio formato con una Pentax 67, poi ritaglia e ricompone le foto di Los Angeles in «paesaggi di sogno» dai pastelli slavati[112], come quelli della serie Synthetica, che vengono spesso scambiati per immagini fatte con l’AI. Byrne ha dato il nome alla serie un anno prima dei grandi progressi dell’AI, e dice che il suo lavoro le somiglia un po’, «ma è fatto con un cervello umano, per ora»; una composizione può richiedere mesi, a volte anni. Anche Simone Morelli fotografa su pellicola[113] e cita la frase di Seneca sul viaggio: «mutano i cieli sotto i quali ti trovi, ma non la tua situazione interiore». La newsletter aveva fatto lo stesso elogio dell’analogico con un CD comprato al prezzo di un mese di Spotify e spremuto per mesi in macchina (💿 ff.72.2 Ascoltare un CD).
Nell’attesa della nuova sede, la GAMeC è uscita dalle sue sale. Con Pensare come una montagna – Il Biennale delle Alpi Orobie, ideato dal direttore Lorenzo Giusti, il museo ha portato opere e artisti sul territorio, in una biennale distesa su due anni e costruita insieme ai cittadini e alle comunità. Al quinto e ultimo ciclo, nel novembre 2025, gli eventi erano ventitré contro i venti annunciati[104]. In una stalla della Val Taleggio, dopo una residenza, Gaia Fugazza ha messo in ginocchio Mother of Millions, una grande scultura in argilla di Impruneta lasciata grezza, che rovescia la logica del monumento; alla Fondazione Dalmine c’è un’installazione di Abraham Cruzvillegas.
E se Duchamp presentava l’orinatoio come scultura, il collettivo inglese Rankin ha ribaltato il gioco un secolo dopo. L’esposizione Best Seat in the House trasforma tavolette del WC in tele artistiche. Il motivo è sorprendentemente serio, la campagna di WaterAid: una persona su cinque al mondo non ha un cesso. La campagna promuove l’igiene globale. “Toilets can make us feel a little uncomfortable. Using the toilet seat as a canvas is an accessible and engaging way to put the spotlight on toilets and get people talking about them”, dice Rankin. Duchamp provocava rimuovendo l’oggetto dal suo contesto d’uso; Rankin provoca facendolo tornare al suo contesto con una missione umanitaria. Il gesto è in continuità con Perfect Days di Wenders (🚽 ff.108.4 L’arte nei cessi): la sacralità si annida dove meno te l’aspetti, purché qualcuno si fermi a guardare davvero (🚽 ff.18.2 Cessi artistici).
L’orinatoio di Duchamp, comunque, parla anche al tempo dei modelli generativi. Walter Benjamin, in L’opera d’arte ai tempi della riproduzione meccanica[48], partiva da uno spunto di Paul Valéry: nei tempi dei greci le tecniche di duplicazione erano pressoché inesistenti, l’arte era irripetibile per ragioni puramente meccaniche. La “straordinaria crescita delle nostre tecniche” ha poi minato il Bello a colpi di stampa contro amanuensi, fotografia contro pittori, plastica contro scultori. La nuova soglia è la generazione di testi e immagini su prompt — un automatismo che in pochi minuti trasforma podcast, articoli, libri in sottocapitoli stile ff.x.y, come l’autore di questa newsletter ammette di fare anche oggi. Per Benjamin, anche nella riproduzione più perfetta manca un elemento cruciale: la “presenza nel tempo e nello spazio”, l’Aura. È per quello che Fountain, l’orinatoio firmato “R. Mutt”, è arte mentre quelli in Autogrill non lo sono: l’urinale è un ready-made ripetibile, ma è irripetibile la prima idea dell’artista che lo eleva ad arte e ne fissa l’Aura. La provocazione, applicata a ChatGPT, è doppia: chi scrive il prompt è il nuovo Duchamp, oppure il modello stesso è il nuovo orinatoio — oggetto seriale che diventa arte solo quando qualcuno decide di firmarlo? La risposta non sta nel codice, sta nello sguardo che lo elegge (🚽 ff.146.1 Urinali e AI).
La pubblicità, del resto, è diventata essa stessa un formato artistico riconosciuto. VanMoof — l’azienda olandese di bici elettriche che ha raggiunto lo status di “Tesla della bicicletta” — ha commissionato all’animatore di Isle of Dogs, film di Wes Anderson, il suo spot sulla sicurezza anti-furto. Il risultato è un corto di stop-motion con la simmetria maniacale e i pastelli sbiaditi della cinematografia di Anderson. Per una bici elettrica. La pubblicità come commissione autoriale esiste da tempo e segnala una convergenza: i brand acquistano registi come gli editori acquistano scrittori, e gli spot diventano cortometraggi con un product placement. Se il rapporto tra arte e pubblicità un tempo era di tensione, oggi è di alleanza — e non è chiaro chi stia usando chi. Il paradosso: il miglior cinema d’autore contemporaneo si trova nei 60 secondi sponsorizzati prima di YouTube (🚨 ff.20.4 Simmetrie di Wes Anderson contro i furti).
Il Natale è il momento dell’anno in cui gli spot provano a raccontare. Nel dicembre 2022 Liz Gorny, su It’s Nice That, ha raccolto i migliori spot natalizi della stagione[51], notando che di corti animati ce n’erano pochi. Il più riuscito, The Snowgran di Blinkink e VCCP per Virgin Media O2, è tutto disegnato, lavorato a maglia, costruito e scolpito a mano: pupazzi, animazione in CG e set veri per la storia di una nonna che ritrova la famiglia. Lo spot fa conoscere anche il National Databank, una specie di banco alimentare di dati, chiamate e messaggi gratuiti, nato nel 2021 con la Good Things Foundation contro la povertà di dati. Asda e Havas London hanno invece inserito con il rotoscopio le scene di Elf con Will Ferrell dentro un supermercato della catena, e System1 l’ha giudicato lo spot natalizio più efficace dell’anno. Alla newsletter quell’elfo lasciava il solito misto di affabulazione e malinconia di stagione (🖥️ ff.43.4 I migliori spot natalizi di quest’anno).
Negli ultimi anni anche gli spot di Natale passano dall’AI: Coca-Cola li ha girati così ed è stata molto criticata online. La stessa ondata è arrivata in provincia, racconta Il Post: le AI si sono prese anche le sagre[58]. Dal 2022 l’account Instagram Sagre Brutte pubblica le locandine amatoriali delle sagre italiane con lo slogan «poster brutti, sagre belle»; ora sempre più manifesti escono da un generatore, riconoscibili dallo sfondo nero, dalle scritte a effetto pennello e dall’aspetto patinato. Lucrezia Cortopassi, che amministra la pagina, rimpiange i font improbabili e gli errori ortografici, perché senza errore umano sparisce l’identità, e ha scelto di non pubblicare le locandine fatte con l’AI: «abbiamo sempre deriso le locandine fatte male, e adesso ci troviamo a difenderle». La newsletter lasciava la sentenza ai posteri: l’AI ci ha tolto le sagre brutte o ci ha migliorato la vita? (🎨 ff.153.5 Sagre belle o brutte?). Il volantino disegnato a mano, intanto, resta un piccolo genere d’arte: FF ne aveva scelto uno, segnalato da It’s Nice That, per i Chicano Batman, una band che con la sua musica può farvi tornare sulla terra, o farvi volare del tutto (🚭 ff.12.5 Cervelli in fumo).
E chi ha dominato un secolo di marketing visivo cinematografico? L’arancione. Un’analisi di 58.687 poster cinematografici[31] ha rivelato che l’arancione domina perché cattura l’attenzione senza allarmare e amplifica la presenza umana, complementare al blu del cielo e degli sfondi. Quando un singolo colore si impone su centomila decisioni editoriali indipendenti nell’arco di un secolo, la scelta diventa neuro-engineering collettivo. Come il pixel del NYT spinge alla lentezza e lo scroll di Axios alla consapevolezza, il poster arancione spinge all’acquisto del biglietto. Ogni scelta visiva è un’ipotesi testata miliardi di volte sul pubblico: il design dei poster è la metrica più onesta del nostro gusto — e il nostro gusto, a quanto pare, è caldo, urgente ma non aggressivo. Esattamente il contrario del rosso delle notifiche.
E se la scienza sa fare un poster, sa fare anche una cacio e pepe. L’Italia è stata protagonista agli IgNobel 2025 con un premio in Fisica per uno studio sulla cacio e pepe[32]: la termodinamica spiega come l’amido di mais eviti i grumi. I ricercatori hanno mostrato che la viscosità del sugo dipende dal gradiente termico tra acqua di cottura e cacio, e che una piccola quantità di amido stabilizza la fase oleosa impedendo alle proteine del pecorino di aggregarsi in grumi visibili. È un’applicazione pulita dei modelli colloidali. Il paradosso italiano, registrato con affetto dalla giuria IgNobel: servono equazioni per evitare i grumi. O, detta nell’altro verso, la cucina è ingegneria che si rifiuta di chiamarsi tale. Dal poster arancione alla cacio e pepe, la scienza si permette il lusso di dimostrare l’ovvio — e facendolo, rende visibile ciò che la tradizione dava per scontato.
Anche la cipolla ha la sua matematica. Su YouTube decine di milioni di persone cercano come tagliarla a dadini, e Andrew Aquino, su The Pudding, ha messo alla prova i metodi: lo chef J. Kenji López-Alt nel 2021 suggeriva tagli radiali puntati a circa il 60% del raggio sotto il piano di taglio, il matematico Dylan Poulsen ha calcolato una «costante della cipolla» del 55,731% circa. Con 10 tagli su una cipolla di 10 strati, i pezzi più uniformi[99] escono da tagli radiali puntati al 96% del raggio, con una deviazione standard relativa del 29,5% contro il 37,3% dei tagli verticali; i tagli orizzontali non aiutano quasi mai. Guardare da vicino può diventare anche arte: in Topography of Tears (2017) Rose-Lynn Fisher esplora con fotomicrografie di lacrime[100] le dimensioni poetiche e immateriali del comportamento umano.
E la politica sperimenta con lo stesso spirito. L’Albania è diventata il primo paese al mondo ad avere un ministro AI[33]: un ministro virtuale fatto di pixel e codice, chiamato Diella (“sole” in albanese). La delega è concreta: Diella è responsabile degli appalti pubblici, un’area tradizionalmente esposta alla corruzione. Il ragionamento dichiarato: un ministro che non dorme, non ha conflitti d’interesse, non fa pause pranzo, può applicare le regole di gara con freddezza algoritmica e audit trail completo. Gli scettici osservano che il codice eredita i bias dei suoi autori; gli ottimisti ribattono che lo stesso vale per i ministri umani, con meno tracciabilità. Il Nepal aveva eletto un ministro via Discord (🏛️ ff.135.5 Politica tecnologica), l’Albania ha fatto un passo ulteriore: un ministro che è un’AI. Il test di Turing politico è appena iniziato.
L’intelligenza artificiale, d’altronde, a volte diventa complice involontaria dell’arte. Google Art and Culture, dopo aver offerto la possibilità di ritrovare se stessi in un’opera d’arte attraverso il riconoscimento facciale, ha esteso la funzione anche agli animali domestici. Fotografa il tuo cane o il tuo gatto, e l’algoritmo trova il dipinto che gli somiglia di più. I costi energetici del training dell’IA sono enormi, ma certe applicazioni restano fenomenali nella loro leggerezza (🎨 ff.2.3 Avete trovato l’opera d’arte col vostro cane/gatto?).
Gli artisti usano anche gli errori della macchina. Bård Edlund, illustratore cresciuto a Oslo e con uno studio proprio dal 2012, ha costruito Celebrities Kissing Themselves con Genie di Luma Labs, che genera modelli 3D da un testo e allora funzionava male: Trump, Beyoncé, Taylor Swift ed Elon Musk si baciano da soli, figure che sembrano porcellana fatta male, e lui ne ha esaltato i difetti[94] invece di nasconderli. Se dobbiamo vivere con l’AI, dice, la preferisce imperfetta, perché le copie perfette rubano ad altri artisti. Anche FF aveva fatto reinterpretare a ChatGPT, «male», l’Annunciazione di Leonardo[95] degli Uffizi (👀 ff.88.3 Dalle parole ai fatti). I creativi sentiti da It’s Nice That nel settembre 2023 sono sulla stessa linea: l’83% usa già strumenti di AI, ma solo l’1% pensa che il lavoro fatto con l’AI raggiunga gli standard più alti[96], e appena uno su sei dice che gli ha cambiato davvero il modo di lavorare.
Rubin, in fondo, non fa che riformulare un principio antichissimo: il Tao della creatività è l'attenzione. Nel 1917 Marcel Duchamp prese un orinatoio Bedfordshire prodotto in serie, lo firmò “R. Mutt” e lo presentò come scultura alla Society of Independent Artists di New York. Fountain fu rifiutato, poi divenne l'opera più influente del Novecento secondo un sondaggio tra 500 esperti d'arte nel 2004. Il gesto era radicale: l’arte risiede nello sguardo che elegge l’oggetto. Wim Wenders arriva alla stessa conclusione un secolo dopo con Perfect Days: il protagonista Hirayama, addetto alla pulizia dei bagni pubblici di Tokyo, trova la bellezza nel riflesso della luce tra le foglie, nella routine del mattino, nel silenzio tra due canzoni nel furgone. Il “creative act” di Rubin è esattamente questo: notare. Giovanni Pascoli lo aveva intuito nel 1897 con Il Fanciullino — il poeta è il bambino interiore che si stupisce di ciò che l'adulto ha smesso di vedere: “è dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, ma lagrime e tripudi suoi.” Dall'orinatoio di Duchamp ai bagni pubblici di Wenders, dal Tao al fanciullino, il filo è lo stesso: l'arte si trova dove meno te l'aspetti, purché qualcuno si fermi a guardare (🚽 ff.108.4 L’arte nei cessi).
Iris Murdoch aveva dato a quello sguardo un nome morale. In un saggio del 1959, The Sublime and the Good, scriveva che arte e morale sono una cosa sola, perché la loro essenza è l’amore, e l’amore è «l’estrema e difficile consapevolezza che qualcosa oltre a noi stessi è reale»; i loro nemici sono gli stessi, la convenzione sociale e la nevrosi, cioè il mondo di fantasia in cui ci chiudiamo. Maria Popova, che ripercorre quel saggio su The Marginalian[114], ricorda che nel 1970 Iris Murdoch avrebbe chiamato l’arte «un’occasione per disfare il sé», unselfing. La newsletter l’aveva ripresa con Peter Handke: serve meno Sé, per annoiarsi insieme (🌱 ff.150.5 Amarsi (e annoiarsi) un po’). Agnes Martin dava all’arte un compito vicino: «rinnovare il ricordo di momenti di perfezione».
E quella stessa “disciplina dell'attenzione” ha una forma libro. Pensando alle letture piu' significative dell'anno, il rilancio diretto e' La saggezza del Tao, raccolta interpretata degli 81 versi di Lao Tzu[52] applicati ai tormentati, digitali, iper-connessi giorni nostri (lo stesso Tao che torna in ☯️ ff.108.3 Essere acqua come pratica di adattamento). Il verso 23 condensa una lezione operativa che il rumore del feed seppellisce ogni giorno: i venti impetuosi non soffiano tutta la mattina, una pioggia torrenziale non dura tutto il giorno. Sono fenomeni atmosferici violenti, ricorda Lao Tzu, e proprio perché il cielo e la terra non sostengono a lungo un'azione violenta, neanche gli uomini ci riescono. La traduzione resta operativa, prima che mistica: l'intensità estrema ha vita corta, la routine paziente di Hirayama in Perfect Days — già toccata in ff.108.4 — vince per durata. Mentre Rubin remixava il Tao in chiave creativa nel passaggio precedente, qui si rilegge la stessa fonte come diagnostica del proprio ritmo: la perfezione di un giorno non si misura in picchi, si misura in quanti micro-cicli si riescono a chiudere senza spaccarsi. Il libro, in questo senso, funziona come un correttore di accelerazione per chi vive a velocità di feed (📚 ff.131.1 Una lettura).
Se il “vibe coding” democratizza la programmazione, resta una domanda più profonda: chi programma i programmatori? Alex Karp, co-fondatore di Palantir, nel suo recente libro The Technological Republic denuncia una Silicon Valley che ha smarrito il senso della storia. Gli ingegneri rifiutano di collaborare con l’esercito americano, ma non esitano a raccogliere fondi per il prossimo social network alienante. I numeri parlano chiaro: i laureati in discipline umanistiche sono scesi dal 14% al 7% dal 1966 a oggi, mentre le iscrizioni a ingegneria informatica hanno raggiunto le 90.000 unità nel 2020. Abbiamo bisogno — sostiene Karp — di ingegneri curiosi del mondo, della sua storia e delle sue contraddizioni; non solo capaci di scrivere codice. Mariana Mazzucato ci ricorda che internet e GPS nacquero dal Dipartimento della Difesa americano — poi arrivarono Instagram e Uber. Se l’AI permette a Rick Rubin di diventare un programmatore, allora la Silicon Valley deve riscoprire arte, filosofia e storia: una terza via pacifista ma consapevole dei rischi che il software, nuovo “nucleare”, pone al futuro dell’umanità (🚁 ff.127.4 E Palantir che c'entra?).
Eppure il futuro stesso sembra aver perso il proprio nome. Matt Clancy, ricercatore di innovazione alla Iowa University, pubblica una newsletter dal titolo perfetto: What’s New Under the Sun. Nell’ultimo numero estivo, mostra come dagli anni Ottanta le parole “progresso” e “futuro” compaiano con frequenza decrescente nei testi pubblici, sostituite da “rischio” e “cautela”. Se si rimuove “futuro” dai sinonimi di progresso, il trend è ancora più evidente: la cultura contemporanea ha smesso di parlare di ciò che verrà e ha iniziato a parlare di ciò che potrebbe andare storto. Ma il progresso non va in vacanza, nemmeno quando le parole che lo descrivono lo fanno. Due interviste illuminanti di quell’estate 2024 lo dimostrano: Raoul Pal, ex Goldman Sachs, che annuncia la fine del modello economico attuale entro sei anni, ed Eric Schmidt, ex CEO di Google, che offre una visione talmente esplicita sulla rivoluzione AI da far rimuovere il video dall’archivio di Stanford. Quando le istituzioni censurano le previsioni troppo oneste, il segnale è più potente della previsione stessa. Battezzando questo spazio “futuro fortissimo” si rischia di scombussolare l’analisi di Clancy, ma il punto resta: chi smette di nominare il futuro, smette di immaginarlo. E chi smette di immaginarlo, non lo costruisce (⛱ ff.102.1 Il futuro non va in vacanza).
Dagli anni Ottanta le parole “progresso” e “futuro” compaiono con frequenza decrescente nei testi pubblici, sostituite da “rischio” e “cautela”. Eric Schmidt, ex CEO di Google, ha offerto una visione talmente esplicita sulla rivoluzione AI da far rimuovere il video dall’archivio di Stanford. Chi smette di nominare il futuro, smette di immaginarlo.
Ma c’è chi il futuro non ha mai smesso di nominarlo. Ray Kurzweil, futurista con 21 dottorati ad honorem, sin da La singolarità è vicina (2005) usa la legge di Moore per stimare l’avvento dell’AGI. Sin dal 2005 la stimava per il 2029 — e l’ha confermata anche di recente, ospite di Joe Rogan[106]. La differenza con la bolla dot-com sta nel riversarsi in tecnologie fisiche della potenza di calcolo: i pannelli solari estraggono 1.000 volte l’energia rispetto a vent’anni fa. Robot umanoidi offrono maggiore flessibilità applicativa — miniere, agricoltura, costruzione di infrastrutture. L’aumento di PIL sarà vertiginoso, e tutto sarà in continua accelerazione. Appuntamento con La singolarità è più vicina (🔮 ff.88.4 La profezia Maya (o meglio, di Kurzweil)).
Chi prevede il futuro di mestiere lascia anche un archivio di errori. Il 6 gennaio 2023 Trung Phan, autore della newsletter SatPost, rinuncia alle proprie previsioni dopo un 2022 andato, parole sue, in modo disastroso, e mette in fila le peggiori previsioni tecnologiche di sempre[54], fatte da chi era più qualificato a farle. Nel 1903 il presidente della Michigan Savings Bank sconsiglia all’avvocato di Henry Ford di investire nella sua azienda: l’automobile è una moda e i cavalli restano, ragiona guardando le biciclette diminuire lungo il viale. A metà degli anni Settanta Ken Olsen, fondatore della Digital Equipment Corporation, non vede ragioni per tenere un computer in casa. Nel 1992 Andy Grove chiama un comunicatore senza fili in ogni tasca «una chimera spinta dall’avidità», lui che nel 1985 aveva salvato Intel dalla concorrenza giapponese spostandola dalle memorie DRAM ai chip (🔯 ff.126.1 Da campi di sterminio a Intel).
Anche chi ha costruito la rete ha sbagliato su di lei. Nel 1995 Robert Metcalfe, inventore di Ethernet e padre della legge che descrive la potenza dei network (🌐 ff.95.1 La sovranità dei network), scrive che Internet crollerà nel 1996; nel 1999, smentito, frulla la colonna e se la mangia col cucchiaio. Nel 1998 Paul Krugman scrive che entro il 2005 Internet non avrà pesato sull’economia più del fax, perché la maggior parte delle persone non ha niente da dirsi; anni dopo ammetterà di aver voluto provocare. Nel 2003 Steve Jobs giudica fallito l’abbonamento musicale, lui che nel 1985, a Playboy, immaginava di poter fare una domanda ad Aristotele (🐰 ff.48.2 Steve Jobs e l’intervista a Playboy). Nel 2007 Steve Ballmer dà all’iPhone il 2 o il 3% del mercato, nel 2008 Larry Ellison chiama il cloud parole senza senso. E nei primi anni Ottanta McKinsey stima per AT&T 900.000 abbonati ai cellulari nel 2000, l’anno in cui ne entravano circa 900.000 al giorno.
La lezione di Phan è prosaica: Olsen, Grove, Jobs, Ballmer ed Ellison difendevano il modo in cui la propria azienda faceva soldi, da iTunes ai database Oracle installati in sede. Ballmer, da parte sua, dice di non aver visto l’innovazione nel modello di business, il telefono sovvenzionato dall’operatore dentro la bolletta. Scott Galloway, ricorda Phan, deriso spesso per le previsioni andate storte, dice di farle per imparare. In chiusura una previsione azzeccata: nel 1926 Nikola Tesla immaginava di vedersi e sentirsi a migliaia di chilometri con uno strumento da portare nel taschino del gilet. Il pezzo resta una rassegna da newsletter, in tono scherzoso: molte citazioni le prende da fonti secondarie come Quote Investigator e Snopes; quella di Olsen la riferisce nel 1980 un ex dipendente; e sono errori memorabili perché li hanno commessi persone in vista, senza un conto di quante previsioni degli stessi autori siano andate bene.
Il gioco funziona anche a cent’anni di distanza. Il primo gennaio 2024 Paul Fairie ha messo in fila in un thread le previsioni fatte nel 1924 sul 2024[91]: letti che al mattino catapultano fuori i bambini, cavalli scomparsi, gambe degli uomini atrofizzate dal poco uso, un Canada da 100 milioni di abitanti, una New York da 30 milioni senza problemi di traffico, viaggi interplanetari facili come attraversare l’Atlantico. Qualcuna ci ha preso: concerti eseguiti a distanza, album di famiglia fatti di video, film tanto realistici da non distinguerli dalla vita vera. Inizio anno vuol dire propositi e previsioni, scriveva la newsletter, entrambi destinati a sbriciolarsi contro il muro di una realtà sempre più imprevedibile (💸 ff.112.1 5 anni per fare soldi).
Sull’ultima previsione del 1924, il cinema indistinguibile dalla realtà, Agrim Gupta ha messo in grafico quanti pixel sanno generare i modelli, dal primo GAN del 2014 a Sora: dieci volte di più ogni due anni, e a quel ritmo episodi TV generati dall’AI nel 2029 e film nel 2031[92]. Un assaggio la newsletter lo aveva visto nel trailer di Barbenheimer creato con MidJourney e altri sistemi generativi (🎀 ff.71.4 Barbenheimer è realtà!). Intanto l’AI entra nei film già fatti. Nell’agosto 2025 l’attore e regista Dhanush ha protestato contro la riedizione di Raanjhanaa con un finale alterato dall’AI, uscita nonostante la sua «chiara obiezione»: «Non è il film a cui mi sono impegnato 12 anni fa»[93]. Per lui è un precedente preoccupante per l’arte e per gli artisti, che minaccia l’integrità del racconto e l’eredità del cinema, e chiede regole più severe.
Le rivoluzioni tecnologiche, in fondo, non sono mai solo tecnologiche. Sopravvivere alla rivoluzione AI richiede le stesse competenze che hanno permesso all'umanità di sopravvivere alla rivoluzione industriale: adattabilità, apprendimento continuo, solidarietà comunitaria. A superare la prima rivoluzione sono stati i più connessi (✊ ff.55.1 Come ci si sente, dentro una rivoluzione?). Greg McKeown, autore di Essentialism, ha rivoluzionato il concetto di obiettivi concentrandosi sulle persone: il successo si misura in relazioni. Maslow stesso ha rivisitato la sua piramide aggiungendo la self-transcendence — il bisogno di superare sé stessi al servizio degli altri. L'essenziale, come insegna il Piccolo Principe, è invisibile agli occhi: l'essenzialismo può favorire relazioni più profonde e significative (🤴 ff.89.3 L’essenziale è invisibile agli occhi).
La connessione, d’altronde, è la ragione per cui siamo ancora qui. Per circa ottomila anni, Homo sapiens e Neanderthal hanno coabitato[105] l'Europa — due specie intelligenti, entrambe capaci di fabbricare utensili e seppellire i morti. Il Neanderthal era più robusto, con una massa muscolare superiore del 15-20% e un volume cranico persino maggiore del nostro. Eppure si è estinto. Yuval Noah Harari, in Sapiens, attribuisce la vittoria a un'esplosione cognitiva avvenuta circa 70.000 anni fa: la capacità di creare narrazioni condivise — miti, religioni, leggi — che permettevano a centinaia di sconosciuti di cooperare. Rutger Bregman, in Humankind, spinge l'ipotesi più in là: la teoria dell'auto-addomesticamento suggerisce che Sapiens abbia selezionato, generazione dopo generazione, i tratti più socievoli e meno aggressivi — esattamente come i lupi sono diventati cani. Sopravvive il più amichevole: l’Homo sapiens è, letteralmente, un Homo puppy. Le arcate sopraccigliari si sono addolcite, il viso si è accorciato, gli occhi hanno sviluppato una sclera bianca visibile — un dettaglio anatomico unico tra i primati che serve a comunicare la direzione dello sguardo e, con essa, l'intenzione. Se oggi ci guardiamo negli occhi per capirci, è perché la selezione naturale ha premiato la trasparenza sociale. In un mondo che glorifica la competizione, la nostra arma evolutiva più potente resta la cooperazione (🐒 ff.12.1 Homo Sapiens vs Neanderthal).
Il mezzo di intrattenimento per eccellenza resta la televisione, e la sua evoluzione racconta più di quanto pensiamo. Un’analisi del catalogo IMDb sugli ultimi settant’anni rivela cicli culturali nitidi: la musica domina il dopoguerra, il dramma esplode negli anni Cinquanta e ritorna in chiave romantica negli anni Ottanta, i western cavalcano i Sessanta e i reality conquistano i Duemila. Oggi il panorama è saturato da talk show e notiziari — format economici, polarizzanti, perfetti per l’algoritmo. Il COVID ha accelerato il dominio del formato opinione-su-opinione, dove il contenuto è il conflitto stesso. La TV non riflette la società: la anticipa, la modella, la mette in scena (📺 ff.8.1 Cosa ci guardiamo stasera?). E la democrazia stessa trema sotto il peso delle sue contraddizioni digitali. Il terremoto in Turchia del 2023 ha rivelato che alcuni stati nazionali non sono in grado nemmeno di contare le persone, valutare lo stato edilizio o assegnare proprietà. Il concetto di Stato-Nazione è incrinato anche dai cittadini che attraversano confini con il digitale, lavorano da remoto, scambiano denaro aggirando blocchi — come succede nella guerra in Ucraina. La cripto-economia e le DAO non sono solo esperimenti finanziari: sono prototipi di governance alternativa che sfidano il monopolio statale sulla fiducia. La democrazia non muore per un colpo di stato: muore quando le sue istituzioni non riescono più a mappare la realtà che pretendono di governare (🔒 ff.52.1 Un mondo criptico).
Eppure, nella giungla dei media digitali, un uccellino si distingueva dagli altri. Twitter è stato — a giudizio di molti — il miglior social network per la qualità dei contenuti: una piccola università, un giornale istantaneo in 140 caratteri. Non era facile trovare le persone giuste da seguire, ma chi riusciva a costruirsi una lista curata aveva accesso a diplomatici ucraini, epidemiologi, investitori come Dmitri Alperovitch e pensatori come Naval Ravikant, tutti in tempo reale. Come avvertiva Naval stesso: “Il cervello umano non è progettato per elaborare tutte le emergenze del mondo in tempo reale.” Non abusatene (🐦 ff.14.3 Uccellini del ben augurio?).
Anche il podcast, nato per le orecchie, sta cambiando schermo. A luglio 2025 Spotify ha detto agli investitori che il consumo di podcast video cresceva 20 volte più in fretta di quello solo audio, e secondo Morning Consult la quota di adulti americani che preferisce i podcast video è salita dal 32% di ottobre 2022 al 42% di agosto 2024. YouTube, la piattaforma preferita da un terzo degli ascoltatori settimanali americani, vuole convincere anche chi registra solo audio[124]: dal 2026 uno strumento basato su Veo genera clip video a partire dalle trascrizioni. La newsletter aveva fatto il viaggio opposto, trasformando con NotebookLM dieci anni di diario in una puntata di podcast (🏋️ ff.112.3 Possiamo solo prepararci al meglio). Intanto i podcast nuovi rallentano: secondo i conteggi di Listen Notes[125] sono stati 1.020.468 nel 2020, 751.503 nel 2021 e 211.038 nel 2025, su 3.824.902 censiti a ottobre 2026.
Dove va il video va la pubblicità. Secondo Prof G Markets, nel novembre 2025 Instagram Reels incassava 50 miliardi di dollari l’anno[126], contro i 65 dell’intera pubblicità televisiva americana: un solo formato, dentro una sola app, vicino a tutta la TV di un Paese. Anche lo sport cambia casa. Dal 2026, per cinque anni, tutte le gare di Formula 1 negli Stati Uniti saranno in esclusiva su Apple TV[127], dopo F1, il film di Apple diventato il film sportivo con il maggiore incasso di sempre. Per Apple la Formula 1 è uno degli sport che crescono più in fretta: la base di tifosi americani è arrivata a 52 milioni nel 2024, e il 47% di chi la segue da cinque anni o meno ha fra 18 e 24 anni.
Ma se i social dividono, l’AI riunisce? Un dato controintuitivo: tutti i modelli di AI studiati — Grok incluso — hanno un effetto depolarizzante[34]. I social media spingono verso gli estremi perché il conflitto genera engagement; i chatbot, al contrario, tendono a ricondurre le posizioni verso il centro politico. C’è chi lo ha costruito apposta: DepolarizingGPT[102], del data scientist David Rozado e del filosofo politico Steve McIntosh, risponde a ogni domanda tre volte, da sinistra, da destra e in chiave depolarizzante. Forse il prossimo mediatore culturale sarà un chatbot. Bruno Latour, in Down to Earth, ci aveva già riportati a terra: il lockdown ci ha trasformati in scarafaggi kafkiani, costretti a confrontarci con la nostra materialità invece di fuggire verso lo spazio. Anche l’AI, paradossalmente, potrebbe avere un effetto simile: un ritorno forzato alla ragionevolezza del centro.
C'è un paradosso generazionale che nessun algoritmo ha ancora risolto. I giovani americani socializzano il 50% in meno rispetto a vent'anni fa[7], eppure non sono mai stati così connessi: il 64% dei teenager dichiara di usare regolarmente chatbot AI, e Andrew Yang racconta che suo figlio scherza sulla fidanzata virtuale come se fosse la cosa più naturale del mondo. Il punto è strutturale: l'85% degli utenti dell'app ChatGPT sono uomini[28] — le donne percepiscono l'AI come “barare”, un dato che rivela quanto la relazione con l'intelligenza artificiale sia già segmentata per genere. Se il matrimonio, come sostiene la terapia di coppia più seria, funziona perché obbliga due persone a elaborare i traumi attraverso la frizione quotidiana, e se l'AI elimina ogni frizione — ogni conflitto, ogni silenzio imbarazzante, ogni compromesso — allora tutto quel peso emotivo non processato finisce da qualche parte. E di solito finisce dentro. Intanto, il mercato del lavoro conferma la frattura: il tasso di disoccupazione tra i neolaureati USA supera il 50%, il più alto da quando si raccolgono dati. La promessa “studia, laureati, lavora” si sgretola proprio nel momento in cui l'AI elimina la necessità di profili junior: chi entra nel mercato senza esperienza compete contro un modello che non dorme, non chiede ferie e non negozia lo stipendio. Il risultato è una generazione stretta in una tenaglia inedita — troppo qualificata per i lavori manuali, troppo inesperta per quelli cognitivi, e troppo sola per elaborare la frustrazione in compagnia. Quando il figlio di Yang ride della fidanzata AI, ride di una sostituzione già avvenuta, quella dello spazio relazionale in cui le persone imparavano a diventare adulte (🌐 ff.97.1 Sempre più soli).
Leopardi, nel Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, chiede alla luna ciò che ancora chiediamo all'AI: un senso. La risposta non verrà dalla macchina. Verrà da noi, insieme — se saremo capaci di alzare lo sguardo dallo schermo e guardarci negli occhi (🐆 ff.127.3 Leopardi e l’equazione di Schrödinger).
Un altro filo del corpus è la disciplina come tecnologia sociale: routine minime ma stabili riducono l'attrito cognitivo e liberano attenzione per le decisioni importanti (🪣 ff.108.1 Quale è il vostro Perfect Day?). Quando la routine incontra il flow, l'output cresce senza moltiplicare lo stress percepito: conta il design quotidiano del lavoro e del recupero (💸 ff.121.2 Il flow ti mette le ali).
Come con libri e CD, la filosofia dell’UNO va estesa a tutto il nostro essere: uno schermo, una tab, un’attività, un pensiero. Chi si concentra su un compito e lo porta a termine, anche lavorando in modo lento o obsoleto, batte l’eterno ottimizzatore[35] che salta da uno strumento all’altro sperando che un nuovo pezzo di tecnologia lo aiuti a completare ciò che ha iniziato — lo scrive James Clear nella newsletter 3-2-1. Si arriva così al terzo rimando al classicismo greco, colonna portante della nostra cultura umanistica. Nell’antica Grecia, una virtù morale primaria era l’areté (ἀρετή): l’eccellenza raggiunta nell’applicazione della presenza completa nel proprio mestiere. Brad Stulberg, in The Practice of Groundedness, ne fa il perno di una filosofia anti-dispersione: a fare la differenza è la profondità con cui si usano gli strumenti (🇬🇷 ff.72.4 Dal multitasking ai classici greci (e l’arete)).
Una mappa dei bar in Europa racconta più di un saggio di sociologia. La pianura Padana si accende di rosso — soprattutto il Veneto, patria dello spritz consumato in piedi al bancone — mentre l'Inghilterra brilla di pub e il Belgio disegna una macchia verde di birrifici artigianali; poi le strade si diradano e ricompaiono convergendo verso Mosca, dove il bere ha sempre avuto una funzione sociale diversa, più solitaria e meno rituale (🍷 ff.8.6 Bere e dimenticare). Quei punti sulla mappa non sono solo locali: sono nodi di socialità spontanea in cui le persone scambiano informazioni, costruiscono fiducia e negoziano identità. Quando il network effect diventa digitale, però, la posta in gioco cambia scala. Gran parte del valore di Meta, Google e Amazon è il loro effetto rete; Worldcoin propone di portare ogni cittadino sulla blockchain scannerizzando l'iride con l'Orb — cento milioni di dollari investiti, una base di sessantamila utenti e fino a millequattrocento nuove iscrizioni alla settimana — in un mondo dove quattrocento milioni di persone già usano criptovalute (👁️ ff.38.3 La cripto valuta per ridurre le disuguaglianze). In questa corsa a connettere tutti, il problema più antico resta irrisolto: la natalità. Papa Francesco lo dice senza giri di parole — è una questione economica. La casa è diventata un miraggio per molti, eppure nell'ultimo decennio l'accessibilità era più alta che negli anni Ottanta. I soldi funzionano come alibi collettivo: a frenare le nascite è la percezione di un futuro troppo incerto per condividerlo con qualcuno che non esiste ancora (🤑 ff.77.3 O di soldi?). Dal bancone dello spritz alla scansione dell'iride fino alla culla vuota, il filo è lo stesso: costruiamo infrastrutture sociali sempre più sofisticate per connetterci, ma la fiducia — quella che serve per fare un figlio, per aprire un bar, per dare il proprio occhio a una blockchain — resta analogica, lenta e fragile.
Lo studio di design Johnson Banks[36] ha creato il progetto artistico di sensibilizzazione e branding di COP26, e il risultato è fenomenale. The Big Globe — o The Small Greta? — is watching you: un'enorme sfera rotante che trasforma dati climatici in esperienza viscerale, dimostrando che l'arte può essere il più efficace strumento di comunicazione politica. Il branding di una conferenza sul clima è diventato più persuasivo di mille report tecnici — perché rendeva tangibile ciò che i numeri lasciavano astratto. Quando il design riesce a tradurre complessità in emozione, la sensibilizzazione smette di essere retorica e diventa architettura percettiva (🌎 ff.1.1 Sensibilizzazione e arte).
Il design sa anche giocare con lo sport. Per Parigi 2024 i 62 pittogrammi delle discipline olimpiche e paralimpiche[118] sono diventati stemmi, «distintivi d’onore» della propria famiglia sportiva: ognuno tiene insieme un asse di simmetria, il terreno e la disciplina, e le 23 discipline paralimpiche hanno 15 pittogrammi solo loro e 8 condivisi con le Olimpiadi. Il duo colombiano Los Crises ha ricavato un alfabeto intero, lo Slide Tackle Font, dai segni delle scivolate sul campo di FIFA[119], provocati con i più noti specialisti dei falli, da Pepe e Ramos a Materazzi, Suárez e Bedoya, e lo ha messo a disposizione gratis. A Los Angeles Victor Solomon ha trasformato un campo da basket nella Kintsugi Court[120], con le crepe ricomposte in oro secondo la tecnica giapponese, la stessa con cui Ememem trasforma in opere d’arte le buche delle strade (🤤 ff.110.4 Robot e AI: opportunità).
Altre volte il design parte da un luogo, da un corpo o da una passione. Catriona Drummond, art director della prima serie di Bluey, racconta come ha costruito il mondo del cartone[121] a partire da Brisbane, la sua città: aveva 23 anni quando Joe Brumm la chiamò nel 2017, e per quanto ne sa divenne la più giovane art director di una serie animata in Australia; dal materiale raccolto sulla città sono venuti architetture, colori, luce e una «bibbia di stile» per tutto l’universo visivo. Eleanor Yang, con Synthetic Nature[122], fa reagire le lettere al corpo: tre famiglie di caratteri, DNA, Mesh e Data, rallentano e si restringono quando una webcam vede avvicinarsi un volto, si allungano e si infittiscono quando una mano tocca erba e spugne. E Piero Fornasetti, ciclista appassionato, aveva disegnato negli anni Sessanta il décor Multiplette per un cestino di carta, finito poi sulla sua carta da lettere[123] negli anni Ottanta.
Il design sa anche protestare. Dal 27 novembre 2023 l’artista Naho Matsuda, con il collettivo A Drift of Us e l’artista digitale Luigi Honorat, fa comparire un’enorme scrofa in realtà aumentata[101] sopra sei edifici britannici legati all’allevamento industriale, fra cui un Tesco e la Barclays Tower di Canary Wharf: basta puntare il telefono con l’app gratuita Sow AR. Tesco è il primo venditore di carne e latticini da allevamento intensivo del Regno Unito, e un’indagine del 2023 collega i suoi polli e maiali alla deforestazione di 400 ettari di Amazzonia; Barclays ha fra i clienti il gigante della carne JBS. Il progetto è nato dentro Bad Taste, l’iniziativa di Greenpeace che unisce arte e attivismo sul sistema alimentare. Per Matsuda è «una forma di protesta molto morbida», che rende visibile quello che nella filiera resta invisibile.
Eppure, mentre il design riesce a tradurre complessità in emozione, noi restiamo incapaci di leggere il presente, figuriamoci il futuro. Hollywood è terrorizzata dall'intelligenza artificiale generativa che ricrea volti di attori, ma già oggi la metà degli incassi al cinema è legata a personaggi non umani — dai supereroi digitali ai mostri in CGI. Ved Sen ci invita a un esercizio radicale: sostituire ogni “mai” con un “se”. Se la popolazione di robot supererà quella umana? Se vivrò cinquecento anni? Se non posso prevedere i prossimi cinque anni, come penso ai prossimi cento? La domanda segna un cambio di postura mentale, dal dogma alla curiosità (🙅 ff.112.2 Non possiamo prevedere nulla).
Leggere il presente, intanto, si può allenare. Dataguessr, costruito da David Bauer sull’esempio di Gapminder e di Our World in Data, propone un gioco quotidiano sui dati del mondo[115]; The Communal Plot fa rispondere tutti alla stessa domanda del giorno e unisce le risposte in un grafico che cresce in tempo reale[116]. Tyler Vigen mostra invece quanto sia facile ingannarsi: confronta fra loro 25.237 variabili, cioè 636.906.169 calcoli di correlazione, e pubblica le coppie che si muovono insieme per puro caso[117]. Vigen avverte che qualsiasi insieme di dati abbastanza grande produce correlazioni forti per caso, e che i suoi grafici, con l’asse che non parte da zero e le linee che collegano i punti, sono fuorvianti apposta. La newsletter aveva messo la stessa avvertenza sotto i grafici che legavano l’uscita dell’iPhone ai fenomeni sociali fra gli adolescenti: correlazioni, senza connessioni causali provate (🤖 ff.36.4 Siamo già mischiati con l’AI?).
Quando la previsione fallisce, resta la redistribuzione. L'automazione globale promette di aumentare il PIL mondiale, ma secondo le proiezioni l'adulto medio nel 2050 sarà circa l'1% più povero rispetto a uno scenario senza automazione. Solo il Giappone — con la sua alta quota di lavoratori qualificati, la popolazione molto anziana e un sistema fiscale fortemente redistributivo — riesce a trasformare l'automazione in un vantaggio per tutte le fasce d'età e di competenza nate dopo il 2027. La soluzione valutata, usando gli USA come esempio: un reddito di base universale finanziato da tassazione progressiva e debito — ingegneria sociale che può rendere l'automazione un vantaggio per tutti (👔 ff.9.3 L'ottimismo vola (con il reddito di cittadinanza)).
La qualità della vita collettiva dipende da come gestiamo l’attenzione prima ancora che dall’opinione che esprimiamo. L’economia digitale premia reazioni rapide, ma le comunità reggono su processi lenti: ascolto, fiducia, continuità. La frizione tra velocità e significato è ovunque: quando trasformiamo ogni giornata in una gara di notifiche, aumentiamo produttività apparente e riduciamo utilità percepita; quando invece costruiamo routine minime, relazioni affidabili e spazi di recupero mentale, la stessa quantità di lavoro produce meno ansia e più impatto. È una questione di architettura sociale. Una società si misura da quanta dignità riesce a mantenere nelle sue interazioni quotidiane: cura, reciprocità, responsabilità condivisa. Anche la cosiddetta moral ambition diventa concreta solo qui: nel passaggio dal commento all'azione, dal branding personale al contributo reale per qualcun altro. In pratica, il futuro sociale si gioca nella capacità di progettare ambienti in cui attenzione, salute mentale e legami umani diventino il criterio di qualità del progresso.
La trasformazione culturale più profonda riguarda dove esistiamo. ARK Invest stima che nel 2010 il novanta per cento del nostro tempo fosse ancorato alla vita fisica; entro il 2030 la bilancia si capovolgerà, con le ore digitali che supereranno quelle analogiche. Il metaverso — parola ormai logora ma economia reale — è passato da 500 milioni di dollari di ricavi nel 2020 a 800 milioni nel 2024, con una crescita annua del 13,1%; se l’infrastruttura completa si materializzasse, potrebbe valere 2,5 trilioni di dollari su un PIL globale di 150 trilioni. Numeri che suonano astratti finché non li si confronta con il PIL dell’Italia intera (🔢 ff.15.4 Diamo i numeri!).
Ma prima di abitare il metaverso, qualcuno ne ha inventato l’immaginario. Matt Alt, in Pop ポップ, ricostruisce come il Giappone del dopoguerra — raso al suolo dal più grande bombardamento della storia, centomila morti in una sola notte il 9 marzo 1945 — abbia ricostruito la propria identità attraverso giocattoli di latta e personaggi rotondi. La Mattel scelse le fabbriche giapponesi per produrre Barbie; da quella stessa cultura industriale nacquero due concetti che oggi governano l’estetica globale: kawaii (可愛い), il carino-vulnerabile di Hello Kitty e Pikachu con le loro teste sovradimensionate; e otaku (おたく), l’ossessione specialistica che in Occidente chiamiamo passione ma in Giappone descrive un ritiro sociale, un nerd che preferisce la finzione alla frizione del reale (📙 ff.74.2 Breve dizionario culturale). Se il kawaii ha ridisegnato il desiderio e l’otaku ha ridefinito l’appartenenza, la prossima frontiera ridisegna il corpo stesso. Negli Stati Uniti muoiono ancora circa mille donne all’anno di parto, nonostante la medicina più avanzata del pianeta — un dato che rende meno distopico e più pragmatico il lavoro pubblicato su Nature nel 2021: feti di topo cresciuti in culture extrauterine, fiale di vetro rotanti che replicano condizioni fisiologiche stabili. È ingegneria della riproduzione che potrebbe avere ricadute sociali, demografiche, psicologiche ed economiche profonde. Demistificare la gravidanza come processo biologico non significa svalutarla; significa chiedersi se la cultura debba restare ostaggio della biologia o se possa finalmente separarle, offrendo a chi non può — o non vuole — portare avanti una gravidanza un’alternativa che non sia né mercato né rinuncia (🧫 ff.29.4 Maternità non convenzionali: uteri “in vetro”).
Ma il Giappone non ha colonizzato solo l’estetica: ha invaso l’immaginario di intere generazioni. La serie The Man in the High Castle immagina una Seconda guerra mondiale senza bombe nucleari, dopo la quale l’Oriente prevale e le strade di San Francisco si riempiono di kanji (漢字). Invasione silente — ma siamo sicuri che, culturalmente, non sia andata proprio così? Pasolini lamentava un’americanizzazione della cultura[37] dopo il boom economico degli anni Sessanta. Eppure i Millennial, i Centennials e gli Screenagers[38] sono cresciuti davanti a una PlayStation, dopo aver pranzato con Dragon Ball, Naruto, Detective Conan o One Piece. Comunicano con emoji e vivono sempre più nei social network — dalla storia di 2chan[39] in poi — per sfuggire a una realtà che sta loro sempre più stretta. Altro che americani: siamo giapponesi (🈵 ff.74.3 Sono giapponese!).
E se il Giappone è una “pura invenzione” — come scriveva Oscar Wilde nel 1891 — quella fuga dalla realtà ha trovato canali narrativi precisi. Con l’urbanizzazione, quando la natura ha iniziato a sparire, il Giappone ha risposto con la personificazione degli animali: immancabilmente kawaii, carini, dolci, non minacciosi. Le opere dello Studio Ghibli costeggiano questa sensibilità i romanzi di Murakami la declinano in letteratura (“Confessioni di una scimmia di Shinagawa”, l’animale che parla). Con il diffondersi dell’urbanizzazione in Occidente, gli stessi temi hanno risuonato altrove: non è un caso il successo di Zero Calcare col suo armadillo parlante — un animale fantastico nel cemento romano che è esattamente la stessa risposta alla stessa perdita. Per chiudere il cerchio, la collezione NFT di Shan Jiang Kyoto Street Party: natura virtuale come estetica digitale, la fuga dalla realtà che diventa mercato. “Il popolo giapponese non è nient’altro che una forma, una particolare fantasia dell’Arte” — il meccanismo descritto da Wilde regge: quando la realtà delude, l’arte inventa un’altra realtà (🧙 ff.74.4 La magia come fuga dalla realtà).
Se il metaverso è la destinazione, il biglietto d’ingresso è cambiato il giorno in cui Apple ha presentato il Vision Pro. La differenza con i visori precedenti è antropologica. Meta con Oculus aveva dimostrato che la realtà virtuale funzionava, ma restava un oggetto da nerd: interessante, mai virale. Il Vision Pro elimina i joystick alla Wii e introduce il controllo tramite gesti naturali — sguardo, mani, voce — rendendo l’interazione così intuitiva da sembrare inevitabile. I video di persone che camminavano per New York con il visore sono diventati virali per ciò che rappresentavano: l’accettazione sociale di una tecnologia che fino a ieri era imbarazzante. Ray Bradbury l’aveva anticipato in Fahrenheit 451 con le “pareti-schermo” che sostituivano i rapporti umani. Quando Apple si impegna su un fronte, va fino in fondo — con l’eccezione dell’auto, il Project Titan avviato nel 2014 e poi abbandonato: persino Cupertino ha i suoi limiti (🏃🏻 ff.68.1 Sempre più veloci).
Il filo del libro, alla fine, si stringe in un solo nodo. Natura ci ha ricordato che la materia non è sostituibile: il pendolare felice passa per un parco, le città respirano se hanno alberi, il piatto sano nutre un intestino che pensa. Tecnologia ha mostrato il rovescio: la materia diventa Matrix, gli agenti tessono il metaverso, i pannelli solari rendono l’energia quasi gratuita, gli LLM imparano a leggere il pensiero. Società, ora, è il punto di convergenza: il modo in cui usiamo l’attenzione, il corpo, il tempo e le relazioni decide se quelle due forze — la presenza fisica e la potenza digitale — si tradurranno in una vita più piena o in una più svuotata. Il futuro fortissimo è una scelta quotidiana, riformulata ogni giorno nel decidere a quale percorso lasciamo dettare il ritmo. La tecnologia accelera, la natura ricorda, la società sceglie — e il libro chiude qui solo per ricominciare nel prossimo numero.
Una conseguenza quantistica poco intuitiva è che il vuoto non esiste: in una zona completamente vuota diremmo che non c'è materia né energia (E=mc²), ma dire che l'energia sia esattamente zero contraddice il principio di indeterminazione di Heisenberg. Il vuoto è allora schiuma quantistica — come in On Space Time Foam di Tomás Saraceno (Hangar Bicocca, 2013), progetto che incrocia arte, Big Bang, teoria delle stringhe ed essere umano. La fisica fondamentale diventa materiale plastico da cui l'arte contemporanea può estrarre metafore del reale. Schiuma quantica (🧼 ff.69.2 Schiuma quantica).
Tornando alla detossificazione dell’attenzione, c’è una bibliografia minore ma utile. Catherine Price è una giornalista americana[42] che nel libro Come disintossicarti dal tuo cellulare[43] propone una guida di 30 giorni per uscire dal loop di notifiche e dopamina. È un protocollo, con check-list e regressioni misurabili. Sul terreno operativo si affianca a LOOKUP, app italiana di accountability digitale[44]: nella fase detox un sistema di blocco condiviso conta più di mille buoni propositi. Il fanciullino di Pascoli, qui, si difende dal pollice che scorre — ed è lo stesso problema che torna in ff.108.1 quando Hirayama sceglie la routine come pratica di attenzione (📚 ff.31.1 Una lettura; 🪣 ff.108.1 Quale è il vostro Perfect Day?).
Nel feed recente, un'eco del tema: Fluke' esplora il ruolo del caso e della casualità nella vita e. Fluke' esplora il ruolo del caso e della casualità nella vita e nella società dimostrando come piccole variazioni possano portare a — la variante rapida del discorso di ff.31.1.
Sul margine del sottocapitolo, un'annotazione utile: Le otto montagne' di Paolo Cognetti racconta una storia di. Le otto montagne' di Paolo Cognetti racconta una storia di amicizia e montagna — tessera coerente con la traiettoria di ff.31.1.
Un segnale che rientra nel perimetro di ff.31.1: Mike Berners-Lee analizza l'impatto ambientale di oggetti — Mike Berners-Lee analizza l'impatto ambientale di oggetti quotidiani nel libro 'Scopri l'impatto ambientale di ogni cosa'. Il dato non sposta la tesi, la conferma lateralmente.
Nel feed recente, un'eco del tema: Bill Gates esplora soluzioni per il cambiamento climatico nel. Bill Gates esplora soluzioni per il cambiamento climatico nel suo libro 'Clima come evitare un disastro' — la variante rapida del discorso di ff.31.1.
Sul versante del futuro raccontato per dati, due letture lunghe restano dirimenti. Il report IPCC AR6 — oltre 3.000 pagine[45] è il documento più serio sul clima al mondo, ma esiste anche una versione sommario di 40 pagine[46]: condensa le evidenze chiave senza sacrificarle. Sul lato opposto del cannocchiale, il report ARK 2022 Big Ideas[47] raccoglie cinque tecnologie convergenti — blockchain, veicoli elettrici e autonomi, genomica, intelligenza artificiale, robotica — e le tratta come un sistema, non come silos. La giornata in cui IPCC e ARK vengono letti di seguito offre l’unica posizione mentale corretta — pessimismo sulla materia, ottimismo sulla tecnica — per ragionare di futuro fortissimo. La stessa tensione torna in ff.55.1, dove la rivoluzione si misura in connessioni; e in ff.88.4, dove Kurzweil firma la curva (📜 ff.31.2 Due articoli o report; ✊ ff.55.1 Come ci si sente, dentro una rivoluzione?; 🔮 ff.88.4 La profezia Maya (o meglio, di Kurzweil)).
Nel feed recente, un'eco del tema: La deforestazione e il budget delle emissioni di CO2. La deforestazione e il budget delle emissioni di CO2 — la variante rapida del discorso di ff.31.2.
Poi c'e il fatto marginale che rafforza ff.31.2: L'elettricità diventa più economica grazie all'energia solare. L'elettricità diventa più economica grazie all'energia solare. Un dettaglio che non cambia la rotta, la precisa.
Sul margine del sottocapitolo, un'annotazione utile: 22 nazioni inclusi gli USA si impegnano a triplicare la capacità. 22 nazioni inclusi gli USA si impegnano a triplicare la capacità nucleare entro il 2050 — tessera coerente con la traiettoria di ff.31.2.
Nel feed recente, un'eco del tema: Le e-bike riducono le emissioni climatiche più dei veicoli elettrici. Le e-bike riducono le emissioni climatiche più dei veicoli elettrici — la variante rapida del discorso di ff.31.2.
E poi ci sono le citazioni sparse, quelle che si appiccicano. «Quasi tutte le cose belle richiedono molto più tempo di quanto pensi» scrive James Clear: datti da fare e non preoccuparti di quanto tempo richiederà. Margaret Thatcher rovesciava il senso comune sulla soddisfazione: «non è un giorno in cui te ne sei stato beato nel relax; è un giorno in cui eri pieno di cose da fare e le hai portate a termine». Sul versante operativo, sempre Clear: prima di aumentare la forza di volontà, prova a rimuovere attriti dovuti all’ambiente che ti circonda — il design dello spazio batte la disciplina morale. E Mark Manson, in La sottile arte di fare quello che c***o ti pare, infila il colpo finale: a volte quando smetti di sbatterti, tutto sembra andare a posto. Quattro autori diversi, una sola tesi: il risultato non si insegue, si predispone. La stessa “disciplina come tecnologia sociale” che torna in ff.108.1 e in ff.121.2 quando si parla di flow (✒️ ff.31.4 Quattro riflessioni sul migliorarsi e raggiungere grandi obbiettivi; 🪣 ff.108.1 Quale è il vostro Perfect Day?).
Sul margine del sottocapitolo, un'annotazione utile: Routine serale per migliorare il sonno. Routine serale per migliorare il sonno: tè decaffeinato, bagno di sale e sauna — tessera coerente con la traiettoria di ff.31.4.
Sul margine del sottocapitolo, un'annotazione utile: Il lavoro centrale nella vita umana con l'interruzione della. Il lavoro centrale nella vita umana con l'interruzione della pandemia ha messo in discussione la routine lavorativa — tessera coerente con la traiettoria di ff.31.4.
Cinque suggerimenti, infine, perché agosto ha sempre la sua liturgia. Metti la crema e non scottarti. Pensa a perché tocchi il cellulare, ogni volta che lo tocchi — il problema è il gesto. Una volta almeno, di’ di no a un hamburger: la coerenza dietetica si costruisce per concessioni, non per regole. Muoviti più in bici che in macchina. Stai nel verde, nel silenzio, ascolta il fruscio dell’aria. Sono regole stupide solo per chi non le ha mai messe in fila in cinque punti: la semplicità è un lusso che richiede protocollo. La connessione è quella di Wenders e di Hirayama, di Pascoli e del fanciullino: l’attenzione è il vero superpotere (🤞 ff.31.5 Cinque suggerimenti per l’estate; 🚽 ff.108.4 L’arte nei cessi).
Poi c'e il fatto marginale che rafforza ff.31.5: Gli omega-6 sono molto comuni mentre gli omega-3 sono più rari. Gli omega-6 sono molto comuni mentre gli omega-3 sono più rari con un rapporto di circa 15:1 rispetto al rapporto ideale di 4:1. Un dettaglio che non cambia la rotta, la precisa.
Nel feed recente, un'eco del tema: Invece di raffinare materie prime petrolchimiche per produrre. Invece di raffinare materie prime petrolchimiche per produrre sostanze chimiche Solugen utilizza l'ingegneria enzimatica per convertire — la variante rapida del discorso di ff.31.5.
Un segnale che rientra nel perimetro di ff.31.5: Integrare cellule animali nei chicchi di riso per un sistema — Integrare cellule animali nei chicchi di riso per un sistema alimentare sostenibile. Il dato non sposta la tesi, la conferma lateralmente.
Un segnale che rientra nel perimetro di ff.31.5: Analisi della routine fitness di Bryan Johnson evidenzia — Analisi della routine fitness di Bryan Johnson evidenzia l'importanza di un approccio scientifico all'allenamento e alla dieta per. Il dato non sposta la tesi, la conferma lateralmente.
Sulla creatività e l’AI il punto di osservazione più affilato resta quello del produttore musicale: Rick Rubin, manager di Adele e Johnny Cash, in The Creative Act definisce la creatività come un modo di essere nel mondo, non una competenza tecnica. Matt Clancy — ricercatore di innovazione già citato per What’s New Under the Sun — lo riprende per chiedersi cosa resta dell’atto creativo quando una macchina può fare la prima bozza in trenta secondi. La risposta di Rubin è controintuitiva: l’AI non spegne la creatività, la chiude in cerchio. L’artigiano del suono che si interroga sul futuro della newsletter mentre Anthropic e OpenAI rilasciano agenti che scrivono al posto suo — come Michele in 🏺 ff.147.1 Passato fortissimo — sta semplicemente spostando il proprio mestiere dal «produrre» al «notare». Lo stesso movimento del vibe coding di ff.127.2: la macchina esegue, l’umano sceglie il vibe (🎤 ff.101.1 Il manager di Adele; 🤘 ff.127.2 Rock ‘n’ roll e vibe coding; 🏺 ff.147.1 Passato fortissimo).
Poi c'e il fatto marginale che rafforza ff.101.1: Esplorazione di Rick Rubin tra arte e vibe coding. Esplorazione di Rick Rubin tra arte e vibe coding. Un dettaglio che non cambia la rotta, la precisa.
Nel feed recente, un'eco del tema: John Cage rivoluziona la musica con 4'33" ispirato allo Zen Buddhism. John Cage rivoluziona la musica con 4'33" ispirato allo Zen Buddhism — la variante rapida del discorso di ff.101.1.
Nel feed recente, un'eco del tema: Musica e variabilità della frequenza cardiaca. Musica e variabilità della frequenza cardiaca — la variante rapida del discorso di ff.101.1.
Da qui nasce un’altra idea, più politica e meno mistica: il web poetico. È la risposta agli algoritmi standardizzati che restituiscono sempre la stessa cosa: un internet umano e imperfetto, dove le combinazioni imprevedibili tornano a essere il valore aggiunto. È la consapevolezza che la creatività nasce dall’attrito. Se l’AI di ff.34 spinge tutti i modelli verso il centro — e quindi verso una omogeneizzazione dell’output — il web poetico è il contromovimento: piccoli siti, blog personali, RSS, link curati a mano, post che sembrano scritti da una persona perché lo sono. La grande domanda di Clancy resta aperta — cosa scriveremo in «futuro fortissimo» quando GPT-7 lo farà meglio? — ma la risposta è già in ff.101.1 e in ff.147.1: scriveremo le cose che la macchina non ha ancora capito di voler scrivere (📜 ff.101.4 Web Poetico; 🎤 ff.101.1 Il manager di Adele; 🏺 ff.147.1 Passato fortissimo).
Un segnale che rientra nel perimetro di ff.101.4: Uso di Internet correlato a una maggiore soddisfazione della — Uso di Internet correlato a una maggiore soddisfazione della vita; social media potenzialmente negativi per la salute mentale. Il dato non sposta la tesi, la conferma lateralmente.
Un segnale che rientra nel perimetro di ff.101.4: Contare le notifiche come fossero kcal? — Contare le notifiche come fossero kcal?. Il dato non sposta la tesi, la conferma lateralmente.
Nel feed recente, un'eco del tema: La capacità cognitiva dell'Homo Sapiens sta decrescendo?. La capacità cognitiva dell'Homo Sapiens sta decrescendo? — la variante rapida del discorso di ff.101.4.
Sul margine del sottocapitolo, un'annotazione utile: Yann LeCun guida il dipartimento AI di Meta. Yann LeCun guida il dipartimento AI di Meta — tessera coerente con la traiettoria di ff.101.4.