3.3.3 — Economia e geopolitica
Ma prima di guardare avanti, serve guardare indietro — ai numeri che non tornano. Nel 2011 Tyler Cowen, economista alla George Mason University, ha pubblicato The Great Stagnation, in cui sostiene che negli ultimi cinquant’anni vi sia stata una stasi tecno-economica. Il sito WTF Happened in 1971[1] raccoglie grafici scombussolati da quell’anno: l’inflazione fuori controllo, il debito pubblico americano esploso fino a 32 trilioni di dollari — 94.000 dollari per cittadino, 234.000 per contribuente — e il prezzo delle case (ad Amsterdam) che ha seguito lo stesso trend parabolico. Gli ultimi cinquant’anni sono stati particolarissimi: boom economico, diffusione dell’istruzione, esplosione demografica, rivoluzione digitale, pandemia, crisi subprime e bolla .com. Troppi temi per trovare un’unica spiegazione, ma una possibile con-causa emerge chiaramente: le politiche monetarie[2]. I soldi stampati all’occorrenza (🤔 ff.50.1 La stranezza degli ultimi 50 anni).
Il 1971 è diventato quasi un genere. Nell’ottobre 2025 Aaron Slodov ha fatto girare la curva Google Ngram della parola «risk» nei libri in inglese[21]: quasi piatta dal 1800, comincia a salire di colpo proprio nel 1971. Per Slodov quel grafico «spiega tutto»: la grande stagnazione, la ricerca di rendite, la finanziarizzazione, la manifattura portata all’estero, le regole, la fine del contratto sociale, l’immigrazione di massa. Le teorie che tengono insieme ogni cosa con una curva sola sono seducenti perché risparmiano il lavoro di distinguere le cause. E la stessa stagnazione, per la rivista Works in Progress, è una grande balla: il PIL non misura il progresso, e il valore dei servizi digitali gratuiti per chi li usa può arrivare a 25.000 euro l’anno, soldi che non si spendono e non entrano in busta paga (🐸 ff.59.1 Altro che stagnazione!).
Chi la stagnazione la prende sul serio la racconta per pezzi. Peter Thiel, intervistato da Peter Robinson a Fiesole nel novembre 2022, ricorda che alla fine degli anni Sessanta «tecnologia» voleva dire razzi, rivoluzione verde, computer e nuovi farmaci[22], mentre da un quarto di secolo vuol dire quasi soltanto informatica: crediamo di stare in una foresta incantata e invece vaghiamo nel deserto da 40 o 50 anni (💻 ff.50.3 La stagnazione tecnologica). Sulle cause è prudente, perché sono troppe; se deve sceglierne una, è la paura di una scienza diventata pericolosa, con le armi nucleari come esempio. Eric Weinstein, ospite di Joe Rogan, si chiede come si faccia a sapere di non essere ancora nel 1973[23], se si tolgono gli schermi e i cambi di moda: per lui il progresso materiale è stato grande fra il 1902 e il 1952, dal 1973 quasi tutto quello che è cambiato riguarda calcolo e comunicazione, e la fisica è ferma da cinquant’anni.
La geopolitica non è separata dalla demografia. I ricavi pubblicitari della TV notturna sono crollati del 50%, da 439 a 220 milioni di dollari tra 2018 e 2024 — il pubblico migra verso podcast e newsletter indipendenti. Ray Dalio avverte che gli USA sono nella fase 5 su 6 del ciclo imperiale (🏯 ff.125.1 Cicli imperiali). Due sintomi accelerano questa transizione: la fiducia nelle valute tradizionali si erode dal basso — le stablecoin e le cripto-reti stanno creando un sistema finanziario parallelo (💵 ff.125.2 Stabilizzare il dollaro) — e la Cina costruisce a una velocità che rende la pianificazione occidentale quasi ornamentale (🏮 ff.125.3 Cina: il prossimo impero mondiale?). La guerra, spesso presentata come inevitabile, è in realtà il peggior investimento possibile: il ritorno economico di un conflitto armato è negativo per tutte le parti coinvolte, se si contano i costi a 20 anni. La pace, al contrario, ha un ROI misurabile. La disuguaglianza economica alimenta l'instabilità: la ricchezza globale resta fortemente concentrata. Il coefficiente di Gini degli USA è 0,49 — più alto di qualsiasi paese europeo, più vicino alla Turchia che alla Danimarca (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze).
Ma come è divisa, concretamente, la pizza? Se la dividiamo in nove fette e se cento persone rappresentano tutta la popolazione della Terra: una si prende tre fette, nove si prendono altre tre fette, le restanti novanta si dividono le ultime tre. Proprio dopo il COVID, l’uno per cento più ricco della popolazione mondiale ha accumulato più benessere del novanta per cento più povero. Inequality.org[3] documenta questa pandemia di disuguaglianze in tempo reale. Oxfam, nel rapporto Inequality Kills[4], certifica che la disuguaglianza uccide — letteralmente: oltre 21.000 persone al giorno muoiono per mancanza di accesso a cure, cibo e protezione climatica. I dati della Banca Mondiale sulla povertà estrema[5] confermano il quadro. Il reddito di cittadinanza temporaneo — il sostegno versato a pioggia verso chi aveva perso il lavoro per le chiusure — avrebbe dovuto aiutare, no? No. Gli aiuti a pioggia sono stati 400 miliardi di dollari, contro i 4.500 miliardi investiti in asset aziendali, supportando di fatto l’uno per cento più ricco. È l’effetto Cantillon: chi riceve i soldi per primo ne beneficia di più. Immaginate di ricevere un milione di euro in un villaggio sperduto — vi fate una bella casa, mangiate cibo buonissimo, pagando gli altri abitanti. Ma quando anche loro vogliono la loro parte, la produzione non si è adattata all’aumento di richiesta: le belle case e il cibo buonissimo costeranno di più, e il benessere accumulato sarà minore. Ricorda un po’ la crescente inflazione che ci circonda — un’inflazione che ha radici profonde nei macro-cicli imperiali (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze).
E l’effetto Cantillon ha un corollario osservabile: la classe media si assottiglia. Una visualizzazione diffusa via GameofTrades[6] mostra il fenomeno con la semplicità di un istogramma: le distribuzioni di reddito in molte economie sviluppate stanno perdendo la campana al centro. La coda dei redditi medio-bassi ingrassa, i redditi alti si allontanano, e la parte centrale — quella che per decenni ha costituito la maggioranza silenziosa e l’ossatura del consumo interno — si svuota. È geometria di una curva. L’erosione della classe media ha due effetti complementari e pericolosi. Primo: riduce il collante politico che tiene insieme le società liberali, perché chi perde status tende a votare contro il sistema che lo ha perso. Secondo: indebolisce la domanda aggregata di beni a prezzo medio, polarizzando i consumi tra discount e lusso — la famosa “strategia barbell” (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze) applicata al carrello della spesa. Se la fase 5 di Dalio si presenta con una vetrina, sembra proprio questa: ceto medio dissolto, classi alte blindate e ceti popolari frustrati. Gli imperi non crollano perché i poveri insorgono; crollano perché la classe media smette di credere alla scala sociale.
I consumi disegnano la stessa curva. Secondo i dati rilanciati nel gennaio 2026 dalla Kobeissi Letter, il 10% degli americani con i redditi più alti fa il 49% della spesa per consumi[24], 13 punti in più di trent’anni fa, mentre l’80% più in basso è sceso al 37% circa, 11 punti in meno dal 1995. Dato che i consumi delle famiglie valgono il 68% del PIL, quel 10% muove da solo un terzo dell’economia americana. E per stare nell’1% più ricco? Negli Stati Uniti servono 5,8 milioni di dollari di patrimonio netto[25], secondo il Wealth Report 2024 di Knight Frank ripreso da Morning Brew; a Monaco ne servono più del doppio, in Italia meno della metà.
Sulla scala sociale c’è anche un gradino che si eredita. Il 5 dicembre 2024 Cerulli Associates, società di ricerca di Boston che lavora per l’industria della gestione patrimoniale, ha accompagnato il suo rapporto sui grandi patrimoni americani con una stima: negli Stati Uniti entro il 2048 passeranno di mano 124.000 miliardi di dollari[18]. Di questi, 105.000 miliardi andranno agli eredi e 18.000 in beneficenza; quasi 100.000, l’81% del totale, lasceranno i baby boomer e le generazioni più anziane. Il dato che pesa di più riguarda chi lascia: più della metà del flusso, 62.000 miliardi, verrà da famiglie oggi classificate ad alto o altissimo patrimonio, che insieme sono appena il 2% delle famiglie. Per avere una scala, McKinsey stimava che gli obiettivi di COP26 chiedessero 9.000 miliardi di investimenti l’anno, già allora un decimo del PIL mondiale (💰 ff.16.1 Tanti trillioni di dollari). Il confronto regge solo come ordine di grandezza: un patrimonio conta quello che si possiede, il PIL quello che si produce in un anno, la stessa distinzione che FF ricordava a chi paragonava il valore di borsa di NVIDIA al PIL di interi Stati (🍫 ff.139.1 Svizzero? No, NVIDIA).
Il percorso dei soldi è meno diretto di come lo si immagina. Prima di arrivare agli eredi, 54.000 miliardi passeranno al coniuge, e quasi 40.000 miliardi finiranno a vedove della generazione dei boomer o di quelle precedenti: una parte enorme della ricchezza americana passerà per le mani di donne anziane prima di scendere di generazione. Nei prossimi dieci anni a ereditare di più sarà la generazione X, con 14.000 miliardi contro gli 8.000 dei millennial; sull’arco dei venticinque anni il primato passa ai millennial, con 46.000 miliardi, e alle due generazioni insieme ne arriveranno 85.000. Il rapporto guarda la cosa dal lato di chi vende: un bisogno enorme e un’opportunità per chi gestisce patrimoni e fondi, che per l’89% delle società interpellate passa dalle riunioni di famiglia, così da conoscere coniugi e figli prima che il patrimonio arrivi a loro.
Messa accanto alla classe media che si svuota, la stima dice che una quota enorme della ricchezza americana dei prossimi vent’anni arriverà per nascita o per matrimonio, e che metà del flusso parte da due famiglie su cento. Il comunicato si ferma a chi lascia: come quei dollari si divideranno fra gli eredi resta fuori, e la cifra è una proiezione di Cerulli, che vende servizi a quel mercato. In un’uscita di FF la ricchezza aveva un’altra unità di misura, quella che si nota quando elettricità e servizi smettono di essere invisibili: aria pulita, sole visibile, acqua usabile (🌿 ff.143.1 Lusso naturale).
La teoria dei macro-cicli ha un architetto preciso: Ray Dalio, investitore americano con un patrimonio di 20 miliardi di dollari e fondatore di Bridgewater Associates, uno dei fondi più importanti al mondo. Nel suo libro sui cicli di ordine del mondo[7], Dalio divide il macro-ciclo in 6 fasi: creazione di un nuovo ordine con finanziamento alla ricerca e all’educazione; consolidamento del sistema burocratico e grande operosità del popolo; pace e prosperità con innalzamento della moneta a riserva mondiale; eccessi di spesa, minore produttività e disuguaglianze crescenti; aumento dei costi per mantenere l’influenza globale e svalutazione della moneta; guerre intestine o esterne, pace e creazione di un nuovo ordine. Dal 1500, Olanda, Inghilterra e ora gli Stati Uniti hanno percorso esattamente le stesse traiettorie. Con le politiche di stampa del dollaro nel periodo COVID, gli USA si posizionavano già nella fase 5. Dalio, focalizzato sulla Cina e sulla zona di Taiwan, pone l’attenzione sulle possibili alleanze tra Russia e l’impero comunista — e già allora la Cina lanciava qualche messaggio con sorvoli su Taiwan di mezzi cinesi[8] (📈 ff.14.2 Nostradamus: Ray Dalio e l’ordine mondiale).
E la sesta fase di Dalio — il conflitto — ha ormai un cartellino del prezzo modellato. Un’analisi di Bloomberg stima che una guerra su Taiwan costerebbe all’economia mondiale 10,6 trilioni di dollari, circa il 10% del PIL globale, già nel primo anno[17]: dieci per cento della ricchezza planetaria bruciato in dodici mesi. Il chip di Taiwan diventa così il singolo nodo la cui interruzione riscriverebbe l’economia globale, l’anello di una catena di fornitura priva di ridondanza (🏮 ff.125.3 Cina: il prossimo impero mondiale?). Se un solo isolotto vale il 10% del PIL mondiale, quanto costa — e quanto stiamo già pagando per non costruirla — la ridondanza delle supply chain?
Siamo di fronte a un nuovo ordine globale? Inflazione, svalutazione del dollaro e tumulti interni agli Stati Uniti — culminati nell’assalto al Campidoglio — sono, secondo Dalio, tipici dell’ultima fase di un impero. Intanto la Cina prepara la propria narrativa: il film cinese con il budget più alto di sempre, La battaglia del Lago Changjin[9], racconta la guerra di Corea (1950-1953) con i cinesi come eroi e gli americani come antagonisti. Balaji Srinivasan l’ha definito “il film numero 1 al mondo, apparentemente pensato per preparare al conflitto”[10]. Propaganda che prepara a combattere? Quando il cinema diventa strumento geopolitico, le fasi di Dalio smettono di essere teoria e diventano copione (🌐 ff.42.4 Un nuovo ordine globale?).
Il cinema non è l’unico canale. Scott Galloway, professore di marketing alla Stern School di New York, ha aperto le sue previsioni per il 2024, all’OMR di Amburgo, proprio con TikTok: bambini e ragazzi fra i 4 e i 18 anni passano sull’app di ByteDance il doppio del tempo che su YouTube[26], e per lui la classe dirigente americana è colpevole di aver lasciato diffondere uno strumento di propaganda cinese capace di condizionare soprattutto i giovani. Gli Stati Uniti, scriveva la newsletter nel giugno 2024, pensavano di bloccarlo; con i dazi sulle auto elettriche cinesi era un altro segno di un mondo sempre più diviso, in cui la quota del PIL globale legata al commercio ha toccato il picco nel 2008 e poi ha smesso di crescere (🚢 ff.21.2 La fine di un’era?).
La crisi è anche cognitiva. Howard Gardner, in Frames of Mind, identifica otto tipi di intelligenza — linguistica, logico-matematica, musicale, spaziale, corporea, interpersonale, intrapersonale, naturalistica. Il sistema scolastico ne valuta due. L'AI ne replica tre. Restano cinque forme di intelligenza che sono unicamente umane (🆕 ff.103.3 La nuova Era dell’Intelligenza). Ivan Illich, in Deschooling Society (1971), aveva anticipato la crisi: l'istruzione istituzionalizzata confonde l'insegnamento con l'apprendimento, il diploma con la competenza. L'editore Wiley ha ritirato oltre 11.300 articoli e chiuso 19 pubblicazioni[11] a causa di “fabbriche di paper” — la crisi epistemologica è già qui. I podcast — 504 milioni di ascoltatori globali nel 2024 — sono la descholarizzazione in atto: chiunque può imparare qualsiasi cosa. Alpha School usa l’AI per far apprendere agli studenti 2 volte più velocemente in sole 2 ore al giorno[12] (🎧 ff.131.3 Tre ascolti) (✒️ ff.131.4 Quattro riflessioni).
Non tutto è stagnazione, però. L’anno appena trascorso ha segnato una serie di record nei finanziamenti alla ricerca energetica pulita. Commonwealth Fusion Systems, startup nata dall’MIT, ha raccolto 1,8 miliardi di dollari — il triplo del precedente record, raggiunto da Helion appena un mese prima. L’obiettivo dichiarato è dimostrare entro il 2025 una reazione di fusione nucleare “utile”, capace di generare almeno tanta energia quanta ne serve per avviarla. Sessant’anni di tentativi, condensati in una GIF che mostra vari sistemi sperimentali avvicinarsi alla soglia oltre la quale il processo diventa economicamente sensato (☀ ff.10.4 Soldi fusi).
Ma se l’energia del futuro richiede cervelli, la domanda è dove quei cervelli finiscano. I social ci fanno rimpicciolire il cervello? Forse, ma anche la società stessa. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution, la capacità cognitiva di Homo sapiens sta decrescendo da circa tremila anni. La spiegazione, più della dieta o della cosiddetta auto-domesticazione, è il generarsi di strutture sociali capaci di raccogliere informazioni e produrre conoscenza collettiva. È il prezzo evolutivo della cooperazione (🧠 ff.12.2 Cervelli in fuga).
La geografia dei cervelli, intanto, si ridisegna. L’India ha superato la Cina come primo paese di provenienza degli studenti internazionali nelle università americane, con 331.602 iscritti e un incremento del 23%. Se le tensioni geopolitiche e le conseguenze del Covid spostano il flusso dal Pacifico al subcontinente, la domanda diventa: chi plasma la prossima élite tecnologica globale?
Se i cervelli migrano, anche i soldi cercano rotte alternative. Le criptovalute garantiscono l’accesso a servizi digitali fondamentali come fossero una VPN finanziaria. Non è un caso che Worldcoin — supportata dal fondatore di OpenAI, Sam Altman — abbia raggiunto 2,2 milioni di utenti. La mappa di ChainAnalysis mostra che l’adozione globale delle cripto è più alta in India e Nigeria — 2 miliardi di persone nel 2050. Non solo individui: nazioni intere schiacciate dall’inflazione potrebbero ottenere una rivincita finanziaria. Javier Milei in Argentina fa leva proprio su questi temi. Quando la moneta nazionale perde il 50% in un anno, la blockchain diventa una questione di sopravvivenza economica (👍 ff.73.3 Una VPN finanziaria).
Prima delle criptovalute, in India era bastato un telefono. Fra il 1997 e il 2001 la rete mobile è arrivata lungo la costa del Kerala, con le antenne così vicine al mare che il segnale arrivava a 20-25 chilometri al largo, dove si pesca. Robert Jensen, sul Quarterly Journal of Economics del 2007, ha seguito i prezzi delle sardine in quindici mercati[27]: prima dei cellulari la deviazione standard dei prezzi fra mercati vicini valeva il 62-69% del prezzo medio, e ogni giorno dal 5 all’8% dei pescatori tornava a casa senza aver venduto. Nel 2001 il telefono era su oltre il 60% delle barche: la dispersione è scesa al 14% o meno, lo spreco a zero, e ci hanno guadagnato sia i pescatori sia i consumatori.
Vent’anni dopo, quel telefono è diventato un’infrastruttura di Stato. Ved Sen, dopo quattro settimane a Calcutta fra dicembre 2023 e gennaio 2024, racconta un’innovazione digitale indiana che corre dal basso[28]: PayTM e PhonePe, i due sistemi di pagamento da smartphone, superano insieme i 400 milioni di utenti e poggiano sull’India Stack costruito dal governo, cioè l’identità biometrica Aadhaar, l’interfaccia di pagamento UPI, DigiLocker e la rete ONDC per il commercio digitale. Delle oltre 100 startup indiane diventate unicorni, la maggior parte serve il mercato interno oltre a quello estero, e il sistema dà fiducia a una comunità di investitori già in piena crescita. Lo stesso Sen avverte che un sistema gestito dallo Stato, nelle mani sbagliate, può diventare uno strumento di repressione, e che i governi custodiscono male i dati.
Dall’altro lato del confronto c’è la Cina. Chi fosse andato in coma quarant’anni fa, ha scritto nel giugno 2024 Sadanand Dhume, si sveglierebbe scoprendo che la Cina è diventata una vera superpotenza scientifica[29]; i grafici dell’Economist che allega mostrano che per quota di articoli ad alto impatto ha superato gli Stati Uniti intorno al 2020, e nel Nature Index li ha passati nel 2023. Bill Gurley, investitore di Benchmark, tornato da dieci giorni in sei città cinesi racconta a Tim Ferriss province che competono fra loro[30] come aziende, con funzionari che fanno carriera se la loro provincia va bene: ne escono concorrenza feroce e anche ponti che nessuno usa. I suoi esempi sono un lidar MEMS a stato solido da 130 dollari per auto, contro i 5.000 di quello montato su un Waymo, e centrali nucleari a fissione costruite a un quarto del prezzo americano.
E l’Europa? Nei brevetti di livello mondiale sulle tecnologie digitali avanzate, un grafico del Financial Times su dati dell’associazione dell’economia bavarese mostra gli Stati Uniti nettamente in testa e la Cina che negli ultimi anni ha superato Giappone e Unione europea; la Corea del Sud da sola ne produce più della metà dell’intera Ue[31], ha fatto notare Richard Hanania. Nella cantieristica i rapporti si rovesciano: nel 2024, secondo i dati UNCTAD sul tonnellaggio lordo delle navi mercantili, l’Italia ne ha varate per 455.590 tonnellate contro le 30.782 degli Stati Uniti[32], quasi 15 volte tanto. Micheál Ganley, che guida Bethlehem Steel, ne dà la colpa ad acciaio troppo caro, apatia politica e arretratezza tecnologica, e chiede agli Stati Uniti di tornare a industrializzarsi.
La ricchezza si concentra in pochi punti, e i punti si spostano. McKinsey calcolava che metà del PIL mondiale del decennio 2010-2020[33] fosse stata prodotta in 3.600 regioni, che coprono l’1% del pianeta (🏙️ ff.52.2 Centralizzare conviene). Nel marzo 2024, secondo la classifica Hurun riportata da CNBC, Mumbai ha superato Pechino[34] come città asiatica con più miliardari, 92 contro 91, terza al mondo dopo New York (119) e Londra (97). E certi primati arrivano da dove si guarda meno: dal marzo 2025 la Namibia è il primo paese al mondo con donne in tutte e tre le cariche più alte[35], la presidente Netumbo Nandi-Ndaitwah, la vicepresidente Lucia Witbooi e la presidente dell’Assemblea nazionale Saara Kuugongelwa-Amadhila, che prima era stata per dieci anni la prima donna premier del paese.
La crisi epistemologica ha un filo logico che parte da lontano e arriva fino all'ultimo prodotto di Anthropic. Claude, il modello di linguaggio che ha generato titoli e discussioni nel 2024, prende il nome da Claude Shannon, padre della teoria entropica dell'informazione[13]. Entropia, informazione e intelligenza artificiale: un perfetto triangolo concettuale che ci porta dritti a Yuval Noah Harari e al suo ultimo libro, Nexus. La tesi è radicale: ChatGPT è l’ultimo baluardo di un processo iniziato con la scrittura — tecnologie che schematizzano il mondo in tabelle e cassetti, un'abilità completamente non-umana. La burocrazia è stata il primo algoritmo della storia: ha risolto il problema del reperimento di informazioni dividendo la realtà in categorie, archivi, moduli. Ma questo principio ha un costo strutturale: la burocrazia sacrifica la profondità della comprensione in nome dell'efficienza organizzativa, creando una visione parziale e distorta del mondo. L'AI generativa eredita lo stesso difetto su scala planetaria — organizza tutto, capisce poco. Il dettaglio più rivelatore di questa dinamica viene dai dati d'uso: l'85% degli utenti dell'app ChatGPT sono uomini; le donne percepiscono l'AI come 'barare'[14]. È un divario filosofico. Una metà della popolazione abbraccia lo strumento burocratico definitivo; l'altra lo rifiuta intuendo che schematizzare non è comprendere (🕊️ ff.106.3 Nexus e Harari).
La burocrazia è stata il primo algoritmo della storia: ha risolto il problema del reperimento di informazioni dividendo la realtà in categorie, archivi, moduli. L’AI generativa eredita lo stesso difetto su scala planetaria — organizza tutto, capisce poco. Il dettaglio più rivelatore: l’85% degli utenti dell’app ChatGPT sono uomini.
E se si vuole capire la geopolitica prossima, due uscite di futuro fortissimo contengono già quasi tutto: ff.117 Viviamo in una simulazione (scritta in viaggio tra Hong Kong e Shenzhen) e ff.118 Paprika e massaggi (spezie tra internet e Mondo Nuovo). Un intreccio tra passato coloniale, “segni” asiatici, futuri incerti di geopolitica e riflessioni sul libero arbitrio in un mondo di telecamere, algoritmi e social media. Hong Kong e Shenzhen, viste da dentro, anticipano di qualche anno quello che poi arriva al parlamento europeo Due articoli[15]. (📜 ff.131.2 Due articoli).
Il 2022 letto in retrospettiva restituisce quattro fuochi. L'articolo più forte dell'anno è stato quello su Tesla, Roomba e il futuro della robotica, dove NVIDIA entrava già come motore silenzioso. Vaclav Smil ha dato i numeri nel suo I numeri non mentono, e anche i numeri della newsletter sono stati fenomenali. L'anno è stato dominato da DALL-E 2 e dall'accelerazione dell'intelligenza artificiale. Infine Grimes ha fatto parlare di sé con la MaternityDAO — più del nome del figlio X Æ A-12 — aprendo la domanda se le mamme andrebbero pagate per il lavoro di cura come funzione economica riconosciuta. Quattro futuri fortissimi dal passato[16] (🎼 ff.45.1 Quattro futuri fortissimi dal passato).
Un anno prima la newsletter aveva raccontato il 2021 in due modi opposti. Il primo è di Amanda Shendruk, su Quartz: la pagina di Wikipedia inglese più letta di ogni giorno dell’anno[19], un calendario di 365 articoli che messi in fila riassumono i trend del 2021 giorno per giorno (📆 ff.7.6 Un calendario di 365 articoli Wikipedia). Dominano le morti illustri, la politica americana, lo sport e l’intrattenimento: il picco è la pagina del principe Filippo, 3,87 milioni di visite il 9 aprile, il giorno della sua morte; d’estate arrivano le Olimpiadi di Tokyo e gli Europei rinviati dal 2020, in autunno Squid Game. Nessuna delle pagine più lette riguarda la pandemia. Il secondo è lo stream of consciousness che Michele scrive ogni fine anno: il 2021 in 712 parole[20], una alla volta e ciascuna chiusa da un punto, dove «Futuro. Fortissimo.» sta fra Alcatraz, il triathlon di Lovere, Omicron e la terza dose (✍🏽 ff.7.4 O in 712 personalissime parole).