3.3.3 — Economia e geopolitica
Ma prima di guardare avanti, serve guardare indietro — ai numeri che non tornano. Nel 2011 Tyler Cowen, economista alla George Mason University, ha pubblicato The Great Stagnation, in cui sostiene che negli ultimi cinquant’anni vi sia stata una stasi tecno-economica. Il sito WTF Happened in 1971[1] raccoglie grafici scombussolati da quell’anno: l’inflazione fuori controllo, il debito pubblico americano esploso fino a 32 trilioni di dollari — 94.000 dollari per cittadino, 234.000 per contribuente — e il prezzo delle case (ad Amsterdam) che ha seguito lo stesso trend parabolico. Gli ultimi cinquant’anni sono stati particolarissimi: boom economico, diffusione dell’istruzione, esplosione demografica, rivoluzione digitale, pandemia, crisi subprime e bolla .com. Troppi temi per trovare un’unica spiegazione, ma una possibile con-causa emerge chiaramente: le politiche monetarie[2]. I soldi stampati all’occorrenza (🤔 ff.50.1 La stranezza degli ultimi 50 anni).
La geopolitica non è separata dalla demografia. I ricavi pubblicitari della TV notturna sono crollati del 50%, da 439 a 220 milioni di dollari tra 2018 e 2024 — il pubblico migra verso podcast e newsletter indipendenti. Ray Dalio avverte che gli USA sono nella fase 5 su 6 del ciclo imperiale (🇺🇸 ff.125.1 Cicli imperiali). Due sintomi accelerano questa transizione: la fiducia nelle valute tradizionali si erode dal basso — le stablecoin e le cripto-reti stanno creando un sistema finanziario parallelo (💵 ff.125.2 Stabilizzare il dollaro) — e la Cina costruisce a una velocità che rende la pianificazione occidentale quasi ornamentale (🏮 ff.125.3 Cina: il prossimo impero mondiale?). La guerra, spesso presentata come inevitabile, è in realtà il peggior investimento possibile: il ritorno economico di un conflitto armato è negativo per tutte le parti coinvolte, se si contano i costi a 20 anni. La pace, al contrario, ha un ROI misurabile. La disuguaglianza economica alimenta l'instabilità: la ricchezza globale resta fortemente concentrata. Il coefficiente di Gini degli USA è 0,49 — più alto di qualsiasi paese europeo, più vicino alla Turchia che alla Danimarca (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze).
Ma come è divisa, concretamente, la pizza? Se la dividiamo in nove fette e se cento persone rappresentano tutta la popolazione della Terra: una si prende tre fette, nove si prendono altre tre fette, le restanti novanta si dividono le ultime tre. Proprio dopo il COVID, l’uno per cento più ricco della popolazione mondiale ha accumulato più benessere del novanta per cento più povero. Inequality.org[3] documenta questa pandemia di disuguaglianze in tempo reale. Oxfam, nel rapporto Inequality Kills[4], certifica che la disuguaglianza uccide — letteralmente: oltre 21.000 persone al giorno muoiono per mancanza di accesso a cure, cibo e protezione climatica. I dati della Banca Mondiale sulla povertà estrema[5] confermano il quadro. Il reddito di cittadinanza temporaneo — il sostegno versato a pioggia verso chi aveva perso il lavoro per le chiusure — avrebbe dovuto aiutare, no? No. Gli aiuti a pioggia sono stati 400 miliardi di dollari, contro i 4.500 miliardi investiti in asset aziendali, supportando di fatto l’uno per cento più ricco. È l’effetto Cantillon: chi riceve i soldi per primo ne beneficia di più. Immaginate di ricevere un milione di euro in un villaggio sperduto — vi fate una bella casa, mangiate cibo buonissimo, pagando gli altri abitanti. Ma quando anche loro vogliono la loro parte, la produzione non si è adattata all’aumento di richiesta: le belle case e il cibo buonissimo costeranno di più, e il benessere accumulato sarà minore. Ricorda un po’ la crescente inflazione che ci circonda — un’inflazione che ha radici profonde nei macro-cicli imperiali (💰 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze).
E l’effetto Cantillon ha un corollario osservabile: la classe media si assottiglia. Una visualizzazione diffusa via GameofTrades[6] mostra il fenomeno con la semplicità di un istogramma: le distribuzioni di reddito in molte economie sviluppate stanno perdendo la campana al centro. La coda dei redditi medio-bassi ingrassa, i redditi alti si allontanano, e la parte centrale — quella che per decenni ha costituito la maggioranza silenziosa e l’ossatura del consumo interno — si svuota. Non è ideologia: è geometria di una curva. L’erosione della classe media ha due effetti complementari e pericolosi. Primo: riduce il collante politico che tiene insieme le società liberali, perché chi perde status tende a votare contro il sistema che lo ha perso. Secondo: indebolisce la domanda aggregata di beni a prezzo medio, polarizzando i consumi tra discount e lusso — la famosa “strategia barbell” (💵 ff.38.2 Il COVID e le disuguaglianze) applicata non al portafoglio ma al carrello della spesa. Se la fase 5 di Dalio si presenta con una vetrina, sembra proprio questa: non povertà assoluta, ma ceto medio dissolto, classi alte blindate e ceti popolari frustrati. Gli imperi non crollano perché i poveri insorgono; crollano perché la classe media smette di credere alla scala sociale.
La teoria dei macro-cicli ha un architetto preciso: Ray Dalio, investitore americano con un patrimonio di 20 miliardi di dollari e fondatore di Bridgewater Associates, uno dei fondi più importanti al mondo. Nel suo libro sui cicli di ordine del mondo[7], Dalio divide il macro-ciclo in 6 fasi: creazione di un nuovo ordine con finanziamento alla ricerca e all’educazione; consolidamento del sistema burocratico e grande operosità del popolo; pace e prosperità con innalzamento della moneta a riserva mondiale; eccessi di spesa, minore produttività e disuguaglianze crescenti; aumento dei costi per mantenere l’influenza globale e svalutazione della moneta; guerre intestine o esterne, pace e creazione di un nuovo ordine. Dal 1500, Olanda, Inghilterra e ora gli Stati Uniti hanno percorso esattamente le stesse traiettorie. Con le politiche di stampa del dollaro nel periodo COVID, gli USA si posizionavano già nella fase 5. Dalio, focalizzato sulla Cina e sulla zona di Taiwan, pone l’attenzione sulle possibili alleanze tra Russia e l’impero comunista — e già allora la Cina lanciava qualche messaggio con sorvoli su Taiwan di mezzi cinesi[8] (📈 ff.14.2 Nostradamus: Ray Dalio e l’ordine mondiale).
Siamo di fronte a un nuovo ordine globale? Inflazione, svalutazione del dollaro e tumulti interni agli Stati Uniti — culminati nell’assalto al Campidoglio — sono, secondo Dalio, tipici dell’ultima fase di un impero. Intanto la Cina prepara la propria narrativa: il film cinese con il budget più alto di sempre, La battaglia del Lago Changjin[9], racconta la guerra di Corea (1950-1953) con i cinesi come eroi e gli americani come antagonisti. Balaji Srinivasan l’ha definito “il film numero 1 al mondo, apparentemente pensato per preparare al conflitto”[10]. Propaganda che prepara a combattere? Quando il cinema diventa strumento geopolitico, le fasi di Dalio smettono di essere teoria e diventano copione (🌐 ff.42.4 Un nuovo ordine globale?).
Ma la crisi non è solo economica o politica: è cognitiva. Howard Gardner, in Frames of Mind, identifica otto tipi di intelligenza — linguistica, logico-matematica, musicale, spaziale, corporea, interpersonale, intrapersonale, naturalistica. Il sistema scolastico ne valuta due. L'AI ne replica tre. Restano cinque forme di intelligenza che sono unicamente umane (🧠 ff.103.3 La nuova Era dell'Intelligenza). Ivan Illich, in Deschooling Society (1971), aveva anticipato la crisi: l'istruzione istituzionalizzata confonde l'insegnamento con l'apprendimento, il diploma con la competenza. L'editore Wiley ha ritirato oltre 11.300 articoli e chiuso 19 pubblicazioni[11] a causa di “fabbriche di paper” — la crisi epistemologica è già qui. I podcast — 504 milioni di ascoltatori globali nel 2024 — sono la descholarizzazione in atto: chiunque può imparare qualsiasi cosa. Alpha School usa l’AI per far apprendere agli studenti 2 volte più velocemente in sole 2 ore al giorno[12] (🎧 ff.131.3 Tre ascolti) (📖 ff.131.4 Quattro riflessioni).
Non tutto è stagnazione, però. L’anno appena trascorso ha segnato una serie di record nei finanziamenti alla ricerca energetica pulita. Commonwealth Fusion Systems, startup nata dall’MIT, ha raccolto 1,8 miliardi di dollari — il triplo del precedente record, raggiunto da Helion appena un mese prima. L’obiettivo dichiarato è dimostrare entro il 2025 una reazione di fusione nucleare “utile”, capace di generare almeno tanta energia quanta ne serve per avviarla. Sessant’anni di tentativi, condensati in una GIF che mostra vari sistemi sperimentali avvicinarsi alla soglia oltre la quale il processo diventa economicamente sensato (☀ ff.10.4 Soldi fusi).
Ma se l’energia del futuro richiede cervelli, la domanda è dove quei cervelli finiscano. I social ci fanno rimpicciolire il cervello? Forse, ma anche la società stessa. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution, la capacità cognitiva di Homo sapiens sta decrescendo da circa tremila anni. La spiegazione non è la dieta né la cosiddetta auto-domesticazione, ma il generarsi di strutture sociali capaci di raccogliere informazioni e produrre conoscenza collettiva. Non è colpa di Google e Instagram: è il prezzo evolutivo della cooperazione (🧠 ff.12.2 Cervelli in fuga).
La geografia dei cervelli, intanto, si ridisegna. L’India ha superato la Cina come primo paese di provenienza degli studenti internazionali nelle università americane, con 331.602 iscritti e un incremento del 23%. Se le tensioni geopolitiche e le conseguenze del Covid spostano il flusso dal Pacifico al subcontinente, la domanda diventa: chi plasma la prossima élite tecnologica globale?
Se i cervelli migrano, anche i soldi cercano rotte alternative. Le criptovalute garantiscono l’accesso a servizi digitali fondamentali come fossero una VPN finanziaria. Non è un caso che Worldcoin — supportata dal fondatore di OpenAI, Sam Altman — abbia raggiunto 2,2 milioni di utenti. La mappa di ChainAnalysis mostra che l’adozione globale delle cripto è più alta in India e Nigeria — 2 miliardi di persone nel 2050. Non solo individui: nazioni intere schiacciate dall’inflazione potrebbero ottenere una rivincita finanziaria. Javier Milei in Argentina fa leva proprio su questi temi. Quando la moneta nazionale perde il 50% in un anno, la blockchain non è un vezzo tecnologico: è una questione di sopravvivenza economica (👍 ff.73.3 Una VPN finanziaria).
La crisi epistemologica ha un filo logico che parte da lontano e arriva fino all'ultimo prodotto di Anthropic. Claude, il modello di linguaggio che ha generato titoli e discussioni nel 2024, prende il nome da Claude Shannon, padre della teoria entropica dell'informazione[13]. Entropia, informazione e intelligenza artificiale: un perfetto triangolo concettuale che ci porta dritti a Yuval Noah Harari e al suo ultimo libro, Nexus. La tesi è radicale: ChatGPT non è una rottura, ma l'ultimo baluardo di un processo iniziato con la scrittura — tecnologie che schematizzano il mondo in tabelle e cassetti, un'abilità completamente non-umana. La burocrazia è stata il primo algoritmo della storia: ha risolto il problema del reperimento di informazioni dividendo la realtà in categorie, archivi, moduli. Ma questo principio ha un costo strutturale: la burocrazia sacrifica la profondità della comprensione in nome dell'efficienza organizzativa, creando una visione parziale e distorta del mondo. L'AI generativa eredita lo stesso difetto su scala planetaria — organizza tutto, capisce poco. Il dettaglio più rivelatore di questa dinamica viene dai dati d'uso: l'85% degli utenti dell'app ChatGPT sono uomini; le donne percepiscono l'AI come 'barare'[14]. Non è un gap tecnologico: è un gap filosofico. Una metà della popolazione abbraccia lo strumento burocratico definitivo; l'altra lo rifiuta intuendo che schematizzare non è comprendere (🕊️ ff.106.3 Nexus e Harari).
La burocrazia è stata il primo algoritmo della storia: ha risolto il problema del reperimento di informazioni dividendo la realtà in categorie, archivi, moduli. L’AI generativa eredita lo stesso difetto su scala planetaria — organizza tutto, capisce poco. Il dettaglio più rivelatore: l’85% degli utenti dell’app ChatGPT sono uomini.
E se si vuole capire la geopolitica prossima, due uscite di futuro fortissimo contengono già quasi tutto: ff.117 Viviamo in una simulazione (scritta in viaggio tra Hong Kong e Shenzhen) e ff.118 Paprika e massaggi (spezie tra internet e Mondo Nuovo). Un intreccio tra passato coloniale, “segni” asiatici, futuri incerti di geopolitica e riflessioni sul libero arbitrio in un mondo di telecamere, algoritmi e social media. Hong Kong e Shenzhen, viste da dentro, anticipano di qualche anno quello che poi arriva al parlamento europeo Due articoli[15]. (📜 ff.131.2 Due articoli).
Il 2022 letto in retrospettiva restituisce quattro fuochi. L'articolo più forte dell'anno è stato quello su Tesla, Roomba e il futuro della robotica, dove NVIDIA entrava già come motore silenzioso. Vaclav Smil ha dato i numeri nel suo I numeri non mentono, e anche i numeri della newsletter sono stati fenomenali. L'anno è stato dominato da DALL-E 2 e dall'accelerazione dell'intelligenza artificiale. Infine Grimes ha fatto parlare di sé con la MaternityDAO — più del nome del figlio X Æ A-12 — aprendo la domanda se le mamme andrebbero pagate per il lavoro di cura come funzione economica riconosciuta. Quattro futuri fortissimi dal passato[16] (🎼 ff.45.1 Quattro futuri fortissimi dal passato).