1.1.1 — L'euthymicrona del pendolare
Ogni mattina, centinaia di milioni di persone si mettono in moto. Letteralmente. Il tragitto casa-lavoro è il rituale più universale della civiltà moderna, eppure lo eseguiamo quasi in trance, ottimizzando per un'unica variabile: il tempo. Google Maps calcola quella che potremmo chiamare la brachistocrona del pendolare — il percorso più veloce tra due punti, come la celebre curva della meccanica classica che minimizza il tempo di caduta di una sfera (🏎 ff.138.1 La strada più veloce). Da qualche anno, l'app offre anche i tragitti con meno emissioni. Ma nessun navigatore calcola il percorso che massimizza la felicità. Nessuno, tranne la scienza.
Gli orizzonti naturali possiedono una “dimensione frattale” che calma il sistema nervoso, e scuole immerse nel verde hanno effetti benefici sullo sviluppo cognitivo dei bambini. Eppure nessun navigatore calcola il percorso che massimizza la felicità.
Kathy Willis, professoressa di biodiversità a Oxford e autrice di Good Nature[1], ha dimostrato che il modo più efficace per migliorare il benessere quotidiano non è cambiare mezzo ma cambiare traiettoria: allungare leggermente il tragitto per attraversare parchi e viali alberati. Non è spiritualismo, è neuroscienza quantificabile. Gli orizzonti naturali possiedono una “dimensione frattale” — la complessità geometrica di uno skyline di rami e foglie — che risulta calmante per il sistema nervoso: i nostri sensi prediligono spazi ampi con qualche albero qua e là, come nella savana da cui proveniamo evoluzionisticamente. Scuole immerse nel verde hanno effetti benefici sullo sviluppo cognitivo dei bambini[2]. ChatGPT, quando gli si chiede un nome per questo percorso ottimizzato per il benessere, conia euthymìcrona (εὐθυμος + χρόνος): il tempo del buon animo. Una parola che dovrebbe esistere in ogni lingua (😊 ff.138.2 La strada più felice).
“Se le persone avessero un'app che suggerisce il percorso più felice anziché il più veloce, scegliere di passare da un parco invece che da un'arteria stradale avrebbe effetti misurabili sulla salute mentale di intere città.”
— Kathy Willis, Good Nature
Questo sposta il tema dalla mobilità alla progettazione quotidiana: non solo dove andiamo, ma come ci arriviamo. La traiettoria è coerente: prima ridurre l’attrito per chi cammina e pedala (🚦 ff.34.3 Ripensare le città: spazi vivibili), poi rendere visibile il costo reale degli spostamenti. La città non è sfondo: è una tecnologia comportamentale.
A Parigi, delle 13,8 MT di CO₂ annue legate alla mobilità, più del 10% si potrebbe evitare eliminando le code. Ad Amsterdam le emissioni sono 10 volte meno, perché vanno tutti in bici. La città non è sfondo: è una tecnologia comportamentale.
Per scegliere la traiettoria conta anche il mezzo. Fra gli utenti Gen Z di Strava, quelli che vanno al lavoro in bici sono raddoppiati in un anno (🟠 ff.86.3 Report Strava 2023). Nell’ottobre 2025, per i suoi 180 anni, Scientific American ha aggiornato un grafico uscito sulla rivista nel 1973: in bicicletta l’uomo diventa uno dei viaggiatori terrestri più efficienti[3]. L’asse verticale misura il costo del trasporto, cioè le calorie spese per portare un grammo di corpo per un chilometro. L’asse orizzontale è il peso, in scala logaritmica. Un topo spende circa 50 calorie per grammo e chilometro. Un uomo a piedi ne spende circa 0,7. Il numero torna con la maratona in cinque ore di un uomo di 75 chili, che brucia 2.100 kcal in 42 km (👨⚕️ ff.57.2 Il consiglio del medico). In bicicletta il costo scende intorno a 0,14, circa un quinto di quello a piedi. Sul grafico il ciclista sta sotto il cavallo, l’automobile e il salmone.
Spostarsi costa due volte: si lotta contro la gravità e ci si spinge in avanti. Chi cammina paga entrambe le voci, prima per stare in piedi e poi a ogni passo. Le gambe lunghe rendono di più per ogni passo, e per questo il topo è fra i più costosi. Chi vola plana sulle correnti. Chi nuota scivola nell’acqua, e il galleggiamento lo sostiene. Ruote e cuscinetti rotolano con poco attrito e lasciano avanzare per inerzia senza pedalare, mentre il telaio regge il peso di chi siede. Secondo Tyson Hedrick, fisiologo comparato alla University of North Carolina, la bicicletta rende lo stare a terra più simile al nuotare. Il limite è la sagoma: il ciclista non è affusolato come un tonno rosso e paga più resistenza dell’aria. Con una carenatura aerodinamica, il velomobile, il costo scende ancora, secondo i calcoli dello stesso Hedrick.
Il grafico va letto con tre cautele. Non contiene misure nuove: quasi tutti i dati vengono da un articolo di Vance Tucker del 1970, il punto della bicicletta dal grafico del 1973. Il punto del velomobile viene da un calcolo. I valori citati qui sono letti a occhio su una scala logaritmica e valgono come ordini di grandezza. Un chilometro in bici costa poco, e il corpo ha comunque bisogno di spendere: per ridurre la mortalità servono almeno 15–30 ore-MET di attività a settimana (💀 ff.86.1 Se non ti muovi, muori).