2.2 — Metaverso e Criptovalute

2.2.1 — Il metaverso trasformato

Mark Zuckerberg ha scommesso il futuro di Facebook su una parola: metaverso. Ha cambiato il nome dell'azienda in Meta, investito 13,7 miliardi di dollari nel 2022 e perso il 70% del valore azionario in un anno. I critici hanno dichiarato il metaverso morto. Avevano torto — ma anche Zuckerberg, in parte. Il metaverso si è trasformato in un tessuto digitale che avvolge progressivamente ogni interazione economica e sociale (🏙 ff.3.1 Cosa sei realmente, Meta? (parte 1)). La tecnologia di fondo avanza: display VR da 3 millimetri che creano ologrammi tramite AI[1] aprono un'esperienza di realtà mista senza visori ingombranti. Fortnite, Roblox e le piattaforme social mostrano che la dimensione metaverso non è solo hardware: è già comportamento quotidiano, attenzione condivisa e identità digitale. Viviamo già nel metaverso, come profili con notifiche (2️⃣ ff.10.2 Siamo già nel metaverso?).

Ma se il metaverso è un tessuto di interazioni più che un luogo, presto a tesserlo non saremo più noi. Un paper arxiv recente[2] rovescia l’intuizione comune sui modelli AI: piccoli aumenti di accuratezza producono enormi aumenti nel numero di task completabili. Il motivo è matematico — per un task a N passi, la probabilità di successo è pN — ma la conseguenza è politica. Passare da 90% a 95% di accuratezza per singolo passo significa saltare dal 35% al 60% di successo su un task a 10 passi: quasi il doppio, per un margine che sul benchmark singolo sembra rumore statistico. I modelli thinking si auto-correggono senza bloccarsi sugli errori: l’errore diventa un rallentatore. Ecco perché l’asimmetria fra GPT-4 e GPT-5 Pro non si percepisce nei benchmark umani ma si sente brutalmente nei workflow agentici. La curva dell’accuratezza è una cascata di probabilità, e nel metaverso della prossima decade scorre a vantaggio di chi costruisce gli agenti migliori (💻 ff.48.3 AI tutto fare).

E se gli agenti abitano il metaverso, la geografia fisica viene risucchiata dentro insieme a loro. Meta Reality Labs ha lanciato Hyperscapes[3][4]: 5 minuti di camminata con il visore Quest e il tuo salotto diventa un modello 3D navigabile in VR, tutto grazie al Gaussian Splatting. Cinque minuti — non un laser scanner industriale, non un team di fotogrammetria, una camminata consumer. La scansione spaziale diventa banale, quindi inevitabilmente ubiqua. Il concetto stesso di “luogo” si biforca: lo spazio fisico resta, ma il suo gemello digitale si moltiplica in mille istanze navigabili, editabili, vendibili. Il metaverso come lo immaginava Zuckerberg era un ambiente nuovo da costruire; la versione più interessante, invece, è che stiamo digitalizzando quello esistente. La realtà fisica è solo la prima bozza — e ora ogni bozza può averne infinite revisioni (📸 ff.85.3 Nuova vita al nostro passato).

Hyperscapes arriva in fondo a una corsa fra modelli generativi. Per creare immagini da un testo lo stable diffusion aveva surclassato i GANs, le Generative Adversarial Networks; eppure, se si vuole passare da un’immagine generata con un prompt a un’altra, i GANs garantiscono transizioni video più consistenti[37]. Il gruppo di StyleGAN-T, presentato a ICML 2023, spiega il vantaggio: i modelli di diffusione ripetono il calcolo più volte per ogni immagine, a un GAN basta un solo passaggio della rete, e StyleGAN-T batte in qualità e velocità i modelli di diffusione distillati. Intanto su Instagram il profilo life_imitates_ai_art raccoglie fotografie vere[45] che ricordano le immagini chimeriche dell’AI generativa.

Poi tocca alla geometria. Gli ultimi sviluppi dei NeRFs, i Neural Radiance Fields[46], creano rendering dall’alto di città e monumenti famosi, che si aprono da Google Maps: nel febbraio 2023 Bilawal Sidhu, del gruppo che l’ha costruita, annunciava la Immersive View in cinque città, con altre cinque a seguire[47] (🆕 ff.55.4 Un po’ di cose carine successe dall’ultimo aggiornamento). Se il metaverso diventerà così importante, i rendering 3D «meta-fisici» saranno all’ordine del giorno, per realtà immersive del tutto nuove. I video di LHC Studio, lo studio di Lucy Hardcastle[48], ne sono un assaggio: forme strane da immaginare dentro un visore Oculus (🎥 ff.15.6 Rendering bellissimi).

E mentre i salotti entrano in VR, il web già ci è dentro — ma non più per gli umani. Secondo Cloudflare[5], nel 2025 il traffico crawler è cresciuto del 18% in un anno, con GPTBot a +305% e Googlebot a +96%. I bot AI scannerizzano il web a velocità triple rispetto a Google: cambia il committente, cambia il ritmo, cambia il contratto implicito. Il 14% dei top domini usa ormai robots.txt per bloccare i crawler AI, e un nuovo muro si alza tra contenuto aperto e contenuto protetto. L’asimmetria è brutale — chi scrive paga per produrre, chi scrappa estrae gratis e rivende come training data. Il web come bene comune funzionava perché il crawler era uno e sapevamo perché oggi i crawler sono dozzine e ognuno persegue un training run da miliardi. Il prossimo contenuto interessante sarà dietro paywall o login: l’open web come lo conoscevamo si sta comprimendo, schiacciato fra chi produce e chi fagocita (🌐 ff.95.1 La sovranità dei network).

Ma cosa ha spinto davvero Zuckerberg a scommettere su Meta? In una conversazione con Gary Vaynerchuk, il fondatore di Facebook racconta il percorso: Meta è anche il tentativo di costruire tecnologie per creare contatti e relazioni migliori — un lavoro iniziato sette anni prima con l’acquisizione di Oculus. La comunicazione digitale è passata dagli SMS alle immagini (dopo l’inclusione delle fotocamere nei cellulari), poi ai video. Ma non è il punto finale: gli ologrammi, dice Zuckerberg, potrebbero essere il prossimo step — scherma contro la campionessa del mondo, proiettata alla Obi-Wan Kenobi. C’è però una distinzione cruciale: la realtà aumentata è diversa da quella virtuale. Quella virtuale funziona già con Oculus Quest; quella aumentata richiede ancora tanta ingegneria, soprattutto sulle dimensioni dei dispositivi. Meta investe 10 miliardi di dollari all’anno per questi dispositivi. E il web3? Zuckerberg vede negli NFT un elemento importante del metaverso: ogni utente sarà una realtà unica, con i suoi oggetti digitali e collegamenti cross-platform, non più scompartimentati in app isolate (👽 ff.3.2 Cosa sei realmente, Meta? (parte 2)).

Prima ancora che il metaverso assumesse contorni definiti, una piattaforma nata per i videogiocatori ne anticipava la grammatica sociale. Discord nacque come server vocale per il gaming — zero latenza, zero voci robotiche — e si è mangiato la finanza, l’apprendimento e le criptovalute nel giro di tre anni. La possibilità di condividere musica, video e persino guardare un film insieme — unita a canali accessibili solo su invito — ha trasformato Discord in un laboratorio di comunità digitali selettive: i gruppi NFT più esclusivi costruiscono la propria identità attorno a salotti digitali con prerequisiti verificati, esattamente come chi vende al dettaglio su Roblox scopre che il negozio virtuale può generare più traffico di quello fisico[6]. La monetizzazione per utente resta tra le più basse del panorama social, ma la crescita è stata impressionante — e il modello anticipa un metaverso che non si indossa, si abita (👾 ff.3.5 Discord).

Cloud, Internet of Things, 5G, QR code, realtà aumentata integrata in quella “vera”: schermi, Oculus e il Vision Pro di Apple sono i nostri portali verso un mondo parallelo. La diagnosi di Byung-Chul Han in Le non cose[7] è netta: abbiamo smesso di vivere il reale. L’urbanizzazione ci ha tolto verde e animali; la digitalizzazione ha sostituito cemento e asfalto con mappe mentali sempre più immateriali. Baudrillard lo scriveva già nel 1981 in Simulacri e simulazioni: la società ha sostituito a tal punto la realtà delle cose con simboli e segni che l’esperienza umana stessa è divenuta una simulazione del reale. Un albero diventa sorgente di frutta, poi raccolta di legna, infine soggetto per una foto su Instagram — ogni passaggio lo allontana dalla cosa in sé. Materia e madre sono legate etimologicamente[8]: non è un caso che Boccioni, pioniere del futurismo e della smaterializzazione delle figure, scelga sua madre sul terrazzo nell’opera intitolata — manco a dirlo — Materia[9]. La materia è stata sostituita dal Matrix: la smaterializzazione è il prezzo silenzioso della connessione perpetua — lo stesso processo che spinge la società a chiudersi nel metaverso (💻 ff.64.4 Matrix e materia).

Ma fra l’altro, non siamo già, un po’, dentro il metaverso? I dati recenti indicano che trascorriamo circa un quarto della giornata allo smartphone — un’ora in più rispetto al 2019. Se a questo si aggiunge il tempo davanti a ogni altro schermo, la risposta appare piuttosto evidente. Lo statunitense medio ha passato 4,2 ore al giorno sul cellulare nel 2021, con un incremento del trenta per cento in due anni. Il settanta per cento di quel tempo è stato assorbito da app social e video. Il metaverso è una condizione in cui siamo già immersi, senza rendercene conto (2️⃣ ff.10.2 Siamo già nel metaverso?).

Eppure il metaverso è un continuum. Da un lato c’è la realtà virtuale totalizzante — il visore che ti chiude dentro, il mondo sostitutivo, l’isolamento volontario. Un giornalista del Wall Street Journal ha trascorso un’intera giornata lavorativa nel metaverso VR: riunioni, pause caffè, pranzo, tutto dentro il visore, e ne è uscito con la nausea e una domanda scomoda sulla direzione del lavoro da remoto. Dall’altro lato c’è la realtà aumentata — una pellicola digitale sovrapposta al reale. Vetrine che proiettano effetti su chi passa. Monumenti ricostruiti che appaiono dove un tempo sorgevano. I ciliegi di Tokyo che fioriscono a gennaio, a Berlino, attraverso gli occhiali giusti. Con visori VR che sfiorano i diecimila dollari, il metaverso totale resta un lusso da early adopter; la realtà aumentata, invece, si insinua già nei telefoni che abbiamo in tasca. La vera partita è quanto del digitale accetti di lasciare entrare nel fisico (1️⃣ ff.10.1 Vivremo in un’altra realtà?). McKinsey calcola che metà del PIL mondiale 2010-2020 è stato generato in 3.600 regioni — l’1% del pianeta[10]. Le città potrebbero contenere il cambiamento climatico: meno spostamenti, case più piccole, servizi concentrati. Ma la centralizzazione porta monopoli: aziende che de-tronizzano presidenti, controllano l’accesso a notizie e servizi essenziali. ASML è l’unico produttore al mondo delle macchine litografiche necessarie per i chip avanzati[11]: un single point of failure per la legge di Moore. ChatGPT per sessualità, Replika per supporto psicologico: la centralizzazione digitale produce servizi migliori a costi minori, ma il prezzo è il controllo (🏙️ ff.52.2 Centralizzare conviene).

Se il metaverso si misura in tempo speso piu' che in pixel renderizzati, il vero laboratorio di quel tempo restano i videogiochi. Microsoft ha pagato 69 miliardi di dollari per Activision Blizzard, piu' di LinkedIn, Skype, GitHub e Nokia messi insieme[38] — oltre la metà del cash dell'azienda spostato su un'unica scommessa. La cifra ha il sapore della follia finche' non la si confronta con la geografia attuale del settore: il gaming mobile vale il doppio delle console e cresce a ritmi quasi doppi (13% contro 7%), mentre Zynga — quella di FarmVille — era passata di mano per 13 miliardi poche settimane prima del deal Activision. Tradotto, Microsoft sta concentrando know-how sulle realtà digitali dove la gente lavora, fa business, si svaga — lo stesso tessuto continuo già cartografato in 2️⃣ ff.10.2 Siamo già nel metaverso?. La parte interessante è il paradosso che ne emerge: il videogioco resta avanguardia di rendering, mondi alternativi e community digitali (la grammatica nata sui server gaming è la stessa che oggi muove il mondo crypto, come ricordato in 👾 ff.3.5 Discord), eppure rimane fermo su modelli di business antiquati. Call of Duty e FIFA ripropongono lo stesso meccanismo da oltre dieci anni, e la monetizzazione media per utente resta a una frazione di quanto incassano i social. Avanguardia tecnologica e ristagno commerciale convivono nello stesso medium: chi saprà sciogliere quel cortocircuito si compra il prossimo strato di metaverso senza dover rinominare l'azienda (5️⃣ ff.10.5 Il mondo dei videogiochi: avanguardia o ristagno?).

Ma il metaverso è anche un luogo da costruire, e l’AI generativa ne sta abbattendo la soglia di ingresso. Ammaar, con un’IA di testo-oggetto 3D, ha ricreato la DeLorean di Ritorno al Futuro e l’ha piazzata in salotto. Come mappe, macchine fotografiche e sveglie sono state spazzate via da iPhone, arredamento, finestre e piante potrebbero seguire lo stesso destino — smaterializzandosi in oggetti virtuali. L’intreccio tra IA generativa e VR spiega la recente assunzione da parte di MidJourney dell’ingegnere dietro al Vision Pro. Creare oggetti 3D è tanto facile che la pasta al forno della domenica può diventare un modello tridimensionale da condividere. La convergenza tra AI generativa e realtà virtuale è il punto in cui il metaverso diventa un verbo: generare realtà (✳️ ff.85.2 Convergenza generativa).

Integrare oggetti 3D è sempre più facile grazie all’AI[51], e prima della DeLorean in salotto c’erano già strumenti per farlo in serie. Nel marzo 2023 NVIDIA ha collegato GPT-4 a Omniverse DeepSearch[52], un motore che cerca fra enormi archivi di modelli 3D senza etichette: si cerchia con la matita un’area della scena, si scrive che stanza si vuole, un magazzino o una reception, e con un clic gli oggetti compaiono al loro posto. Per NVIDIA è il momento iPhone dell’AI, con ChatGPT arrivato a 100 milioni di utenti in due mesi. Pochi mesi dopo DreamGaussian[53], presentato a ICLR 2024, ricava un oggetto 3D da una sola immagine con lo stesso Gaussian Splatting di Hyperscapes: la prima fase di addestramento dura circa un minuto, la rifinitura della mesh un altro.

E c’è chi si chiede se i World Models servano davvero, o se bastino i LLM. Non sono forse già gli LLM in grado di avere una visione del mondo 3D, magari sognandola? Una prova citata: GPT-5.4 ricrea in due prompt l’appartamento di Monica di Friends — la pianta, il divano arancione, la porta viola. Non è solo un esercizio di memoria: il modello ha costruito un ambiente navigabile partendo da un pattern di frammenti visivi mai forniti come mappa. Se un LLM può tenere dentro un appartamento intero solo da riferimenti narrativi sparsi, la domanda di architettura (🌎 ff.148.3 Un mondo là fuori?) si complica: forse il mondo dentro di noi è già dentro il modello, e basta saperlo estrarre. La convergenza generativa (✳️ ff.85.2 Convergenza generativa) diventa anche spaziale (💭 ff.148.4 Tutto il mondo dentro).

E l’input si accorcia ancora. A novembre 2025 Min Choi raccoglieva i primi usi creativi di Nano Banana Pro[54]: il primo chiede «un’immagine di 36.4602° N 25.3730° E al tramonto», e le coordinate sono quelle di Santorini. A dicembre, fra gli esempi di Gemini 3 Deep Think, la modalità di ragionamento più avanzata dell’app Gemini, comparivano una simulazione di buco nero e scene 3D interattive generate da uno schizzo[55]. Lambda si è spinta fino al sistema operativo: NeuralOS[56], presentato a luglio, è un ambiente in cui sistema, app, rete e logica sono «sognati nella mente di un modello», e si chiede a parole un gioco alla Space Invaders o un sistema in stile Matrix. Nel 2023 open-interpreter faceva qualcosa di simile su un computer vero, a parole e senza toccare il mouse: montare un video, aggiungere i sottotitoli, applicare il tema scuro al sistema operativo (📸 ff.71.3 E ti scatta una fotografia!).

Prima ancora che il metaverso cambiasse pelle, Facebook aveva messo la propria maschera. Nell’ottobre 2021 l’azienda si era rinominata in Meta, annunciando di voler guidare lo sviluppo di un mondo parallelo fatto di realtà aumentata integrata con quella reale, web3 per la proprietà digitale, unificazione dei profili. Quattro pilastri dichiarati, uno non detto: la finitudine — la necessità di contare qualcosa in un mondo digitale altrimenti infinito e quindi privo di valore. Per anni, sotto la maschera di Meta ci sono stati soprattutto gli improbabili messaggi di buongiorno della zia preferita. Oggi la pelle è cambiata: Quest 3 a 550€, ologrammi via Stanford, Hyperscapes che mappano un salotto in cinque minuti. La scommessa del rebrand era sulla categoria, e la categoria è sopravvissuta al fallimento dei prodotti (🏙️ ff.3.1 Cosa sei realmente, Meta? (parte 1)).

E il paradosso è che chi si è ribattezzato metaverso (Meta) non è il protagonista più vicino al metaverso come concetto sociale. C’è chi sostiene che Discord sia più metaverso di Meta: una piattaforma di canali vocali, server tematici, economie interne di ruoli e permessi. Quando Packy McCormick la racconta come “Imagine a Place”, la definisce esattamente come uno strato di mondo: ci si entra con un invito. Il test operativo è brutale: se milioni di giovani già passano più tempo dentro un server Discord che in qualsiasi app di Meta, chi è davvero il metaverso? Il brand o il comportamento? La storia della tecnologia ripete spesso lo stesso schema: chi si dichiara pioniere raramente lo è, e chi lo è raramente lo dichiara. L’unico indicatore affidabile resta il tempo speso (👺 ff.3.4 Tutta facciata?).

Se il metaverso si misura nel tempo speso, conta anche dove lo si passa insieme. Su Wplace[57] la tela è una mappa del mondo: chiunque dipinge pixel art sopra la geografia reale, si allea con altri giocatori e costruisce opere comuni. E quando la strada diventa pericolosa, lo spazio condiviso fa da piazza. Con la messa al bando di Palestine Action e il rischio crescente di arresto per chi manifesta, l’animatore di Bristol Jasper Golding ha portato la protesta in un metaverso[58]: chi voleva partecipare mandava le proprie foto, lui ne ricavava un avatar 3D in stile PlayStation 1 e lo faceva marciare con gli altri, in cambio di una donazione di 15 sterline a Medical Aid for Palestinians, che porta cure mediche a Gaza. Alla fine del 2022 Gartner metteva fra le tendenze dei tre anni successivi anche gli attacchi DDoS alle aziende come forma di protesta, uno sciopero digitale (🚀 ff.45.3 Quali trend decolleranno?).

La convergenza tra AI e realtà virtuale non si ferma ai contenuti: ridisegna anche l’hardware. Stanford ha dimostrato un display VR da 3 millimetri che genera ologrammi tramite AI[1] — senza lenti ingombranti, senza nausea, senza il peso che ha affossato i primi visori. In parallelo, Meta Reality Labs ha lanciato Hyperscapes: 5 minuti di camminata con un Quest e il salotto diventa un modello 3D navigabile[4][3], grazie al Gaussian Splatting. Se la scansione spaziale diventa banale, la realtà fisica è solo la prima bozza. E il senso più trascurato dalla VR — l’olfatto — potrebbe essere il prossimo a cadere: ultrasuoni focalizzati sul bulbo olfattivo hanno indotto odori reali nel cervello — bruciato di fuoco, aria fresca — un esperimento mai riuscito prima, nemmeno su animali[12]. Quando puoi scrivere odori direttamente nella corteccia, la realtà virtuale avrà anche il profumo. Come scrivevamo in (📸 ff.85.3 Nuova vita al nostro passato), AI e VR convergono nel ricreare e “aumentare” persino il passato[59] — e ora lo fanno con tutti e cinque i sensi. Il passo successivo è una copia virtuale di sé (🤑 ff.63.3 Creare una copia virtuale di sé).

E Zuckerberg non si è fermato alle demo: ci è entrato di persona. Nella terza intervista con Lex Fridman, la chiacchierata è avvenuta interamente nel metaverso, con ricostruzioni fotorealistiche in grado di replicare espressioni facciali e direzionalità dello sguardo in tempo reale. Il tutto in concomitanza con il lancio del Quest 3, che costa 550€ — un crollo rispetto ai diecimila dollari dei visori di pochi anni prima. In 13 mesi, passi da gigante: Meta ha investito 13,7 miliardi nel 2022 nella divisione Reality Labs. I critici ridono, ma il prezzo dei visori scende e la fedeltà visiva sale. Siamo nella direzione giusta? (🥽 ff.71.1 Il primo podcast nel metaverso).

PREZZO VISORI VR — dollari (range orientativo) ~2014 ~10.000 $ 2020 Quest 2 ~300 $ 2024 Quest 3 ~550 € Hardware: ~30× di sconto in 10 anni; Reality Labs ha bruciato 13,7 mld nel 2022.
📊 ff.71.1 — Il prezzo dei visori VR è crollato di circa 30× in un decennio: dai 10.000 $ degli early adopters ai 550 € del Quest 3. Fonte: Meta + TechCrunch.
Mark Zuckerberg ha investito 13,7 miliardi di dollari nel metaverso nel 2022 e perso il 70% del valore azionario in un anno. Con visori VR che sfiorano i diecimila dollari, il metaverso totale resta un lusso da early adopter; la realtà aumentata, invece, si insinua già nei telefoni che abbiamo in tasca. La vera partita è quanto del digitale accetti di lasciare entrare nel fisico.

I brand del lusso sono stati tra i primi a mettere la maschera digitale. Per i suoi 200 anni di storia, Louis Vuitton ha lanciato un gioco per cellulare che mescola Zelda griffata, fiori e LV: raccogliere 30 NFT collezionabili ma non scambiabili (dunque di dubbia utilità) e 200 box digitali interpretati da altrettanti artisti. Non era la prima volta — la maison aveva già collaborato con League of Legends. Nike e Adidas si sono mossi a ruota: Nike con l’acquisizione di RTFKT, Adidas con i suoi primi drop NFT. Il pattern è ricorrente: il lusso vende scarsità, e la scarsità digitale programmabile è l’esperimento più radicale che il web3 abbia offerto al marketing dal Novecento. Il problema, come mostrato da chi ha abitato Ethereum (🔑 ff.95.3 La proprietà privata digitale), è l’interoperabilità: l’NFT di LV serve solo finché c’è un posto per mostrarlo (🛍️ ff.15.2 Non solo borse e scarpe).

Alla fine del 2021, nelle stesse settimane dei primi drop di Nike e Adidas, gli NFT arrivavano anche al cinema e al design. Alla conferenza sugli NFT di New York, NFT.NYC[35], Quentin Tarantino ha annunciato che avrebbe messo in vendita una copia digitale della sceneggiatura di Pulp Fiction, quella scritta a mano. Miramax, lo studio di distribuzione per cui lavora, non l’ha presa benissimo[36] (🩸 ff.15.1 La prima goccia di sangue). Virgil Abloh, graphic designer e fondatore di Off-White, scomparso da poco, aveva lavorato a lungo sull’intersezione fra reale e digitale. In un manifesto dettagliato descriveva i passi per costruire uno «Skyscraper»[49], un luogo digitale d’avanguardia e di stimolo artistico in grado di abbattere il Louvre. Un token interno avrebbe riconosciuto a tutti gli artisti, in modo trasparente e semplice, il lavoro svolto e la «partecipazione decentralizzata» al progetto (🤍 ff.15.5 Off-White contro il Louvre).

E i personaggi del metaverso non sono solo avatar degli utenti: sono profili digitali nativi. Jesse Zhang ha creato Angie, una virtual-influencer con pelle imperfetta, che spesso piange, che rappresenta le incertezze tipiche della sua età. La scelta è quasi filosofica: un influencer digitale ha controllo infinito sul personaggio e potrebbe dunque generare perfezione illimitata; Angie fa l’opposto, inietta deliberatamente l’imperfezione per sembrare più umana. Il paradosso è che, in un ecosistema social dove gli umani reali si filtrano per somigliare a modelli digitali (🤖 ff.48.3 AI tutto fare), i personaggi digitali si sporcano per somigliare agli umani. La corsa all’autenticità si gioca in direzione opposta su due piani: noi verso la perfezione, loro verso la ruggine. L’economia dell’attenzione ha appena scoperto che l’imperfezione è un asset scalabile (👧 ff.26.1 Influencers (virtuali) genuini).

La domanda, portata alle estreme conseguenze, diventa provocatoria: compreremo case digitali dove abitare? È già mercato. Gli NFT, prima di diventare sinonimo di speculazione e scimmie annoiate, hanno posto un problema reale di status digitale. Un’opera d’arte contemporanea appesa in salotto è visibile solo agli ospiti delle cene; un oggetto digitale, potenzialmente, è condivisibile con un milione di persone. Il calcolo è brutale: il pubblico di un appartamento a Brera è di sei invitati al sabato sera; il pubblico di un wallet Ethereum è l’intera rete. Ma perché il possesso digitale funzioni davvero, serve ciò che oggi manca: interoperabilità. Un oggetto virtuale deve poter essere sfoggiato ovunque — su Fortnite come su Teams, su Roblox come su Instagram — esattamente come un’immagine o un testo sono postabili su qualsiasi piattaforma. Finché ogni metaverso resta un giardino recintato con il proprio linguaggio proprietario, la proprietà digitale è una promessa a metà: possiedi qualcosa che puoi mostrare solo in un posto. Il giorno in cui emergerà un protocollo universale per oggetti virtuali — una specie di JPEG della proprietà — il concetto stesso di “casa” si sdoppierà in fisico e digitale (3️⃣ ff.10.3 Compreremo solo case digitali?).

Nella primavera del 2024 lo sdoppiamento fra fisico e digitale è arrivato su una borsa, un bicchiere e un paio di cuffie. Il 29 aprile Digiday ha raccontato che da quel giorno Walmart poteva vendere oggetti veri direttamente agli utenti dentro Roblox[42]. Il negozio stava in Walmart Discovered: una vetrina di copie virtuali di alcuni prodotti dei suoi supermercati, da provare sul proprio avatar. Per comprare si apre una finestra che imita il sito di Walmart, in pratica un portatile virtuale dentro il gioco; si paga con nome, indirizzo e carta, poi arriva l’email di conferma. «L’utente riceverà l’oggetto per posta», spiega Justin Breton di Walmart, «ma il gemello virtuale gli viene dato subito su Roblox». I tre prodotti del lancio, una borsa da festival No Boundaries, un bicchiere termico in acciaio TAL e le cuffie wireless Onn, li avevano ridisegnati tre creator di Roblox.

UN ACQUISTO, DUE CONSEGNE: WALMART DENTRO ROBLOX 1. prova sull’avatar 2. finestra Walmart.com nel gioco 3. cassa nome, indirizzo, carta oggetto vero per posta, a casa gemello virtuale subito, su Roblox 13+ anni · solo Stati Uniti · prova fino a fine maggio quota di Roblox sulle vendite: 0, ricavi tutti a Walmart 3 creator, 3 prodotti: borsa No Boundaries, bicchiere TAL, cuffie Onn. Il primo di più test di vendita di oggetti fisici su Roblox.
📊 note 519 — Il percorso di un acquisto nel negozio di Walmart dentro Roblox e i limiti della prova pilota. Fonte: Alexander Lee, “Walmart and Roblox are teaming up to make virtual e-commerce a reality”, Digiday, 29 aprile 2024.

I confini del negozio dicono quanto fosse un esperimento. Era aperto solo dai 13 anni in su e solo negli Stati Uniti, e la prova sarebbe durata fino alla fine di maggio. Roblox non tratteneva niente: tutti i ricavi andavano a Walmart, perché alla piattaforma interessava misurare quanto i suoi utenti fossero disposti a comprare oggetti fisici. Era il primo di una serie di test. Enrico D’Angelo, vicepresidente per l’economia di Roblox, voleva capire «cosa funziona di più con i clienti della Gen Z» e immaginava uno shopping che avrebbe finito per riprodurre il mondo fisico e superarne i limiti. Qualche anno prima una stima di ARK prevedeva che nel 2030 avremmo passato più tempo online che offline, con un metaverso da 2,5 trilioni di dollari contando le infrastrutture (🔢 ff.15.4 Diamo i numeri!). E già allora ci si chiedeva se shopping digitale, metaverso e criptovalute fossero figli della noia pandemica, mentre Chewy, come Zoom e Peloton, bruciava il valore accumulato durante la pandemia (📦 ff.25.4 Amazon per gli animali: una bolla?).

Per Digiday, dopo la spinta per diventare una rete pubblicitaria, Roblox punta a lasciarsi alle spalle le origini di società di videogiochi e a diventare una piattaforma digitale completa, come Facebook passato dal social allo shopping e agli appuntamenti, o Amazon arrivata dai libri ai videogiochi e allo streaming. Marcus Holmström, che guida lo studio The Gang e ha costruito su Roblox esperienze per FIFA e Wimbledon, porta l’esempio dei Mondiali: la FIFA apre negozi ufficiali a ogni edizione, e spostarne uno dentro Roblox «apre un mercato mondiale». Walmart sperava di diventare la cassa predefinita di tutta la piattaforma. Con Minecraft avevamo visto la strada opposta, la realtà che entra nel gioco: prima i personaggi con il fiatone per raccontare il COVID, poi il profumo dei fiori finti ricreato con gli ultrasuoni dallo Smell Simulator del Caltech (👃 ff.151.3 Annusare Minecraft?). Qui si compra nel gioco e la merce esce nel mondo; la proprietà digitale, invece, resta chiusa nel recinto da cui è partita.

Il 2021 era stato l’anno dell’euforia: NFT venduti a milioni, crypto alle stelle, ogni pixel sembrava oro. Poi è arrivato il 2022 come una doccia fredda — inflazione, la FED che alza i tassi, il crypto winter che congela portafogli e illusioni. Eppure, sotto la superficie del crollo, l’arte digitale ha continuato a respirare. ItsNiceThat ha selezionato i migliori progetti creativi dell’anno[13], FlowingData ha premiato le visualizzazioni di dati più eleganti[14], e Neal.fun ha mescolato sociologia e ironia con l’Absurd Trolley Problem[15] — dove il dilemma classico diventa: tu, oppure cinque robot senzienti? La bolla scoppia, l’arte resta. Quando i soldi se ne vanno, rimane chi crea per necessità espressiva (🎨 ff.45.2 Arte e grafici dal 2022).

Ma prima di capire dove va l’immagine generata, ripartiamo dal nome. DALL-E è un portmanteau tra Salvador Dalí e WALL-E di Pixar: arte surrealista e robotica in un’unica unità di misura. Il modello è stato sviluppato da OpenAI, gli stessi che avevano battuto il campione del mondo di Go anni prima, ed è capace di generare un’immagine coerente a partire da poche parole di testo — anche combinazioni assurde del tipo “un cane che visita un museo”, con l’oggetto posizionato correttamente nel contesto. In pochi anni l’oggetto prodotto è passato da immagini statiche fotografiche a interi video multi-secondo: Ethan Mollick ha testato Sora 2 chiedendo una lontra che usa il WiFi in aereo[16] e ha ottenuto nove varianti cinematografiche dallo stesso prompt — nature documentary, thriller, SciFi anni ’50, film noir, anime, arthouse francese. Un solo input, nove trattamenti stilistici completi. Se prima un art director doveva scegliere tra fotografi, registi e illustratori per ottenere stili diversi, oggi seleziona una keyword stilistica. La post-produzione tradizionale — con i suoi budget, i suoi tempi, le sue sale di montaggio — è in una fase di compressione esponenziale: da anni per un cortometraggio, a minuti per una variante polistilistica. Il valore aggiunto si sposta dal saper fare al sapere cosa chiedere (👨‍🏫 ff.30.1 DALL-E: una breve introduzione).

E se l’AI può generare stili, può anche decifrarli. Un utente di Twitter ha suggerito di usare la regressione di DALL-E per studiare il processo creativo di Pablo Picasso. Data una sequenza di schizzi di Picasso, il modello genera le fasi intermedie che l’artista potrebbe aver immaginato tra un’idea e l’altra, tracciando una traiettoria visiva tra due forme finite. Il V&A Museum, analizzando l’opera di Picasso, ricorda che “un quadro è la somma di distruzioni”: il cubismo non nasce dall’astrazione ma dalla decomposizione progressiva. Oggi l’AI rende visibili le tappe intermedie che altrimenti sarebbero andate perse. Il rovescio della medaglia, però, è che l’AI non sa competere con la follia deliberata di un pittore come Diogo Potes[17], con la sua miscela di Jodorowsky, sci-fi e punk. La licenza poetica estrema funziona esattamente perché è fuori distribuzione: le reti neurali, addestrate sulla media, tendono al centro del campo stilistico — ma il centro non è dove nasce l’arte. La differenza tra capire Picasso e generare come Picasso è sottile ma cruciale: la prima è archeologia cognitiva, la seconda è reverse engineering estetico (👂 ff.30.4 Capire Picasso).

Se l’arte digitale ha resistito al crypto winter, l’AI generativa le ha dato una nuova primavera. Stable Diffusion è una tecnica di generazione immagini con l’intelligenza artificiale che ha democratizzato ciò che fino a poco prima era appannaggio di DALL-E e dei laboratori di OpenAI. L’output è simile — un’immagine generata da testo — ma l’approccio è aperto, modulare, personalizzabile. Partendo da un modello generico, si può allenare l’algoritmo su qualsiasi sotto-categoria di stili: ad esempio, i Pokémon. Obama, Trump, persino La ragazza con l’orecchino di perla nel mondo di Kanto. Qualcuno si è chiesto quale sia il Pokémon-mascotte per ogni nazione del mondo: la creatura generata per l’Italia condensa il verde della bandiera, l’oro dell’opulenza romana e la simmetria dell’arte classica — una simbologia estratta da un modello statistico che ha digerito miliardi di immagini. La conseguenza culturale è profonda: quando chiunque può generare un’immagine con sei parole, il valore non sta più nell’esecuzione ma nella visione. Come la stampa ha tolto il monopolio della copia agli amanuensi, l’AI generativa toglie il monopolio dell’immagine ai designer — e lo restituisce a chiunque abbia qualcosa da immaginare. La bolla delle scimmie annoiate è scoppiata, ma la generazione di immagini è solo all’inizio (🦄 ff.40.1 Gotta catch ’em all).

Il mondo farmaceutico vale 0,4 trilioni di dollari (lo 0,25% del PIL globale da 101 trilioni nel 2022) e, secondo Balaji — tra i papabili di Trump alla direzione FDA — soffre di burocrazia, eccessiva prevenzione del rischio e gruppi a protezione dello status quo. La sua proposta è superare il sistema con un'alternativa decentralizzata, costruita sulla filosofia crypto-nativa: governance distribuita, incentivi programmabili, meno gatekeeping istituzionale. Vero o falso che sia il rimedio, la cornice applica la grammatica della blockchain a un mercato regolatorio — la sanità — che per definizione si basa sulla fiducia centralizzata. (👑 ff.66.3 Una decentralizzata cura contro i «poteri forti»).

2.2.2 — Proprietà digitale e blockchain

Ma dietro l'interfaccia c'è un problema strutturale: chi possiede cosa? Su Facebook e TikTok siamo contadini digitali che lavorano la terra senza possedere il raccolto. Ogni post, ogni like, ogni scroll genera valore che l'utente non cattura. Neal Stephenson (che ha inventato la parola “metaverso” nel 1992) lo chiama feudalesimo digitale (👑 ff.95.2 FarmVille e feudalesimo). Epic Games combatte Apple sulla commissione del 30% sugli acquisti in-app — la stessa dinamica di potere che si replica dal livello geopolitico a quello individuale. Su internet, il codice è legge: chi scrive il protocollo, detta le regole (🌐 ff.95.1 La sovranità dei network).

La blockchain promette un'uscita dal feudalesimo. Se internet ha decentralizzato l'informazione, la blockchain decentralizza la proprietà. Un NFT, nel quadro del capitolo, è trattato come un esperimento di proprietà digitale verificabile senza intermediari. Ethereum ha elaborato più transazioni nel 2024 che Visa nel 2010. Gli ETF Ether hanno registrato 727 milioni di dollari di afflussi giornalieri[18] — un record storico, con BlackRock in testa. Coinbase ha lanciato aggiornamenti per Base[19], e Zora punta a tokenizzare i post per monetizzazione immediata. La DeFi gestisce 90 miliardi di dollari in protocolli automatizzati che funzionano 24 ore al giorno, senza banche, senza orari, senza confini (🔑 ff.95.3 La proprietà privata digitale). Cosa risolve la blockchain, in sostanza? Il problema della fiducia senza intermediari — una “VPN finanziaria” che bypassa i custodi tradizionali del valore (⛓️ ff.95.5 Cosa risolve la blockchain?). Le stablecoin stanno già rendendo concreto questo bypass: nel 2024 hanno movimentato 15 trilioni di dollari in transazioni, superando Visa e Mastercard messe insieme. Stripe le ha integrate nei pagamenti, non per ideologia cripto ma per pragmatismo anti-inflazione (💵 ff.125.2 Stabilizzare il dollaro).

Ma la prudenza impone di ricordare che non tutto ciò che luccica in blockchain è oro — anzi. È ormai solo un ricordo l’insensata corsa di DOGE, il meme-coin proposto da Elon Musk come moneta ufficiale di Marte, salito di migliaia di percentuali per poi crollare altrettanto rapidamente. La storia delle criptovalute è costellata di bolle, rug pull e promesse infrante. Il fondo A16Z ha introdotto uno State of Crypto Index che integra numero di utenti attivi, progetti in sviluppo e liquidità degli scambi sulle varie blockchain — un tentativo di separare il segnale dal rumore, la tecnologia dalla speculazione. L’indice rivela un pattern ricorrente: a ogni ciclo di hype segue un inverno cripto che spazza via il novanta per cento dei progetti, ma il sottostante — sviluppatori, infrastruttura, casi d’uso reali — cresce monotonicamente. La bolla scoppia, la rete resta. Chi confonde il prezzo di Bitcoin con il valore della blockchain commette lo stesso errore di chi avrebbe giudicato Internet dal prezzo delle azioni Pets.com nel 2000 (💥 ff.73.1 Una bolla esplosa?).

Lo stesso fondo, nel rapporto del 22 ottobre 2025, chiama il 2025 «l’anno in cui le cripto sono diventate mainstream». Il State of Crypto 2025 di a16z crypto misura una rete cresciuta: le blockchain elaborano 3.400 transazioni al secondo, contro meno di 25 di cinque anni fa[40], e le persone che possiedono cripto sarebbero 716 milioni. Nel 2021 il conto citato da Crypto.com si fermava a 400 milioni, e il valore delle grandi reti digitali restava nelle azioni di Meta, Google e Amazon, in mano all’1-10% della popolazione (👁️ ff.38.3 La cripto valuta per ridurre le disuguaglianze). Gli utenti attivi, quelli che usano davvero la blockchain, gli autori li stimano con un metodo proprio: tra 40 e 70 milioni. Gli altri le cripto le tengono ferme.

Intanto è cambiato chi le custodisce. Visa, BlackRock, Fidelity e JPMorgan Chase, con PayPal, Stripe e Robinhood, offrono o stanno lanciando prodotti cripto. Nei fondi quotati su Bitcoin ed Ethereum stanno più di 175 miliardi di dollari; sommati alle società che tengono cripto in bilancio, possiedono circa il 10% di tutti i bitcoin e gli ether. Nel 2021 Naval scriveva che Bitcoin era un’uscita dalla Fed e la DeFi un’uscita da Wall Street (💦 ff.24.5 L’ulteriore opportunità dell’individuo). Quattro anni dopo le cripto le vende Wall Street.

STATE OF CRYPTO 2025: QUANTI, QUANTO, DI CHI PERSONE (MILIONI) Possiedono cripto 716 Le usano (stima) 40–70 STABLECOIN, TRANSATO IN UN ANNO (MILIARDI DI $) Grezzo 46.000 Rettificato 9.000 BITCOIN ED ETHER IN FONDI QUOTATI E SOCIETÀ IN BORSA ~10% dell’offerta Fonte: a16z crypto, 22 ottobre 2025 · a16z investe nel settore Dati anche da aziende in portafoglio, non verificati dal fondo Utenti attivi stimati dagli autori · il grezzo è soprattutto finanza: Confronto con Visa non alla pari, avvertono gli autori
📊 note 1717 — Chi possiede le cripto e chi le usa, il transato delle stablecoin grezzo e rettificato, la quota di bitcoin ed ether in mano a fondi quotati e società in borsa. Fonte: a16z crypto (Matsuoka, Hackett, Zhang, Zinn, Lazzarin), 22 ottobre 2025.

Le stablecoin seguono la stessa strada. Il rapporto conta 46.000 miliardi di dollari transati in un anno, quasi tre volte Visa, e avverte che il confronto è improprio: sono soprattutto flussi finanziari, non pagamenti nei negozi. Provando a filtrare bot e movimenti gonfiati, restano 9.000 miliardi, più della metà di Visa. Oltre il 99% delle stablecoin è in dollari e insieme detengono più di 150 miliardi di titoli del Tesoro americano: per a16z rafforzano il dominio del dollaro. Il fondo propone le blockchain anche come contrappeso all’AI, dove OpenAI e Anthropic incassano l’88% dei ricavi delle aziende «AI-native» e NVIDIA ha il 94% delle GPU per data center. Sam Altman riassume il deep learning così: è migliorato tanto più gli abbiamo dato risorse (🆕 ff.103.3 La nuova Era dell’Intelligenza). E le risorse hanno un proprietario.

Il rapporto va letto sapendo chi lo firma. Il fondo a16z investe nel settore che misura, una parte dei dati viene da aziende del suo portafoglio e la nota legale in coda ammette che non sono stati verificati in modo indipendente. Gli utenti attivi sono una stima degli autori; le stablecoin a oltre 3.000 miliardi entro il 2030 sono una proiezione. E il numero più grande, i 46.000 miliardi, è quello che gli autori stessi avvertono di non confrontare alla pari.

Due anni prima, a bolla appena sgonfiata, il clima era un altro. Nel 2023 Benedict Evans e Toni Cowan-Brown lo riassumevano così[60]: le cripto erano crollate, il metaverso era sembrato una sciocchezza e il futuro di tutto era diventato l’AI generativa; i motivi per cui web3 e VR erano interessanti, però, restavano gli stessi. Lo stesso passaggio lo avevamo scritto come una proporzione, ChatGPT sta al 2023 come gli NFT al 2022 (🗣️ ff.48.1 Tutti parlano di ChatGPT). Fra chi ha attraversato le due ondate c’è Refik Anadol: durante il boom degli NFT il suo studio ha raccolto più di 8 milioni di dollari vendendo opere[61], e al MoMA di New York la sua Unsupervised, un muro video di arte immaginata da un algoritmo addestrato sulla collezione del museo, è stata prorogata quattro volte. Alle critiche risponde con i numeri: 22 recensioni favorevoli su 24.

E c’è un protagonista che su questo palcoscenico — bolle, stablecoin, proprietà digitale — recita con insistenza quasi ossessiva. Come argomentato in ff.73.1, la rottura delle bolle non cancella le infrastrutture: le consolida. Il caso di Twitter ribattezzata X mostra fino a che punto una singola persona possa usare un social come cavallo di Troia per una visione finanziaria. Il rebrand non è cosmesi: Musk vuole un WeChat occidentale che integri in un’unica app messaggistica (la parte WhatsApp), video lunghi (la parte YouTube) e soprattutto pagamenti peer-to-peer (la parte PayPal). Il filo narrativo torna al 1999, quando Elon fondò X.com, una proto-banca digitale poi assorbita in PayPal[20]. Venticinque anni dopo, con X ha chiuso quel cerchio — ricostruendo sui feed sociali ciò che aveva dovuto vendere a eBay. La lettera X diventa ideogramma ricorrente, quasi maniacale: x.AI[21], SpaceX, Neuralink, persino il nome del figlio, X Æ A-12. La X è il marchio personale sovrapposto a ogni strato della pila tech: rete sociale, AI, trasporto, interfaccia neurale, pagamenti. Se il feudalesimo digitale (🦆 ff.95.2 FarmVille e feudalesimo) è la malattia, Musk propone una cura peculiare, una centralizzazione personale: un feudatario diverso al posto di Zuckerberg. La differenza la farà il protocollo, non il proprietario (❎ ff.73.5 X: la rivincita di Elon?).

Nello stesso numero in cui raccontavamo il Network State, il problema veniva prima della soluzione[62]: i servizi si concentrano in aziende che fanno capo a pochi individui, abbastanza potenti da togliere un presidente degli Stati Uniti da un social o da decidere il nostro accesso alle notizie. 6529, un CryptoPunk molto attivo su Twitter, lo ha raccontato con i taxi di New York in una catena: mondo centralizzato, servizi migliori, costi minori, controllo maggiore, monopolio, e alla fine aziende arbitre dell’accesso a sfere sempre più grandi della nostra vita. Senza Uber o senza le API di Twitter si sopravvive, forse; quando il monopolio arriva alla crescita personale e all’equilibrio mentale, le cose si fanno più serie (🏙️ ff.52.2 Centralizzare conviene).

Se la blockchain decentralizza la proprietà, qualcuno si chiede: può decentralizzare anche lo Stato? Balaji Srinivasan — ex CTO di Coinbase e general partner ad A16Z — propone nel suo The Network State, gratuitamente accessibile online[22], una guida per fondare nazioni digitali con la stessa facilità con cui si fonda una startup. Il punto di partenza è spiazzante: la probabilità di diventare presidente degli Stati Uniti è inferiore a quella di diventare miliardario — solo 45 persone ci sono riuscite. E molte nazioni sono più piccole, in termini di riserve monetarie, dei network Bitcoin ed Ethereum. La ricetta: un gruppo su Discord con regole chiare (meglio un diktat semplice, come “100% vegan” o “viva gli addominali”), token che incentivano il lavoro verso un obiettivo comune, e un’economia interna che dal digitale si riversa nel reale — palestre, edifici, intere città accessibili solo ai possessori del token. I nodi fisici vengono connessi da protocolli decentralizzati e realtà aumentata, fino a raggiungere massa critica sufficiente per chiedere riconoscimento diplomatico (🌐 ff.52.3 Fondare la propria nazione).

“Lo Stato è ogni giorno più pesante. Non perché fa di più, ma perché costa di più fare meno. Il codice, invece, scala senza burocrazia.”
— Naval Ravikant

Chi possiede cosa, chiedeva l’inizio di questa sezione: vale anche per un articolo, quando un modello linguistico lo legge e lo cita. Nel gennaio 2024 Melody Hildebrandt, direttrice tecnica di Fox, e Paul Cheesbrough, a capo di Tubi Media Group nello stesso gruppo, hanno annunciato che Fox ha reso open source Verify, un protocollo su blockchain[43], frutto di un anno di lavoro. Lo spunto sono tre problemi raccolti fra editori e aziende tecnologiche: c’è chi sfrutta la fiducia nei marchi manipolando i dati con l’AI e attribuendo a una testata cose mai pubblicate; gli editori non controllano come le piattaforme AI trasformano e presentano i loro contenuti; gli accordi commerciali sono ancora un cantiere. Il mese prima, a due settimane di distanza, Axel Springer aveva firmato una licenza globale con OpenAI e il New York Times aveva fatto causa a OpenAI e Microsoft. Fox, ottimista sull’AI, cerca una terza strada: modelli che attingono a fonti fidate con un metodo aperto e verificabile. Il bisogno crescerà: i dati prodotti dall’uomo si contano in zettabyte, con l’arte generativa sono destinati a esplodere e, secondo Wired, a un mondo sommerso dall’AI non siamo pronti (♾️ ff.72.1 Infinito digitale).

Il meccanismo sta in una riga: chi pubblica firma crittograficamente ogni contenuto nel momento in cui esce, e la firma confluisce in un archivio di licenze e provenienza. L’ispirazione dichiarata è Marc Andreessen: contro persone e video falsi generati dall’AI servono sistemi in cui persone e contenuti veri si fanno riconoscere con una firma crittografica. I pezzi sono tre: uno standard di metadati per attestare la provenienza; un content graph, lo smart contract che ordina articoli, testi, video e immagini con i rimandi alle licenze; un registro che lega ogni coppia di chiavi a un’identità reale. Da qualsiasi contenuto si risale così all’origine e a un editore identificato, con diritti e limiti scritti nel software. Sopra gira il Verify Tool, aperto a chiunque, per controllare che un contenuto attribuito a una fonte fidata venga davvero da lì; Fox firma alla pubblicazione tutto quello che distribuisce online. Il congegno è quello degli NFT, unità digitali possedute in modo univoco e validate sulla blockchain, per cui c’era chi pagava da 200 mila a svariati milioni pur di avere un CryptoPunk; qui serve a dire chi ha pubblicato una notizia (💸 ff.3.7 Tokens che costano come una Lamborghini).

FIRMARE ALLA FONTE, VERIFICARE A VALLE Pubblicazione ogni contenuto online di Fox Firma crittografica ID keccak256 Registro smart contract su Polygon Verify Tool hash percettivo aperto a chiunque Tre componenti: standard di metadati · content graph · registro delle identità LICENZE Lit Protocol, crittografia a soglia: decifra solo chi ha la licenza SCALA migliaia di transazioni al giorno per editore: firmare deve costare poco PERCHÉ: fiducia nei marchi sfruttata con l’AI · nessun controllo su indicizzazione e trasformazione · licenze con le piattaforme da definire Annuncio del 09/01/2024 firmato da due dirigenti Fox: nessun dato di adozione. Limite dichiarato: immagini ritagliate, compresse o ridimensionate.
📊 note 327 — Il percorso di un contenuto in Verify, dalla firma alla verifica. In accento la firma, il passaggio che lega il contenuto a un editore identificato. Fonte: Melody Hildebrandt e Paul Cheesbrough, Tech Insiders, 09/01/2024.

La blockchain è quella di Polygon Labs: con migliaia di transazioni al giorno per ogni editore firmare deve costare poco, e la versione annunciata per febbraio passa a una catena dedicata. Le chiavi le gestisce Lit Protocol, con la crittografia a soglia: l’editore può cifrare i contenuti e lasciarli aprire solo a chi ha la licenza. L’identificativo di ogni contenuto nasce da keccak256, la funzione di hash di Ethereum; il Verify Tool aggiunge un hash percettivo per riconoscere anche lo screenshot di un’immagine, e gli autori avvertono che all’inizio non sarà sempre preciso con immagini ritagliate, compresse o ridimensionate. Due cautele. Il testo è scritto da due dirigenti di Fox per presentare un prodotto di Fox, senza un numero su quanti editori lo adottino. E lo strumento controlla chi ha pubblicato cosa; sulla verità di quello che c’è scritto tace. Benjamin lamentava che alla riproduzione più perfetta manca la presenza nel tempo e nello spazio, l’aura; una firma restituisce alla copia digitale almeno il nome di chi l’ha messa al mondo (🚽 ff.146.1 Urinali e AI).

Una firma serve finché l’originale resta dove lo si è messo, e sul web resta poco. Il Pew Research Center ha provato a riaprire un campione di pagine archiviate da Common Crawl fra il 2013 e il 2023: a ottobre 2023 un quarto non era più accessibile[63], e fra quelle del 2013 la quota sale al 38%, contro l’8% di quelle del 2023. Il 23% delle pagine di notizie e il 21% di quelle dei siti governativi contengono almeno un link rotto; su Wikipedia il 54% delle pagine ha fra le note almeno un riferimento a una pagina che non esiste più. Sui social si fa prima: quasi un tweet su cinque sparisce dalla vista pubblica nel giro di pochi mesi, e in sei casi su dieci perché l’account è stato reso privato, sospeso o cancellato.

All’altro capo c’è l’abbondanza. Secondo i documenti per gli investitori ottenuti da Billboard, ogni due settimane gli utenti di Suno creano tanta musica quanta ce n’è oggi su Spotify[64]: circa 7 milioni di brani al giorno, con una ventina di minuti di lavoro a testa. Suno ha appena raccolto 250 milioni di dollari a una valutazione di 2,45 miliardi, e fra gli investitori c’è Hallwood Media, l’etichetta che ha firmato un contratto da diversi milioni con Xania Monet[65], la prima artista AI nota ad avere abbastanza passaggi radio per debuttare in una classifica di Billboard. Dietro l’avatar c’è Telisha Jones, 31 anni: i testi sono poesie sue, la voce la genera un’app. La musica di Suno è finita perfino in una messa generativa, con un avatar di Cristo e musiche gospel (🙏 ff.119.2 Se il prete è un’AI).

E il volto diventa una licenza. Jake Paul, investitore di OpenAI e consulente del team di Sora, ha accettato di essere il primo cameo di una celebrità[66], con nome e immagine a disposizione degli altri utenti: in sei giorni i video generati con lui hanno superato il miliardo di visualizzazioni. Gli influencer potenziati da AI e network effect costruivano già brand personali, dagli hamburger di Mr. Beast agli NFT di Emily Ratajkowski, e la domanda era se sarebbero sopravvissuti all’infinità di contenuti in arrivo (👑 ff.55.3 Altro che Giulio Cesare: i nuovi imperatori).

2.2.3 — La geopolitica delle criptovalute

Il 5 agosto 1971, Richard Nixon annunciò la fine della convertibilità del dollaro in oro. Da quel momento, il denaro è diventato una promessa senza garanzia materiale. Saifedean Ammous, in The Bitcoin Standard, argomenta che l'inflazione cronica degli ultimi 50 anni è una conseguenza diretta di quella decisione: i governi possono stampare denaro senza limiti, e la classe media paga il conto attraverso la svalutazione (🤔 ff.50.1 La stranezza degli ultimi 50 anni). Bitcoin nasce come risposta a questo problema: un'offerta monetaria fissa (21 milioni di unità), verificabile da chiunque, non manipolabile da nessuno. Sull’identità del fondatore, il vento è girato di recente: 📎 il NYT indica il crittografo britannico Adam Back come candidato più plausibile a essere Satoshi Nakamoto — sedici anni dopo, l’avatar potrebbe avere un volto. Il numero di tesorerie Bitcoin attive quotate in borsa è aumentato del 50% a 116[23], con un valore aggregato di 86 miliardi di dollari. Nella notte dell'elezione di Trump nel 2024, Bitcoin è passato da 69.000 a 75.000 dollari in poche ore[24]. El Salvador ha accumulato 600 milioni di dollari in riserva strategica[25] (💎 ff.110.3 Le criptovalute contro obsolescenza statale).

L’argomento dettagliato di Ammous si sviluppa su un grafico che mette a confronto il valore di diverse monete rispetto all’oro: tra il 1920 e il 1970 la linea è piatta come un rasoio — il gold standard garantiva una convertibilità precisa tra la valuta di ogni paese e l’oro, rendendo l’inflazione strutturalmente impossibile. Dopo il 1971, il grafico precipita come una cascata: il progresso tecnologico novecentesco — la belle epoque, l’elettrificazione, la radio, l’aviazione — coincise proprio con quella stabilità monetaria. Non è coincidenza: un sistema finanziario prevedibile libera capitale per investimenti a lungo termine. Dopo il dollaro scollegato dall’oro, il futuro si svaluta insieme alla moneta che dovrebbe finanziarlo. Il mercato azionario riflette la stessa ansia: il settore tecnologico americano ha un prezzo per ricavi ancora la metà rispetto alla bolla dot-com[26]. Chi prevede una correzione simile al 2000 guarda alle valutazioni, ma dimentica che il multiplo P/S è la metà di vent’anni fa: il tech di oggi è mediamente più solido in termini di fondamentali dell’euforia che precedette Pets.com. Bitcoin, allora, è un tentativo di ricostruire fuori dallo Stato ciò che prima del 1971 lo Stato garantiva (🪙 ff.50.2 Oro, argento, mirra, birra e Bitcoin).

Copertina: The Bitcoin Standard
The Bitcoin Standard — Saifedean Ammous[27]

La geopolitica delle criptovalute racconta una storia di fiducia erosa. Nel 2011, Cina e Giappone detenevano il 23% del debito americano; oggi il 6%. I nuovi compratori di dollari digitali? Nigeria e Argentina — paesi dove il cittadino medio compra USDT come protezione contro l'inflazione locale. Il 70% delle transazioni crypto in Nigeria avviene in stablecoin, non in Bitcoin (💳 ff.135.4 America, Nigeria e criptovalute). Negli USA il 21% degli adulti possiede asset digitali[28] — circa 55 milioni di persone, di cui 6 milioni con portafogli oltre 100.000 dollari. La guerra delle valute digitali è già iniziata: la Cina ha lanciato lo yuan digitale (e-CNY), testato da 260 milioni di utenti; l'Europa prepara l'euro digitale per il 2027; le banche centrali di 130 paesi esplorano le CBDC[29] (🪙 ff.24.1 L’accelerazione della guerra sulle cripto).

Anche gli Stati americani hanno cominciato a comprare, per ora passando dalla Borsa. Il 14 maggio 2024 un modulo 13F depositato alla SEC ha mostrato che l’ente che gestisce gli investimenti dello Stato del Wisconsin aveva comprato, nel primo trimestre, 94.562 quote dell’iShares Bitcoin Trust di BlackRock, l’ETF a pronti sul bitcoin con la sigla IBIT, per un valore vicino ai 100 milioni di dollari. Nello stesso trimestre aveva preso anche quote del Grayscale Bitcoin Trust per circa 64 milioni. Con quel deposito il Wisconsin è il primo Stato americano a dichiarare un acquisto di bitcoin[41]. La parola acquisto va presa con cautela: il fondo ha comprato quote di ETF che seguono il prezzo del bitcoin, e la somma dei due pacchetti arriva a circa 164 milioni, più della cifra finita nei titoli. Quel giorno il bitcoin salì dell’1%, a 61.957 dollari, mentre nella mattina americana usciva un dato sull’inflazione più alto delle attese.

Conta chi ha comprato. Lo State of Wisconsin Investment Board, fondato nel 1951, gestisce oltre 156 miliardi di dollari: dentro ci sono le riserve del sistema pensionistico statale, il Wisconsin Retirement System, lo State Investment Fund e altri fondi fiduciari dello Stato. I 164 milioni in ETF valgono circa un millesimo del totale, ma sono soldi che finiranno in pensioni. Proprio sulla pensione Bill Perkins, quello del “morire con zero”, ricordava che nessuno conosce il giorno della propria morte e che le nostre stime degli anni di vita dopo il lavoro restano grossolane; per questo indicava le rendite vitalizie (🛡️ ff.111.3 Figli, salute e anni sprecati). Poco più di un anno prima, il bitcoin valeva la metà del suo picco, anche per il crollo di FTX, e chi lo dava per una moda del 2021 trovava una risposta secca: le criptovalute restavano attualissime, in un mondo dove si spostano soldi oltre i blocchi e lo Stato-nazione mostra le sue crepe (🔒 ff.52.1 Un mondo criptico).

WISCONSIN, PRIMO TRIMESTRE 2024: ETF SUL BITCOIN IBIT (BlackRock) ~100 mln $ GBTC (Grayscale) ~64 mln $ totale ~164 mln $ patrimonio gestito dallo SWIB: oltre 156 miliardi $ ← gli ETF sul bitcoin: circa lo 0,1% Dal modulo 13F depositato alla SEC il 14 maggio 2024: 94.562 quote IBIT. Il fondo detiene quote di ETF che seguono il prezzo del bitcoin, non monete. Lo SWIB gestisce anche il sistema pensionistico statale (WRS).
📊 note 608 — Il primo Stato americano a dichiarare un acquisto di bitcoin lo ha fatto con due ETF, per circa un millesimo del patrimonio. Fonte: Helene Braun, “State of Wisconsin Buys Nearly $100M Worth of BlackRock Spot Bitcoin ETF”, CoinDesk, 14 maggio 2024.

Il segnale lo ha colto Eric Balchunas, analista senior degli ETF per Bloomberg Intelligence: di solito le grandi istituzioni compaiono nei moduli 13F solo dopo un anno circa, quando un ETF ha accumulato liquidità, ma questi lanci, scriveva su X, sono fuori dall’ordinario. «Buon segno, aspettatevene altri», perché le istituzioni tendono a muoversi in branco. Il mercato seguiva con attenzione quei depositi trimestrali proprio per capire se i grandi fondi della finanza tradizionale fossero entrati negli ETF sul bitcoin dopo il lancio di inizio anno. Che un ente pubblico metta una parte delle sue riserve su un bene a offerta fissa si legge accanto a una tesi più ampia: Ray Dalio vede nella moneta svalutata per finanziare il debito, e nella stampa di dollari degli anni del COVID, i segni della quinta fase del ciclo di un impero (📈 ff.14.2 Nostradamus: Ray Dalio e l’ordine mondiale).

Il branco si era già mosso a febbraio. Il 27 febbraio 2024, scriveva Alex Thorn in una nota ai clienti di Galaxy[67], gli ETF sul bitcoin avevano raccolto 576 milioni di dollari netti in un giorno, 520 solo quelli di BlackRock, il loro giorno migliore, e il bitcoin passava i 59.000 dollari: nuova domanda contro un bene a offerta programmata, per il 75% in mano a chi lo tiene da anni. Nel 2019, a una conferenza blockchain di Londra, gli organizzatori avevano chiesto a pionieri del settore e dirigenti di banca di indicare con un adesivo dove sarebbe stato il bitcoin dieci anni dopo: la grande maggioranza lo vedeva a zero[68], molti a 10.000 o a 100.000 dollari, quasi nessuno in mezzo. Allora valeva circa 4.000 dollari. A metà dell’orizzonte, nota Igor Pejic, avevano ragione quelli dei 100.000, e la lezione è che siamo pessimi a prevedere sia la tecnologia sia gli investimenti.

I mercati di previsione provano a fare meglio di quegli adesivi. Il 10 ottobre 2025 un utente di Polymarket ha capito chi aveva vinto il Nobel per la Pace quasi 11 ore prima dell’annuncio[69]: la quota è passata da 0,08 a 1 dollaro, cento volte per chi era entrato presto. A giugno le scommesse avevano anticipato una guerra: il giorno prima dell’attacco israeliano all’Iran[70] la probabilità data dal mercato era salita al 60%. Lo stesso mercato, a fine 2025, era sempre più sicuro che Google avrebbe avuto il modello migliore dell’anno (🍫 ff.139.3 Dov’è la mia macchina volante (in GTA 6?)). Nel 2021 Nick Whitaker, sulla rivista di filosofia, politica ed economia della Brown University, sosteneva che davanti a un mercato di previsione che funziona bene si è razionalmente tenuti ad adottarne la stima[71]: il prezzo di una quota è una probabilità, 0,25 dollari valgono il 25%, e il mercato tende a raccogliere e aggregare tutta l’informazione disponibile, meglio di commentatori e sondaggi.

Mentre i mercati distribuiscono l’informazione, la politica sperimenta con le piattaforme. Il Nepal ha eletto il primo ministro tramite Discord; l’Albania ha proposto un ministro creato con l’intelligenza artificiale, in un paese dove un terzo dei soldi pubblici finisce bruciato in corruzione (🏛️ ff.135.5 Politica tecnologica). Taiwan, nel frattempo, intende produrre 180 mila droni all'anno entro il 2028[30], e la sua TSMC ha investito 40 miliardi di dollari negli Stati Uniti in un anno: ogni Stato cerca di essere il più indipendente possibile, e meno commercio fra paesi vuol dire più rischio di tensioni (🐌 ff.42.3 Bastoni tra le AI-ruote).

L’embargo verso la Cina di chip e di macchine litografiche di ASML è in atto da tempo, e Chris Miller lo racconta in Chip War[31] (🥶 ff.82.3 Guerra fredda). La logica è quella del calcolo: l’AI dipende dalla potenza per allenarla, il know-how delle schede grafiche è americano, con NVIDIA e AMD, e l’embargo serve a rallentare la Cina; sul lungo periodo, come nei microchip, dove Stati Uniti ed Europa costruiscono fabbriche proprie, potrebbe spingerla a rendersi indipendente anche sull’AI. Sul fondo c’è un ordine mondiale che cambia: in un grafico mostrato da Lily Liu della Solana Foundation, dal 1970 il PIL americano è cresciuto 20 volte e il debito pubblico 83 volte, e per Niall Ferguson una grande potenza che spende più per il debito che per la difesa rischia di smettere di esserlo (🏯 ff.125.1 Cicli imperiali). Balaji Srinivasan propone un’alternativa al dominio cinese: Internet come nuova nazione (🌐 ff.125.4 L’alternativa alla Cina: Internet).

Copertina: Chip War
Chip War — Chris Miller[31]

La convergenza tra AI e criptovalute è il nodo meno visibile ma più esplosivo. L’economia di conversione soldi/tempo-calcolo sta esplodendo, insieme all’energia necessaria, tanto che Microsoft sta pensando a reattori nucleari per alimentare i data center[32]. VISA e Mastercard impiegano fino a un mese per processare i pagamenti di questi servizi, ma aziende come OpenAI permettono l’accesso istantaneo al calcolo. Il mismatch tra tempo-calcolo e hardware — che può essere usato anche per minare Bitcoin — diventa un’inefficienza pericolosa del sistema. Peggio: VISA e Mastercard non sono accessibili a tutti. Anche utenti certificati hanno visto il proprio accesso bloccato (il Garante della Privacy[33] ne sa qualcosa). In quei casi, la blockchain è stata l’unica via d’accesso al calcolo, e quindi al futuro (🤖 ff.73.2 La convergenza AI-Bitcoin).

Nel 2011, Cina e Giappone detenevano il 23% del debito americano; oggi il 6%. Il 70% delle transazioni crypto in Nigeria avviene in stablecoin. Le stablecoin nel 2024 hanno movimentato 15 trilioni di dollari, superando Visa e Mastercard messe insieme.

La partita, però, è anche istituzionale. Quando un network ridefinisce proprietà, pagamenti e identità, cambia anche il perimetro dello Stato e delle piattaforme private. È per questo che il tema crypto compare accanto a sovranità, governance e lavoro, come stress test del patto sociale digitale. Lo spostamento demografico che nel capitolo Società viene analizzato come “barbell strategy”[34] trova nella decentralizzazione una grammatica economica coerente: la prima — la sovranità spostata sui protocolli — è il tema di 🌐 ff.95.1 La sovranità dei network; la seconda — il contesto monetario post-Bretton Woods che ha reso possibile l’intero esperimento crypto — viene da 🤔 ff.50.1 La stranezza degli ultimi 50 anni.

Saremo sempre più nauseati da contenuti digitali e, per «digerire» questo «guanciale generativo» di testi, immagini e oggetti, serve validarne la storia e la singolarità nello spazio-tempo digitale. Lanciata nel 2023, la Bitcoin Inscription lega ogni satoshi — un «centesimo di Bitcoin» — a dati digitali in modo univoco. La cripto diventa così meccanismo di autenticazione ontologica del contenuto: un registro ufficiale dell'unico in un mare di copie. Carbonara e criptovalute (🍝 ff.85.4 Carbonara e criptovalute).

I binari dei pagamenti, oggi, passano dai telefoni. Secondo il rapporto del Consumer Financial Protection Bureau sui pagamenti contactless[72], nel 2022 gli americani hanno speso nei negozi 199 miliardi di dollari con Apple Pay, contro i 46,9 del 2019; Apple incassa una commissione su ogni transazione, stimata in oltre 1,9 miliardi nel 2022, e vieta alle banche di ribaltarla sui clienti. Gli analisti prevedono che il valore dei pagamenti tap-to-pay con i portafogli digitali crescerà di oltre il 150% entro il 2028. Le stablecoin propongono un binario parallelo. Nic Carter le paragona a uno Starlink per il denaro[73]: come Starlink porta online per la prima volta miliardi di persone, le stablecoin danno a miliardi di persone il primo accesso al dollaro, fuori dalle vecchie infrastrutture; sono una ridondanza comoda dove l’infrastruttura funziona, essenziali dove manca. Si diffondono soprattutto nei BRICS e in Arabia Saudita (💵 ff.125.2 Stabilizzare il dollaro).

2.2.4 — Cripto in guerra e simulazioni

Il 26 febbraio 2022, mentre i carri armati russi avanzavano verso Kiev, il Ministro della Trasformazione Digitale ucraino fece qualcosa che nessun manuale diplomatico prevedeva: pubblicò gli indirizzi di wallet Bitcoin ed Ethereum direttamente sull’account Twitter ufficiale dell’Ucraina. Duecentosedicimila like, cinquantanovemila retweet, milioni di dollari in donazioni nel giro di ore. Nessuna banca centrale coinvolta, nessun SWIFT, nessun intermediario — solo un protocollo decentralizzato che aggirava il controllo sovrano per canalizzare aiuto umanitario diretto. La guerra ha fatto ciò che anni di conferenze non erano riusciti a dimostrare: le criptovalute sono anche infrastruttura d’emergenza (🪙 ff.24.1 L’accelerazione della guerra sulle cripto).

Il 26 febbraio 2022, mentre i carri armati russi avanzavano verso Kiev, il Ministro della Trasformazione Digitale ucraino pubblicò gli indirizzi di wallet Bitcoin ed Ethereum su Twitter: duecentosedicimila like, milioni di dollari in donazioni nel giro di ore, nessuna banca centrale coinvolta. Le criptovalute sono anche infrastruttura d'emergenza.

Dopo le donazioni, la cronaca. Seguendo la stessa linea l’Ucraina ha lanciato il Meta History: Museum of War, una cronologia della guerra fatta di NFT[50]: ogni token unisce una notizia vera, presa da una fonte ufficiale, all’illustrazione di un artista, ucraino o straniero. Il museo la presenta come la storia dell’Ucraina contemporanea «incisa nella pietra», fatti accompagnati da riflessioni personali. Le opere sono uniche e si possono scambiare, e ciascuna porta con sé un tweet che racconta in modo trasparente cosa è successo in guerra, giorno dopo giorno. Sono le stesse unità digitali possedute in modo univoco e validate sulla blockchain che i collezionisti pagavano come una Lamborghini (💸 ff.3.7 Tokens che costano come una Lamborghini); la newsletter le chiamò NFT-bond (💦 ff.24.2 Sono bond, NFT-bond).

La stessa blockchain che ha portato donazioni all’Ucraina lavora anche per un regime. Il 16 ottobre 2025 il Google Threat Intelligence Group ha documentato che UNC5342, un gruppo legato alla Corea del Nord, usa una tecnica chiamata EtherHiding: nasconde il malware dentro gli smart contract di Ethereum e BNB Smart Chain[39]. Gli analisti scrivono che è la prima volta che vedono uno Stato adottare questo metodo. La blockchain pubblica diventa così un server di comando decentralizzato e molto resistente. Manca un server centrale che polizia o aziende di sicurezza possano spegnere, e il codice resta raggiungibile finché la catena funziona. Per recuperarlo basta una chiamata in sola lettura, che non crea transazioni, non paga commissioni e non lascia traccia nello storico. Google la descrive come la prossima generazione di hosting a prova di proiettile.

ETHERHIDING — LA CATENA DI UNC5342 1 FINTO COLLOQUIO LinkedIn → Telegram test di codice (GitHub, npm) 2 BNB SMART CHAIN JADESNOW letto da uno smart contract 3 ETHEREUM INVISIBLEFERRET nei dati di transazioni 4 FURTO password, cookie, carte di credito, MetaMask, Phantom → → → chiamate in sola lettura: nessuna transazione, nessuna commissione Aggiornamenti del contratto su BNB Smart Chain, primi 4 mesi oltre 20 modifiche · ~1,37 $ ciascuna Punto di controllo: i gruppi passano da API centralizzate, che si possono bloccare Fonte e attribuzione: Google, che propone anche le difese. Il contratto lo aggiorna il proprietario, immutabile solo per gli altri. Le 20 barre valgono “oltre 20”.
📊 note 1725 — Dal colloquio al portafoglio svuotato: il malware viaggia su due blockchain, e cambiarlo costa poco più di un dollaro. Fonte: Blas Kojusner, Robert Wallace, Joseph Dobson, Google Threat Intelligence Group, 16 ottobre 2025.

L’esca è un colloquio di lavoro. Nella campagna che Palo Alto Networks ha chiamato Contagious Interview, e in cui Google osserva EtherHiding da febbraio 2025, finti recruiter con profili curati su LinkedIn, o aziende inventate come «BlockNovas LLC», contattano sviluppatori del settore cripto e tecnologico. Poi propongono un test di programmazione: i file da scaricare, da GitHub o dal registro npm, contengono il primo stadio dell’infezione. In fondo alla catena c’è una backdoor che ruba password, cookie di sessione, carte di credito e portafogli come MetaMask e Phantom. Lo scopo, secondo gli analisti, è doppio: spionaggio, e furto di criptovalute per finanziare il regime aggirando le sanzioni internazionali. È la guerra che il generale Richard Barrons descriveva già nel 2019, giocata con i media, il commercio e gli attacchi hacker (🙊 ff.21.4 Altri spunti interessanti). La stessa proprietà che fa delle cripto un accesso ai servizi fondamentali (👍 ff.73.3 Una VPN finanziaria) serve anche a uno Stato sotto sanzioni. E cambiare arma costa poco: in quattro mesi il contratto usato dal gruppo è stato aggiornato più di venti volte, in media 1,37 dollari di commissioni a modifica.

L’immutabilità, però, protegge meno di quanto sembri, e lo scrive lo stesso rapporto. Il codice di un contratto di solito non può essere tolto né cambiato da nessuno tranne il proprietario, che lo aggiorna quando vuole. Né UNC5342 né l’altro gruppo che usa la tecnica, UNC5142, parlano direttamente con la blockchain: passano da servizi centralizzati, API e nodi gestiti da terzi, punti in cui il traffico si può osservare e bloccare. Contattati da Google, alcuni fornitori sono intervenuti in fretta, altri non hanno risposto. Restano due cautele: l’attribuzione alla Corea del Nord è di Google, e la stessa pagina propone Chrome Enterprise come difesa. Nel mirino c’è chi scrive codice: il software, «nuovo nucleare» per i rischi che pone al futuro, trova un bersaglio in chi lo sviluppa (🚁 ff.127.4 E Palantir che c’entra?).

La guerra si fa anche con un corpo. Durante l’esercitazione congiunta con la Cambogia Golden Dragon 2024, un video della tv di Stato cinese CCTV[74] ha mostrato un cane robot con un fucile automatico sul dorso: cammina, salta, si sdraia e arretra comandato a distanza, e in un’esercitazione guida una squadra di fanteria dentro un edificio simulato. «Può servire come nuovo membro nelle nostre operazioni di combattimento urbano», dice un soldato, al posto dei militari per ricognizione, identificazione del nemico e attacco; nello stesso video un fucile è montato sotto un drone a sei rotori. La CNN ricorda[75] che dall’invasione russa dell’Ucraina i droni economici comandati a distanza mettono fuori uso carri armati e perfino navi da guerra, e permettono a eserciti con bilanci piccoli di competere con nemici molto meglio armati. In un film di Sorrentino il presidente della Repubblica uscente è scortato da un cane robot alla Boston Dynamics, pronto a sparare o a proteggere (🤐 ff.146.3 Il silenzio degli innocenti).

Anche la Silicon Valley ha cambiato posizione. Il 4 dicembre 2024 OpenAI e Anduril hanno annunciato una collaborazione[76] per portare modelli avanzati nelle «missioni di sicurezza nazionale», a partire dalle difese contro i droni: sintetizzare in fretta dati urgenti, alleggerire il carico degli operatori umani. A gennaio OpenAI aveva tolto senza clamore il divieto di uso militare dei suoi strumenti; il mese prima Anthropic e Palantir avevano aperto i modelli Claude alle agenzie di difesa e intelligence americane, attraverso AWS. Il mercato è enorme: per il 2024 il Congresso ha destinato al Dipartimento della Difesa 842 miliardi di dollari, e Packy McCormick racconta come Anduril punti, anche comprando aziende, a diventare uno dei grandi appaltatori[77], dopo aver raccolto 2,3 miliardi da fondi come Founders Fund e a16z. Gli ingegneri che si rifiutavano di lavorare con l’esercito sono il bersaglio della polemica di Alex Karp (🚁 ff.127.4 E Palantir che c’entra?).

E il visore torna per vie traverse. Anduril l’ha fondata Palmer Luckey, che nel 2014 aveva venduto Oculus a Facebook per 2 miliardi e nel 2016 ne era stato licenziato. Nel maggio 2025, al podcast Core Memory, ha annunciato una collaborazione con Meta[78] per Eagle Eye, il casco militare da film di fantascienza che mette davanti agli occhi del soldato informazioni in realtà virtuale e aumentata e flussi di dati. Anduril aveva appena rilevato da Microsoft il contratto dell’esercito americano per questo tipo di prodotto, un progetto da 22 miliardi che Microsoft faticava a consegnare. Oculus era l’acquisizione con cui, sette anni prima del rebrand, Zuckerberg aveva cominciato a costruire il metaverso (👽 ff.3.2 Cosa sei realmente, Meta? (parte 2)).

Gli sciami si allenano anche in pubblico. A ottobre 2025 Chongqing ha illuminato il cielo notturno con 11.787 droni[79] in un solo spettacolo. Pochi mesi dopo Luckey ha scoperto che una delle squadre iscritte all’AI Grand Prix di Anduril, una gara di droni con regole solo software, pilota il drone con un computer biologico fatto di neuroni di topo coltivati[80]: «a prima vista sembra contro lo spirito delle regole. A ripensarci, hell yeah». Fra i «se» con cui Ved Sen invitava a sostituire le previsioni c’era proprio questo: e se uno sciame di droni autonomi si presentasse all’orizzonte? (🙅 ff.112.2 Non possiamo prevedere nulla).

Eppure, mentre la finanza si decentralizza, la tecnologia fa un passo laterale sorprendente: torna indietro. Al CES 2024, la novità più interessante non era un visore da quattromila dollari, ma un display a cristalli liquidi — tecnologia anni Novanta, quegli schermi su cui da ragazzini scrivevamo “05535 0705” capovolgendo la calcolatrice. Ambient Photonics ha sviluppato celle solari capaci di catturare la luce ambientale indoor, abbastanza per alimentare dispositivi smart senza batterie né cavi: mouse, sveglie, cuffie da gaming. L’LCD, dato per morto dall’OLED, risorge come interfaccia a consumo zero. Il futuro, a volte, ricicla (🧮 ff.84.1 Vecchi schermi?).

Non è un caso che gli schermi abbiano dominato il CES: sono la nostra interfaccia verso il digitale. A mio avviso, molti di questi display saranno spazzati via dalla prossima generazione di visori — trainata da Apple — capace di arricchire la realtà con contenuti digitali. Però, però, però: quanto è affascinante una televisione trasparente? Informazioni nutrizionali ed elementi di marketing possono integrarsi in vetrine smart — una sorta di augmented reality 1.0 (📺 ff.84.2 Nuovi schermi).

Steven Sinofsky il CES 2024 lo ha percorso a piedi, 38 miglia fra oltre 135.000 visitatori e 4.300 stand, e lo ha giudicato il migliore da molto tempo[81]: una filiera ormai matura di dispositivi connessi, a basso consumo ed economici, dagli schermi alla casa alla salute. Il mese dopo le carte le ha rimescolate Apple[82]: con gesti semplici e senza joystick, Vision Pro ha portato il visore da «interessante, ma per nerd», com’era l’Oculus di Meta, a «la gente impazzisce vedendolo in giro per New York» (🥽 ff.85.1 Un nuovo “iPhone moment”?).

Se il metaverso è già intorno a noi, presto potrebbe essere anche dentro di noi — nel senso più letterale. Un modello di intelligenza artificiale ha dimostrato di saper decodificare il monologo interiore dall’attività cerebrale con il settantaquattro per cento di accuratezza: i pensieri silenziosi possiedono una firma neurale rilevabile in tempo reale. La frontiera tra ciò che pensiamo e ciò che la macchina può leggere si assottiglia a una velocità che interroga le fondamenta stesse della privacy cognitiva.

E forse il riciclo più radicale è quello che fa il nostro cervello ogni giorno. Viviamo immersi in algoritmi che alimentano connessioni neurali: YouTube ti raccomanda Inside di Bo Burnham — uno speciale Netflix girato in lockdown, una spirale di solitudine e creatività digitale — e tu lo guardi perché il pattern combacia con qualcosa che non sapevi di cercare. DALL-E genera qualsiasi immagine da una frase. Il feed costruisce una realtà su misura. La simulazione è il funzionamento quotidiano di un cervello che si nutre di connessioni per dare senso al caos. Riconoscere schemi è ciò che ci rende umani; delegarlo agli algoritmi è ciò che ci rende utenti di una simulazione che abbiamo contribuito a generare (🧮 ff.117.3 Simulazioni e algoritmi).

Quella realtà su misura costruita dal feed ha anche una forma, e Derek Thompson le ha dato il nome più vecchio. Nell’ottobre 2025, sulla sua newsletter, ha scritto che tutto quello che non è già televisione sta diventando televisione[44]. Il primo indizio viene da Meta. Il 6 agosto, nella causa antitrust con la Federal Trade Commission, l’azienda di Facebook e Instagram ha sostenuto di non poter essere un monopolio dei social network, perché le sue piattaforme sono poco sociali: solo il 7% del tempo su Instagram e il 17% su Facebook va a contenuti di amici, il resto in gran parte a video brevi di sconosciuti, scelti da algoritmi nati per rispondere a TikTok.

Il secondo indizio è il podcast di Thompson, nato come radio per Internet: secondo gli analisti i video podcast crescono venti volte più in fretta di quelli solo audio, YouTube è diventata la piattaforma più usata per ascoltarli e su Spotify i video podcast sono quasi triplicati dal 2023. Il terzo è l’AI. Meta ha lanciato Vibes e OpenAI ha annunciato Sora, due social in cui scorrono senza fine video generati dalle macchine. Le pagine web generate dal vivo facevano immaginare un’interfaccia video creata «a telecomando» per ciascuno; per ora ne è uscita un’altra sequenza infinita di video (🌶️ ff.151.2 Prophetic(a) Paprika).

Thompson prende in prestito una parola dei matematici, attrattore: una biglia lasciata cadere in una ciotola fa qualche giro lungo le pareti e poi si ferma sul fondo. Che si parta da un elenco di studenti come Facebook, dalla radio o da un generatore di immagini, si arriva a un fiume di video brevi. Per televisione intende qualcosa di più largo del televisore. Nel 1974 Raymond Williams osservava che prima della TV ogni prodotto della comunicazione era discreto: un libro rilegato e finito, uno spettacolo in un teatro a un’ora fissa. La televisione ha introdotto il flusso, una sequenza continua di immagini e suoni.

Con questa definizione YouTube e TikTok sono più televisivi della vecchia televisione: su TikTok nessun video è essenziale, e quello che trattiene lo spettatore è la promessa infinita dell’algoritmo. Anche la televisione si adegua. Alcuni sceneggiatori di Netflix hanno raccontato al giornalista Will Tavlin che l’azienda chiede di far annunciare ai personaggi quello che stanno facendo, per chi tiene il programma acceso in sottofondo; fra le 36.000 microcategorie della piattaforma, riferisce Thompson, una si chiama «casual viewing». Storicamente la TV è stata il principale mezzo di intrattenimento, e un’analisi del catalogo IMDb ne segue settant’anni di mode, dai western degli anni Sessanta ai reality degli anni Duemila (📺 ff.8.1 Cosa ci guardiamo stasera?).

TUTTO DIVENTA TELEVISIONE SOCIAL (Meta all’FTC) contenuti di amici: 7% Instagram · 17% Facebook PODCAST video: crescita ×20 rispetto al solo audio AI Vibes (Meta) Sora (OpenAI) FLUSSO CONTINUO DI VIDEO BREVI il «flow» di Raymond Williams (1974) CHI PRENDE LE VISUALIZZAZIONI dati di Scott Galloway YouTube video 4% dei video viste 94% delle visualizzazioni TikTok video 5% dei video viste 89% delle visualizzazioni TV IN CAMERA, 11-12 ANNI (Putnam): 6% nel 1970 → 77% nel 1999 Saggio d’opinione del 10/10/2025: i numeri sono di Meta, Galloway, Putnam e degli analisti dei podcast, riportati dall’autore.
📊 note 1708 — Da tre punti di partenza allo stesso flusso, e chi ne raccoglie le visualizzazioni. In accento il flusso, l’attrattore del saggio. Fonte: Derek Thompson, derekthompson.org, 10/10/2025.

Thompson ammette che la televisione gli piace; lo preoccupa la rapidità con cui la sua grammatica ha conquistato ogni altro mezzo. Robert Putnam, in Bowling Alone, calcolava che fra il 1965 e il 1995 l’adulto americano tipico aveva guadagnato sei ore di tempo libero a settimana, finite quasi tutte davanti alla TV; nel 1970 aveva un televisore in camera il 6% dei ragazzi di undici-dodici anni, nel 1999 il 77%. Negli anni Novanta gli entusiasti della tecnologia speravano che Internet avrebbe ricucito la ferita. I feed algoritmici hanno prodotto invece una super-televisione, con più immagini, più video e più tempo passato da soli in casa.

Le visualizzazioni si concentrano: secondo Scott Galloway il 94% di quelle di YouTube va al 4% dei video, l’89% di quelle di TikTok al 5%. Se Sora e Vibes avranno successo, prevede Thompson, seguiranno la regola 90/9/1 di Ben Thompson: il 90% guarda, il 9% rimescola e diffonde, l’1% crea. Quello che rischia di sparire, scrive, è l’interiorità, cioè la capacità di stare soli e di un’attenzione lunga. Il saggio è un’opinione costruita su dati raccolti da altri, e l’autore stesso avverte che la solitudine e il calo di lettura e calcolo hanno altre cause oltre alla logica televisiva, che però li aggrava. Sulla solitudine i numeri c’erano già: nel 2003 passavamo due ore al giorno con gli amici, vent’anni dopo quaranta minuti (🌐 ff.97.1 Sempre più soli).

La pandemia ha costretto all'evento digitale puro (la sessione di Billie Eilish ne è un esempio), ma il salto più interessante sul piano culturale è un altro: usare un mondo già virtuale — Fortnite — come luogo fisico di un evento che fino a qualche anno fa sarebbe esistito solo nella realtà. La piattaforma ludica è ormai territorio sociale a pieno titolo: la skin introvabile al concerto vale come l'abito a teatro, e il metaverso da preview diventa infrastruttura d'uso. Eventi digitali (🥽 ff.15.3 Eventi digitali).

Fonti esterne

82 fonti in questa sezione.

  1. Display VR da 3 millimetri che creano ologrammi tramite AI — news.stanford.edu ↩
  2. Paper arxiv: piccoli aumenti di accuratezza nei modelli AI producono enormi aumenti di task completabili — arxiv.org ↩
  3. Meta Reality Labs Hyperscapes — cattura ambienti 3D con Gaussian Splatting — x.com ↩
  4. Meta Reality Labs lancia Hyperscapes: cattura ambienti 3D con Gaussian Splatting dal visore Quest in 5 minuti — x.com ↩
  5. Cloudflare: traffico crawler +18% in un anno, GPTBot +305%, Googlebot +96%, 14% dei top domini blocca bot AI — blog.cloudflare.com ↩
  6. Vendita al dettaglio virtuale su Roblox — dubit.io ↩
  7. Le non cose, come abbiamo smesso di vivere il reale — Byung-Chul Han — amazon.it ↩
  8. Etimologia di “materia” — legame con “madre” — etimo.it ↩
  9. Materia — Umberto Boccioni (Wikipedia) — it.wikipedia.org ↩
  10. McKinsey calcola che metà del PIL mondiale 2010-2020 è stato generato in 3.600 regioni — l'1% del pianeta — mckinsey.com ↩
  11. ASML è l'unico produttore al mondo delle macchine litografiche necessarie per i chip avanzati — technologyreview.com ↩
  12. Ultrasuoni focalizzati inducono odori reali nel cervello — writetobrain.com ↩
  13. ItsNiceThat — Best of 2022 — itsnicethat.com ↩
  14. FlowingData — Best of 2022 — flowingdata.com ↩
  15. Absurd Trolley Problems — Neal.fun — neal.fun ↩
  16. Ethan Mollick ha testato Sora 2 chiedendo una lontra che usa il WiFi in aereo — x.com ↩
  17. Diogo Potes dimostra che la pittura umana può spingersi dove nessun modello statistico arriva — itsnicethat.com ↩
  18. Gli ETF Ether hanno registrato 727 milioni di dollari di afflussi giornalieri — coincentral.com ↩
  19. Coinbase ha lanciato aggiornamenti per Base — share.google ↩
  20. X.com — la proto-banca digitale fondata da Elon Musk nel 1999, poi assorbita in PayPal — en.wikipedia.org ↵
  21. X.AI — il laboratorio AI di Elon Musk — x.ai ↵
  22. The Network State, gratuitamente accessibile online — thenetworkstate.com ↩
  23. Il numero di tesorerie Bitcoin attive quotate in borsa è aumentato del 50% a 116 — bitcointreasuries.net ↩
  24. Nella notte dell'elezione di Trump nel 2024, Bitcoin è passato da 69.000 a 75.000 dollari in poche ore — cnbc.com ↩
  25. El Salvador ha accumulato 600 milioni di dollari in riserva strategica — reuters.com ↩
  26. Il settore tecnologico americano ha un prezzo per ricavi ancora la metà rispetto alla bolla dot-com — youtube.com ↩
  27. The Bitcoin Standard — Saifedean Ammous — amzn.to ↩
  28. Negli USA il 21% degli adulti possiede asset digitali — share.google ↩
  29. La Cina ha lanciato lo yuan digitale (e-CNY), testato da 260 milioni di utenti; l'Europa prepara l'euro digitale… — atlanticcouncil.org ↩
  30. 180 mila droni all'anno entro il 2028 — wired.com ↩
  31. Chip War — amzn.to ↩
  32. Microsoft sta pensando a reattori nucleari per alimentare i data center — datacenterdynamics.com ↩
  33. Garante della Privacy — garanteprivacy.it ↩
  34. "Barbell strategy" — wealest.com ↩
  35. NFT.NYC — la conferenza dove Tarantino annunciò la vendita della sceneggiatura di Pulp Fiction — nft.nyc ↩
  36. Miramax cita Tarantino in tribunale per l’NFT della sceneggiatura di Pulp Fiction — nytimes.com ↩
  37. StyleGAN-T — i GANs garantiscono transizioni video più consistenti rispetto a stable diffusion — sites.google.com ↩
  38. Microsoft acquisisce Activision Blizzard per 69 miliardi di dollari, oltre la metà del cash dell'azienda (ff.10.5) — fortissimo.substack.com ↩
  39. EtherHiding: il gruppo nordcoreano UNC5342 nasconde malware negli smart contract e lo distribuisce con finti colloqui di lavoro (Kojusner, Wallace, Dobson, Google Threat Intelligence Group, 2025) — cloud.google.com ↩
  40. State of Crypto 2025 di a16z crypto (Daren Matsuoka, Robert Hackett, Jeremy Zhang, Stephanie Zinn, Eddy Lazzarin) — The year crypto went mainstream: 3.400 transazioni al secondo, 46.000 miliardi di dollari in stablecoin (9.000 rettificati), 716 milioni di possessori (22 ottobre 2025) — a16zcrypto.com ↩
  41. CoinDesk: il Wisconsin compra 94.562 quote dell’ETF a pronti sul bitcoin di BlackRock (quasi 100 milioni di dollari) e circa 64 milioni di GBTC; primo Stato USA a dichiarare un acquisto di bitcoin (maggio 2024) — coindesk.com ↩
  42. Digiday, Walmart and Roblox are teaming up to make virtual e-commerce a reality: dentro Roblox si comprano oggetti veri, che arrivano per posta mentre il gemello virtuale compare subito (29 aprile 2024) — digiday.com ↩
  43. Melody Hildebrandt e Paul Cheesbrough, Tech Insiders: Fox rende open source Verify, protocollo su blockchain (Polygon) per firmare crittograficamente i contenuti alla pubblicazione e risalire a provenienza e licenze, con il Verify Tool aperto a chiunque (09/01/2024) — techinsiders.substack.com ↩
  44. Derek Thompson, Everything Is Television: social network, podcast e video generati dall’AI convergono sul flusso continuo di video brevi; Meta all’FTC, solo il 7% del tempo su Instagram e il 17% su Facebook va a contenuti di amici (10/10/2025) — derekthompson.org ↩
  45. life_imitates_ai_art — fotografie reali che ricordano le immagini generate dall’AI — instagram.com ↩
  46. NeRF — Neural Radiance Fields, rendering 3D di una scena a partire da fotografie — matthewtancik.com ↩
  47. Bilawal Sidhu: la Immersive View di Google Maps, basata sui NeRFs, arriva in 5 città, con altre 5 a seguire (8 febbraio 2023) — x.com ↩
  48. Lucy Hardcastle Studio (LHC Studio) — rendering 3D e video — lucyhardcastle.com ↩
  49. Virgil Abloh, “SKYSCRAPER” V2 (04.06.2021): il manifesto di un luogo digitale per artisti, con un token interno — dropbox.com ↩
  50. Meta History: Museum of War — Warline, la cronologia della guerra in Ucraina fatta di NFT — metahistory.gallery ↩
  51. ff.85 Mangiare carbonara nel metaverso — integrare oggetti 3D è sempre più facile grazie all’AI — fortissimo.substack.com ↩
  52. Mario Viviani, NVIDIA Omniverse: GPT-4 e Omniverse DeepSearch cercano e posizionano oggetti 3D in una scena a partire da un prompt (30 marzo 2023) — medium.com ↩
  53. DreamGaussian: Generative Gaussian Splatting for Efficient 3D Content Creation, da un’immagine a un oggetto 3D (ICLR 2024) — github.com ↩
  54. Min Choi: i primi usi creativi di Nano Banana Pro, un’immagine da coordinate GPS (22 novembre 2025) — x.com ↩
  55. Gemini 3 Deep Think: scene 3D interattive generate da uno schizzo (7 dicembre 2025) — x.com ↩
  56. Lambda presenta NeuralOS, un sistema operativo generato da un modello (24 luglio 2025) — x.com ↩
  57. Wplace — pixel art collettiva su una mappa del mondo condivisa — wplace.live ↩
  58. Paul Moore, It’s Nice That: Jasper Golding crea una protesta nel metaverso per Medical Aid for Palestinians (2 ottobre 2025) — itsnicethat.com ↩
  59. ff.85 Mangiare carbonara nel metaverso — AI e VR convergono nel ricreare e “aumentare” il passato — fortissimo.substack.com ↩
  60. Benedict Evans e Toni Cowan-Brown, Another Podcast: Metaverse and crypto — beyond the BS (2023) — simplecast.com ↩
  61. Sam Gaskin, Ocula: To Refik Anadol, Criticism Is Just More Data (4 settembre 2023) — ocula.com ↩
  62. ff.52 Fondare una Nazione in garage — centralizzare conviene, e il thread di 6529 sui taxi di New York — fortissimo.substack.com ↩
  63. Pew Research Center (Chapekis, Bestvater, Remy, Rivero): When Online Content Disappears, il 38% delle pagine del 2013 non è più accessibile (17 maggio 2024) — pewresearch.org ↩
  64. Kristin Robinson, Billboard: Suno crea ogni due settimane tanta musica quanta ce n’è su Spotify, dal pitch deck del round da 250 milioni (24 novembre 2025) — billboard.com ↩
  65. Gayle King e Jennifer Earl, CBS News: Telisha Jones e l’artista AI Xania Monet (5 novembre 2025) — cbsnews.com ↩
  66. Jake Paul: investitore di OpenAI, consulente del team Sora e primo cameo di una celebrità, oltre un miliardo di visualizzazioni in sei giorni (9 ottobre 2025) — x.com ↩
  67. Alex Thorn (Galaxy): Why We Aren’t (S)Topping, la nota ai clienti sugli afflussi negli ETF bitcoin (28 febbraio 2024) — x.com ↩
  68. Igor Pejic, How far can the Bitcoin price go (realistically)? Le previsioni del 2019 a confronto con il 2024 (2 aprile 2024) — igorpejic.substack.com ↩
  69. Un utente di Polymarket indovina il Nobel per la Pace quasi 11 ore prima dell’annuncio: la quota passa da 0,08 a 1 dollaro (10 ottobre 2025) — x.com ↩
  70. Florence Muchai, Cryptopolitan: le quote di Polymarket avevano anticipato l’attacco israeliano all’Iran (13 giugno 2025) — cryptopolitan.com ↩
  71. Nick Whitaker, Brown Journal of Philosophy, Politics & Economics: perché deferire ai mercati di previsione (aprile 2021) — brownjppe.com ↩
  72. Consumer Financial Protection Bureau: Big Tech’s Role in Contactless Payments, Apple Pay, Google Pay e il tap-to-pay — consumerfinance.gov ↩
  73. Nic Carter: le stablecoin come «Starlink per il denaro» (5 giugno 2025) — x.com ↩
  74. CCTV Video News Agency: il cane robot all’esercitazione Cina-Cambogia Golden Dragon 2024 — youtube.com ↩
  75. CNN: l’esercito cinese mostra cani robot armati di fucile (28 maggio 2024) — cnn.com ↩
  76. Hayden Field, CNBC: OpenAI e Anduril insieme per le «missioni di sicurezza nazionale» (4 dicembre 2024) — cnbc.com ↩
  77. Packy McCormick, Not Boring: Anduril: Acquiring Prime, la strategia di acquisizioni e il futuro della difesa — notboring.co ↩
  78. Core Memory: Palmer Luckey and Meta Make Peace to Make War, il casco Eagle Eye (29 maggio 2025) — youtube.com ↩
  79. Chongqing illumina il cielo con 11.787 droni (21 ottobre 2025) — x.com ↩
  80. Palmer Luckey: all’AI Grand Prix una squadra pilota il drone con neuroni di topo coltivati (2 febbraio 2026) — x.com ↩
  81. Steven Sinofsky, Hardcore Software: CES 2024, Builders, Makers, Risk-Takers (15 gennaio 2024) — learningbyshipping.com ↩
  82. ff.85 Mangiare carbonara nel metaverso — un nuovo “iPhone moment” con Vision Pro — fortissimo.substack.com ↩