2.2 — Metaverso e Criptovalute

2.2.1 — Il metaverso trasformato

Mark Zuckerberg ha scommesso il futuro di Facebook su una parola: metaverso. Ha cambiato il nome dell'azienda in Meta, investito 13,7 miliardi di dollari nel 2022 e perso il 70% del valore azionario in un anno. I critici hanno dichiarato il metaverso morto. Avevano torto — ma anche Zuckerberg, in parte. Il metaverso non è morto: si è trasformato. Non è un visore da indossare in soggiorno, ma un tessuto digitale che avvolge progressivamente ogni interazione economica e sociale (🌐 ff.3 Metaverso). La tecnologia di fondo avanza: display VR da 3 millimetri che creano ologrammi tramite AI aprono un'esperienza di realtà mista senza visori ingombranti. Fortnite, Roblox e le piattaforme social mostrano che la dimensione metaverso non è solo hardware: è già comportamento quotidiano, attenzione condivisa e identità digitale. Viviamo già nel metaverso: non come avatar con visore, ma come profili con notifiche (🔫 ff.11 Sparare nel metaverso).

Ma cosa ha spinto davvero Zuckerberg a scommettere su Meta? In una conversazione con Gary Vaynerchuk, il fondatore di Facebook racconta il percorso: Meta non è solo social, è il tentativo di costruire tecnologie per creare contatti e relazioni migliori — un lavoro iniziato sette anni prima con l’acquisizione di Oculus. La comunicazione digitale è passata dagli SMS alle immagini (dopo l’inclusione delle fotocamere nei cellulari), poi ai video. Ma non è il punto finale: gli ologrammi, dice Zuckerberg, potrebbero essere il prossimo step — scherma contro la campionessa del mondo, proiettata alla Obi-Wan Kenobi. C’è però una distinzione cruciale: la realtà aumentata è diversa da quella virtuale. Quella virtuale funziona già con Oculus Quest; quella aumentata richiede ancora tanta ingegneria, soprattutto sulle dimensioni dei dispositivi. Meta investe 10 miliardi di dollari all’anno per questi dispositivi. E il web3? Zuckerberg vede negli NFT un elemento importante del metaverso: ogni utente sarà una realtà unica, con i suoi oggetti digitali e collegamenti cross-platform, non più scompartimentati in app isolate (👽 ff.3.2 Cosa sei realmente, Meta? (parte 2)).

Prima ancora che il metaverso assumesse contorni definiti, una piattaforma nata per i videogiocatori ne anticipava la grammatica sociale. Discord nacque come server vocale pensato per garantire conversazioni pulite, senza ritardi né voci robotiche. Adottato inizialmente nel mondo del gaming, si è esteso alla finanza, all’apprendimento, alle criptovalute. La possibilità di condividere musica, video e persino guardare un film insieme — unita a canali accessibili solo su invito — ha trasformato Discord in un laboratorio di comunità digitali selettive. Molti gruppi legati agli NFT costruiscono la propria identità attorno a salotti digitali con prerequisiti verificati. La monetizzazione per utente resta tra le più basse del panorama social, ma la crescita degli ultimi anni è stata impressionante (👾 ff.3.5 Discord).

Cloud, Internet of Things, 5G, QR code, realtà aumentata integrata in quella “vera”: schermi, Oculus e il Vision Pro di Apple sono i nostri portali verso un mondo parallelo. La diagnosi di Byung-Chul Han in Le non cose[18] è netta: abbiamo smesso di vivere il reale. L’urbanizzazione ci ha tolto verde e animali; la digitalizzazione ha sostituito cemento e asfalto con mappe mentali sempre più immateriali. Baudrillard lo scriveva già nel 1981 in Simulacri e simulazioni: la società ha sostituito a tal punto la realtà delle cose con simboli e segni che l’esperienza umana stessa è divenuta una simulazione del reale. Un albero diventa sorgente di frutta, poi raccolta di legna, infine soggetto per una foto su Instagram — ogni passaggio lo allontana dalla cosa in sé. Materia e madre sono legate etimologicamente[19]: non è un caso che Boccioni, pioniere del futurismo e della smaterializzazione delle figure, scelga sua madre sul terrazzo nell’opera intitolata — manco a dirlo — Materia[20]. La materia è stata sostituita dal Matrix: la smaterializzazione è il prezzo silenzioso della connessione perpetua — lo stesso processo che spinge la società a chiudersi nel metaverso (2️⃣ ff.10.2 Siamo già nel metaverso?; 💻 ff.64.4 Matrix e materia).

Ma fra l’altro, non siamo già, un po’, dentro il metaverso? I dati recenti indicano che trascorriamo circa un quarto della giornata allo smartphone — un’ora in più rispetto al 2019. Se a questo si aggiunge il tempo davanti a ogni altro schermo, la risposta appare piuttosto evidente. Lo statunitense medio ha passato 4,2 ore al giorno sul cellulare nel 2021, con un incremento del trenta per cento in due anni. Il settanta per cento di quel tempo è stato assorbito da app social e video. Il metaverso non è un luogo da raggiungere: è una condizione in cui siamo già immersi, senza rendercene conto (2️⃣ ff.10.2 Siamo già nel metaverso?).

Eppure il metaverso non è un monolite: è un continuum. Da un lato c’è la realtà virtuale totalizzante — il visore che ti chiude dentro, il mondo sostitutivo, l’isolamento volontario. Un giornalista del Wall Street Journal ha trascorso un’intera giornata lavorativa nel metaverso VR: riunioni, pause caffè, pranzo, tutto dentro il visore, e ne è uscito con la nausea e una domanda scomoda sulla direzione del lavoro da remoto. Dall’altro lato c’è la realtà aumentata — non un mondo alternativo, ma una pellicola digitale sovrapposta al reale. Vetrine che proiettano effetti su chi passa. Monumenti ricostruiti che appaiono dove un tempo sorgevano. I ciliegi di Tokyo che fioriscono a gennaio, a Berlino, attraverso gli occhiali giusti. Con visori VR che sfiorano i diecimila dollari, il metaverso totale resta un lusso da early adopter; la realtà aumentata, invece, si insinua già nei telefoni che abbiamo in tasca. La vera partita non è immersione contro realtà: è quanto del digitale accetti di lasciare entrare nel fisico (1️⃣ ff.10.1 Vivremo in un'altra realtà?). McKinsey calcola che metà del PIL mondiale 2010-2020 è stato generato in 3.600 regioni — l’1% del pianeta. Le città potrebbero contenere il cambiamento climatico: meno spostamenti, case più piccole, servizi concentrati. Ma la centralizzazione porta monopoli: aziende che de-tronizzano presidenti, controllano l’accesso a notizie e servizi essenziali. ASML è l’unico produttore al mondo delle macchine litografiche necessarie per i chip avanzati: un single point of failure per la legge di Moore. ChatGPT per sessualità, Replika per supporto psicologico: la centralizzazione digitale produce servizi migliori a costi minori, ma il prezzo è il controllo (🏙️ ff.52.2 Centralizzare conviene).

Mark Zuckerberg ha investito 13,7 miliardi di dollari nel metaverso nel 2022 e perso il 70% del valore azionario in un anno. Con visori VR che sfiorano i diecimila dollari, il metaverso totale resta un lusso da early adopter; la realtà aumentata, invece, si insinua già nei telefoni che abbiamo in tasca. La vera partita non è immersione contro realtà: è quanto del digitale accetti di lasciare entrare nel fisico.

La domanda, portata alle estreme conseguenze, diventa provocatoria: compreremo case digitali dove abitare? Non è fantascienza — è già mercato. Gli NFT, prima di diventare sinonimo di speculazione e scimmie annoiate, hanno posto un problema reale di status digitale. Un’opera d’arte contemporanea appesa in salotto è visibile solo agli ospiti delle cene; un oggetto digitale, potenzialmente, è condivisibile con un milione di persone. Il calcolo è brutale: il pubblico di un appartamento a Brera è di sei invitati al sabato sera; il pubblico di un wallet Ethereum è l’intera rete. Ma perché il possesso digitale funzioni davvero, serve ciò che oggi manca: interoperabilità. Un oggetto virtuale deve poter essere sfoggiato ovunque — su Fortnite come su Teams, su Roblox come su Instagram — esattamente come un’immagine o un testo sono postabili su qualsiasi piattaforma. Finché ogni metaverso resta un giardino recintato con il proprio linguaggio proprietario, la proprietà digitale è una promessa a metà: possiedi qualcosa che puoi mostrare solo in un posto. Il giorno in cui emergerà un protocollo universale per oggetti virtuali — una specie di JPEG della proprietà — il concetto stesso di “casa” si sdoppierà in fisico e digitale (3️⃣ ff.10.3 Compreremo solo case digitali?).

Il 2021 era stato l’anno dell’euforia: NFT venduti a milioni, crypto alle stelle, ogni pixel sembrava oro. Poi è arrivato il 2022 come una doccia fredda — inflazione, la FED che alza i tassi, il crypto winter che congela portafogli e illusioni. Eppure, sotto la superficie del crollo, l’arte digitale ha continuato a respirare. ItsNiceThat ha selezionato i migliori progetti creativi dell’anno, FlowingData ha premiato le visualizzazioni di dati più eleganti, e Neal.fun ha mescolato sociologia e ironia con esperimenti come l’Absurd Trolley Problem — dove il dilemma classico diventa: tu, oppure cinque robot senzienti? La bolla scoppia, l’arte resta. Quando i soldi se ne vanno, rimane chi crea per necessità espressiva, non per speculazione (🎨 ff.45.2 Arte e grafici dal 2022).

2.2.2 — Proprietà digitale e blockchain

Ma dietro l'interfaccia c'è un problema strutturale: chi possiede cosa? Su Facebook e TikTok siamo contadini digitali che lavorano la terra senza possedere il raccolto. Ogni post, ogni like, ogni scroll genera valore che l'utente non cattura. Neal Stephenson (che ha inventato la parola “metaverso” nel 1992) lo chiama feudalesimo digitale (πŸ¦† ff.95.2 FarmVille e feudalesimo). Epic Games combatte Apple sulla commissione del 30% sugli acquisti in-app — la stessa dinamica di potere che si replica dal livello geopolitico a quello individuale. Su internet, il codice è legge: chi scrive il protocollo, detta le regole (🌐 ff.95.1 La sovranità dei network).

Illustrazione di mondi digitali interconnessi con blockchain e nodi luminosi
🔑 ff.98 — Dal feudalesimo digitale alla sovranità: blockchain, metaverso e il futuro della proprietà.

La blockchain promette un'uscita dal feudalesimo. Se internet ha decentralizzato l'informazione, la blockchain decentralizza la proprietà. Un NFT, nel quadro del capitolo, è trattato come un esperimento di proprietà digitale verificabile senza intermediari. Ethereum ha elaborato più transazioni nel 2024 che Visa nel 2010. Gli ETF Ether hanno registrato 727 milioni di dollari di afflussi giornalieri — un record storico, con BlackRock in testa. Coinbase ha lanciato aggiornamenti per Base, e Zora punta a tokenizzare i post per monetizzazione immediata. La DeFi gestisce 90 miliardi di dollari in protocolli automatizzati che funzionano 24 ore al giorno, senza banche, senza orari, senza confini (πŸ”‘ ff.95.3 La proprietà privata digitale). Cosa risolve la blockchain, in sostanza? Il problema della fiducia senza intermediari — una “VPN finanziaria” che bypassa i custodi tradizionali del valore (⛓️ ff.95.5 Cosa risolve la blockchain?). Le stablecoin stanno già rendendo concreto questo bypass: nel 2024 hanno movimentato 15 trilioni di dollari in transazioni, superando Visa e Mastercard messe insieme. Stripe le ha integrate nei pagamenti, non per ideologia cripto ma per pragmatismo anti-inflazione (💵 ff.125.2 Stabilizzare il dollaro).

Se la blockchain decentralizza la proprietà, qualcuno si chiede: può decentralizzare anche lo Stato? Balaji Srinivasan — ex CTO di Coinbase e general partner ad A16Z — propone nel suo The Network State, gratuitamente accessibile online, una guida per fondare nazioni digitali con la stessa facilità con cui si fonda una startup. Il punto di partenza è spiazzante: la probabilità di diventare presidente degli Stati Uniti è inferiore a quella di diventare miliardario — solo 45 persone ci sono riuscite. E molte nazioni sono più piccole, in termini di riserve monetarie, dei network Bitcoin ed Ethereum. La ricetta: un gruppo su Discord con regole chiare (meglio un diktat semplice, come “100% vegan” o “viva gli addominali”), token che incentivano il lavoro verso un obiettivo comune, e un’economia interna che dal digitale si riversa nel reale — palestre, edifici, intere città accessibili solo ai possessori del token. I nodi fisici vengono connessi da protocolli decentralizzati e realtà aumentata, fino a raggiungere massa critica sufficiente per chiedere riconoscimento diplomatico (🌐 ff.52.3 Fondare la propria nazione).

“Lo Stato è ogni giorno più pesante. Non perché fa di più, ma perché costa di più fare meno. Il codice, invece, scala senza burocrazia.”
— Naval Ravikant

2.2.3 — La geopolitica delle criptovalute

Il 5 agosto 1971, Richard Nixon annunciò la fine della convertibilità del dollaro in oro. Da quel momento, il denaro è diventato una promessa senza garanzia materiale. Saifedean Ammous, in The Bitcoin Standard, argomenta che l'inflazione cronica degli ultimi 50 anni è una conseguenza diretta di quella decisione: i governi possono stampare denaro senza limiti, e la classe media paga il conto attraverso la svalutazione (💰 ff.50 Cosa è successo nel 1971?). Bitcoin nasce come risposta a questo problema: un'offerta monetaria fissa (21 milioni di unità), verificabile da chiunque, non manipolabile da nessuno. Il numero di tesorerie Bitcoin attive quotate in borsa è aumentato del 50% a 116, con un valore aggregato di 86 miliardi di dollari. Nella notte dell'elezione di Trump nel 2024, Bitcoin è passato da 69.000 a 75.000 dollari in poche ore. El Salvador ha accumulato 600 milioni di dollari in riserva strategica (πŸ’Ž ff.110.3 Le criptovalute contro obsolescenza statale).

Copertina: The Bitcoin Standard
The Bitcoin Standard — Saifedean Ammous
Illustrazione di videogiochi e mondi virtuali interconnessi
🎮 ff.11 — Sparare nel metaverso: dai mondi virtuali alla sovranità digitale, il confine tra gioco e infrastruttura scompare.

La geopolitica delle criptovalute racconta una storia di fiducia erosa. Nel 2011, Cina e Giappone detenevano il 23% del debito americano; oggi il 6%. I nuovi compratori di dollari digitali? Nigeria e Argentina — paesi dove il cittadino medio compra USDT come protezione contro l'inflazione locale. Il 70% delle transazioni crypto in Nigeria avviene in stablecoin, non in Bitcoin (💳 ff.135.4 America, Nigeria e criptovalute). Negli USA il 21% degli adulti possiede asset digitali — circa 55 milioni di persone, di cui 6 milioni con portafogli oltre 100.000 dollari. La guerra delle valute digitali è già iniziata: la Cina ha lanciato lo yuan digitale (e-CNY), testato da 260 milioni di utenti; l'Europa prepara l'euro digitale per il 2027; le banche centrali di 130 paesi esplorano le CBDC (⚔️ ff.24 Guerra criptica).

Due modelli si contendono il futuro del potere digitale. La Cina centralizza: sorveglianza che diventa governance, controllo che diventa efficienza. I prediction market come Polymarket decentralizzano: hanno previsto il Nobel per la Pace 11 ore prima dell'annuncio ufficiale. La frammentazione genera esperimenti radicali: il Nepal ha eletto un ministro via Discord; l'Albania ha proposto un ministro AI; il Liechtenstein ha messo ai voti l'accettazione di Bitcoin come moneta legale (🏛️ ff.135.5 Politica tecnologica). Taiwan, nel frattempo, intende produrre 180 mila droni all'anno entro il 2028 — la preparazione tecnologica come risposta alla pressione geopolitica. E Taiwan non è solo droni: è soprattutto chip. L'embargo verso la Cina di semiconduttori avanzati e delle macchine litografiche di ASML è in atto da tempo, e Chris Miller lo ha raccontato magistralmente in Chip War — un libro che legge la geopolitica contemporanea attraverso la lente del silicio. La guerra fredda dei semiconduttori è già in corso: da un lato Washington che vieta l'export di GPU H100 a Pechino, dall'altro la Cina che risponde investendo miliardi nella produzione domestica di chip meno avanzati ma più numerosi. Il paradosso è che l'embargo ha accelerato esattamente ciò che intendeva prevenire: l'indipendenza tecnologica cinese. Quando tagli l'accesso alla frontiera, non blocchi l'innovazione — la costringi a trovare strade alternative (🥶 ff.82.3 Guerra fredda). Le reti sono più resilienti degli imperi. Un protocollo blockchain sopravvive alla caduta di un governo; un trattato internazionale non sopravvive a un tweet. Ogni impero ha una data di scadenza — Ray Dalio, in The Changing World Order, mappa il ciclo: ascesa, maturità, declino. Gli USA sono nella fase 5 su 6 (🏯 ff.125.1 Cicli imperiali). Internet può essere l'alternativa alla successione cinese — non uno stato, ma un protocollo (🌐 ff.125.4 L'alternativa alla Cina: Internet). Viviamo già in una simulazione? La realtà sembra compressa come un file .zip: tutto ovunque, sempre. Marshall McLuhan, già nel 1967, suggeriva che l'attenzione consapevole è la via d'uscita dall'ipermodernismo algoritmico (🍩 ff.117 Viviamo in una simulazione). Le partite a UNO, in fondo, si vincono con la strategia, non con la forza — e il gioco digitale è la più grande partita di potere mai giocata (🃏 ff.72 Giochiamo a UNO?).

Copertina: Chip War
Chip War — Chris Miller

La convergenza tra AI e criptovalute è il nodo meno visibile ma più esplosivo. L’economia di conversione soldi/tempo-calcolo sta esplodendo, insieme all’energia necessaria, tanto che Microsoft sta pensando a reattori nucleari per alimentare i data center. VISA e Mastercard impiegano fino a un mese per processare i pagamenti di questi servizi, ma aziende come OpenAI permettono l’accesso istantaneo al calcolo. Il mismatch tra tempo-calcolo e hardware — che può essere usato anche per minare Bitcoin — diventa un’inefficienza pericolosa del sistema. Peggio: VISA e Mastercard non sono accessibili a tutti. Anche utenti certificati hanno visto il proprio accesso bloccato (il Garante della Privacy ne sa qualcosa). In quei casi, la blockchain è stata l’unica via d’accesso al calcolo, e quindi al futuro (🤖 ff.73.2 La convergenza AI-Bitcoin).

Nel 2011, Cina e Giappone detenevano il 23% del debito americano; oggi il 6%. Il 70% delle transazioni crypto in Nigeria avviene in stablecoin. Le stablecoin nel 2024 hanno movimentato 15 trilioni di dollari, superando Visa e Mastercard messe insieme. Le reti sono più resilienti degli imperi: un protocollo blockchain sopravvive alla caduta di un governo; un trattato internazionale non sopravvive a un tweet.

La partita, però, non è solo tecnologica: è istituzionale. quando un network ridefinisce proprietà, pagamenti e identità, cambia anche il perimetro dello Stato e delle piattaforme private. È per questo che il tema crypto compare accanto a sovranità, governance e lavoro: non come nicchia finanziaria, ma come stress test del patto sociale digitale. Lo spostamento demografico che nel capitolo Società viene analizzato come “barbell strategy” trova nella decentralizzazione una grammatica economica coerente (🌐 ff.95.1 La sovranità dei network; 💰 ff.50 Cosa è successo nel 1971?).

2.2.4 — Cripto in guerra e simulazioni

Il 26 febbraio 2022, mentre i carri armati russi avanzavano verso Kiev, il Ministro della Trasformazione Digitale ucraino fece qualcosa che nessun manuale diplomatico prevedeva: pubblicò gli indirizzi di wallet Bitcoin ed Ethereum direttamente sull’account Twitter ufficiale dell’Ucraina. Duecentosedicimila like, cinquantanovemila retweet, milioni di dollari in donazioni nel giro di ore. Nessuna banca centrale coinvolta, nessun SWIFT, nessun intermediario — solo un protocollo decentralizzato che aggirava il controllo sovrano per canalizzare aiuto umanitario diretto. La guerra ha fatto ciò che anni di conferenze non erano riusciti a dimostrare: le criptovalute non sono speculazione di nicchia, sono infrastruttura d’emergenza (🪙 ff.24.1 L’accelerazione della guerra sulle cripto).

Il 26 febbraio 2022, mentre i carri armati russi avanzavano verso Kiev, il Ministro della Trasformazione Digitale ucraino pubblicò gli indirizzi di wallet Bitcoin ed Ethereum su Twitter: duecentosedicimila like, milioni di dollari in donazioni nel giro di ore, nessuna banca centrale coinvolta. Le criptovalute non sono speculazione di nicchia, sono infrastruttura d'emergenza.

Eppure, mentre la finanza si decentralizza, la tecnologia fa un passo laterale sorprendente: torna indietro. Al CES 2024, la novità più interessante non era un visore da quattromila dollari, ma un display a cristalli liquidi — tecnologia anni Novanta, quegli schermi su cui da ragazzini scrivevamo “05535 0705” capovolgendo la calcolatrice. Ambient Photonics ha sviluppato celle solari capaci di catturare la luce ambientale indoor, abbastanza per alimentare dispositivi smart senza batterie né cavi: mouse, sveglie, cuffie da gaming. L’LCD, dato per morto dall’OLED, risorge come interfaccia a consumo zero. Il futuro, a volte, non avanza: ricicla (🧮 ff.84.1 Vecchi schermi?).

Se il metaverso è già intorno a noi, presto potrebbe essere anche dentro di noi — nel senso più letterale. Un modello di intelligenza artificiale ha dimostrato di saper decodificare il monologo interiore dall’attività cerebrale con il settantaquattro per cento di accuratezza: i pensieri silenziosi possiedono una firma neurale rilevabile in tempo reale. La frontiera tra ciò che pensiamo e ciò che la macchina può leggere si assottiglia a una velocità che interroga le fondamenta stesse della privacy cognitiva.

E forse il riciclo più radicale è quello che fa il nostro cervello ogni giorno. Viviamo immersi in algoritmi che alimentano connessioni neurali: YouTube ti raccomanda Inside di Bo Burnham — uno speciale Netflix girato in lockdown, una spirale di solitudine e creatività digitale — e tu lo guardi perché il pattern combacia con qualcosa che non sapevi di cercare. DALL-E genera qualsiasi immagine da una frase. Il feed costruisce una realtà su misura. La simulazione non è un’ipotesi filosofica: è il funzionamento quotidiano di un cervello che si nutre di connessioni per dare senso al caos. Riconoscere schemi è ciò che ci rende umani; delegarlo agli algoritmi è ciò che ci rende utenti di una simulazione che abbiamo contribuito a generare (🧮 ff.117.3 Simulazioni e algoritmi).

Fonti esterne

20 fonti in questa sezione.

  1. display VR da 3 millimetri che creano ologrammi tramite AInews.stanford.edu
  2. McKinsey calcola che metΓ  del PIL mondiale 2010-2020 Γ¨ stato generato in 3.600 regioni β€” l'1% del pianetamckinsey.com
  3. ASML Γ¨ l'unico produttore al mondo delle macchine litografiche necessarie per i chip avanzatitechnologyreview.com
  4. Gli ETF Ether hanno registrato 727 milioni di dollari di afflussi giornaliericoincentral.com
  5. Coinbase ha lanciato aggiornamenti per Baseshare.google
  6. The Network State, gratuitamente accessibile onlinethenetworkstate.com
  7. Il numero di tesorerie Bitcoin attive quotate in borsa Γ¨ aumentato del 50% a 116bitcointreasuries.net
  8. Nella notte dell'elezione di Trump nel 2024, Bitcoin Γ¨ passato da 69.000 a 75.000 dollari in poche orecnbc.com
  9. El Salvador ha accumulato 600 milioni di dollari in riserva strategicareuters.com
  10. The Bitcoin Standard β€” Saifedean Ammousamzn.to
  11. Negli USA il 21% degli adulti possiede asset digitalishare.google
  12. la Cina ha lanciato lo yuan digitale (e-CNY), testato da 260 milioni di utenti; l'Europa prepara l'euro digitale...atlanticcouncil.org
  13. 180 mila droni all'anno entro il 2028wired.com
  14. Chip Waramzn.to
  15. Microsoft sta pensando a reattori nucleari per alimentare i data centerdatacenterdynamics.com
  16. Garante della Privacygaranteprivacy.it
  17. "barbell strategy"wealest.com
  18. Le non cose, come abbiamo smesso di vivere il reale — Byung-Chul Hanamazon.it ↩
  19. Etimologia di “materia” — legame con “madre”etimo.it ↩
  20. Materia — Umberto Boccioni (Wikipedia)it.wikipedia.org ↩